Via Roma già  via Toledo

Grande Napoli

Roma, mattina del 20 settembre 1870: un nutrito cannoneggiamento apre una breccia nelle mura aureliane. Bersaglieri e fanti dell’esercito di Vittorio Emanuele II entrano da quel varco e, conquistando la città , pongono fine al potere temporale del papa. Roma è finalmente riunita all’Italia ed il plebiscito del 2 ottobre ne sancisce l’annessione.

Anche a Napoli si esultò ed il Consiglio comunale, unendosi al tripudio di quanti videro nella riunificazione il compimento del Risorgimento nazionale, il 10 ottobre diede il via alla discussione sulla proposta del sindaco Paolo Emilio Imbriani di cambiare nome all’antica via Toledo: si sarebbe chiamata via Roma.

L’idea divise subito l’assemblea in favorevoli e contrari. Del resto via Toledo conservava questo nome da ben 334 anni; era, infatti, il 1536 quando il vicerè don Pedro Alvarez de Toledo, marchese di Villafranca, la inaugurò forse non immaginando di dare vita a quella che sarebbe diventata la strada principale e più caratteristica della città .

Il dibattito nell’aula consiliare fu aspro. A quanti volevano conservare lo storico nome si opponevano quelli che nell’antico toponimo vedevano il riferimento ad un periodo di dominio straniero sulla città ; il sindaco, intanto, non poteva fare a meno di riconoscere i meriti del vicerè spagnolo seppure la sua proposta ne consegnava il nome all’oblio toponomastico.
Per risolvere la questione si decise che la strada si sarebbe chiamata “via Roma già  via Toledo”. Ma se l’accomodante soluzione fu sufficiente ad acquietare le polemiche in Consiglio comunale non bastò, invece, a convincere una parte della cittadinanza decisa a ottenere il ripristino della vecchia intitolazione.

Si formò un comitato pro “via Toledo”, la stampa seguì – e in qualche caso attizzò – l’acceso contraddittorio e nella lizza scesero anche personaggi del calibro dell’insigne storico Bartolommeo Capasso, schieratosi decisamente contro l’innovazione.

Tutto fu inutile, la decisione era presa. Si dispose anche la sostituzione delle vecchie targhe stradali con quelle aggiornate ma, considerato il clima di accesa protesta, per un po’ si rese necessario farle piantonare durante la notte da guardie municipali. Dalla fazione tradizionalista” non furono risparmiate bordate di satira contro il sindaco e in città  cominciò anche a rimbalzare di bocca in bocca una strofetta che diceva:

“Un detto antico, e proverbio si noma,
dice: tutte le vie menano a Roma;
Imbriani, la tua molto diversa,
non mena a Roma ma mena ad Aversa “

Paolo Emilio Imbriani fu sindaco per pochi mesi ancora ma quella iniziativa lasciò il segno, tanto che alla sua morte, avvenuta nel 1877, chi ebbe l’incarico di pronunciare l’orazione funebre non mancò di provare a difendere quel patriottico quanto impulsivo cambiamento toponomastico.

Testo tratto dal sito del Comune di Napoli



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