Venerdì 13: tra tradizioni e superstizioni napoletane

Carmen Notaro

 

Soffrite anche voi di “parascevedecatriofobia”? È questo il termine con cui viene indicata l’immotivata e superstiziosa paura del venerdì 13.

 

Il numero 13 deve la sua sventurata fama al numero di commensali presenti all’Ultima Cena. Allo stesso modo ne consegue che il venerdì sia considerato un giorno infausto, poiché vi ricorre la crocifissione di Gesù. La superstizione legata al venerdì 13 è di matrice principalmente anglosassone. Il numero 13 era, infatti, associato al cattivissimo dio Loki, fratellastro di Thor. In Italia è il 17 generalmente riconosciuto come numero sfortunato, ma come diceva il grande Eduardo De Filippo « Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male. »

 

Di riti scaramantici per scacciare la jella, la sfortuna secondo i napoletani, sono intrise la cultura e la tradizione partenopea. Secondo la tradizione popolare, le origini della jettatura affondano le proprie radici alla fine del ‘700, quando alla corte di re Ferdinando IV arriva l’archeologo Andrea De Jorio. La fama di jettatore lo precedeva e il giorno dopo l’incontro, il re morì. Da allora i napoletani sono diventati un popolo folkloristicamente scaramantico.

 

Molti a Napoli hanno la fortuna di avere come vicina di casa una fattucchiera. Questa vecchina della porta accanto ha il potere di liberarvi dal malocchio, bisbigliando formule magiche e preghiere di fronte ad un piatto fondo ricolmo d’acqua in cui si addensano alcune goccioline di olio. Più le gocce sono numerose e dense, più il malocchio è grande.

 

Se nessuna vecchietta vive nel vicinato, allora basterà munirsi di un amuleto porta fortuna, il cosiddetto cornicello, un piccolo corno, compagno inseparabile insieme al mandolino di un altro elemento simbolo della cultura napoletana: Pulcinella. Per scacciare la sfortuna non basta, però, possederne uno. Il potere di questo amuleto, infatti, si manifesta solo ed esclusivamente se tre fattori vengono soddisfatti. Il corno deve essere necessariamente rosso, fatto a mano, regalato e non acquistato.

 

Se nessuno vi regala un cornicello,  viene ancora una volta in vostro soccorso il grande Eduardo De Filippo. Nei panni di Pappagone pronuncia la seguente filastrocca magica:

 

« Aglio, fravaglio, fattura ca’ nun quaglio. Corna, bicorna, cape e’ alici e capa r’aglio.

Sciò sciò ciucciuvè, uocchio, maluocchio, funecelle all’uocchio.

Aglio, fravaglio, fattura ca nun quaglia, corne e bicorne, cape’e alice e cape d’aglio.

Diavulillo diavulillo, jesce a dint’o pertusillo. Sciò sciò ciucciuvè, jatevenne, sciò sciò. »

 

Accompagnata dallo scongiuro per eccellenza, ovvero le corna, insieme rispediranno immediatamente il malaugurio al mittente. Venerdì 13 sarà così esorcizzato.



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