Vampirismo napoletano: il legame tra Napoli e il mondo arcano
Il lato più cupo di Napoli: vampiri e altre figure fantastiche.
Per secoli, la cultura di Napoli e della Campania è stata segnata da personaggi come demoni, vampiri, folletti e maghi: figure oscure che il popolo e gli intellettuali hanno temuto ed evocato, oscillando tra la fede nel magico e il rigore della ragione.
Streghe, fantasmi e vampiri
Costantino Grimaldi, avvocato e studioso dei fenomeni del mistero, ha reso questa tradizione culturale parte integrante della sua attività. Un esempio, è la sua “Dissertazione sopra le tre magie (1751)“. Si tratta dell’insieme di tutta la letteratura del Mistero che narra di streghe, jettatori, apparizioni, resurrezioni e vampirismo. Secondo Grimaldi, i vampiri sono uomini morti che appaiono ai loro congiunti: discutono con loro di questioni quotidiane e, a volte, ne succhiano il sangue.
Napoli e il “vampiro”
Un legame tra Napoli e il mito del vampiro si trova in un vero classico: “Varney il Vampiro”. Pubblicato anonimamente a puntate a partire dal 1847 e attribuito a Thomas Preskett Prest, il romanzo racconta le vicende di un nobile inglese trasformato in creatura della notte. Dopo aver diffuso un’epidemia di vampirismo a Napoli, Varney sceglie la città partenopea come meta finale del suo viaggio, considerando il Vesuvio il luogo ideale per morire: attratto dal fascino magico del vulcano, decide di porre fine ai suoi giorni lanciandosi direttamente nel cratere.
Un altro misterioso legame con i vampiri si trova nel racconto “Il Dottor Nero” (1907) di Daniele Oberto Marrana, uno scrittore napoletano esperto di storie fantastiche. Il racconto narra il matrimonio tra un nobile irlandese e una ragazza italiana, tra i quali si insinua un vampiro che aveva già posseduto la giovane in passato e che ora torna per reclamarla. È una storia carica di sensualità e fascino, sospesa tra le atmosfere luminose di Capri e quelle nebbiose dei castelli in Irlanda.
Fonte della notizia: comune.napoli.it

