Urban gossip sul 178

Grande Napoli
Urban gossip sul 178
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Quando non si ha nulla da fare l’attenzione si dilata alla realtà  circostante, l’orecchio si fa curioso e il gossip nasce da sè. Basta ascoltare. Basta attendere” l’autobus!

AL MUSEO – Il piazzale del Museo è certamente più sgombro da quando hanno cambiato i sensi di marcia. Aspettare il pullman alla fermata adiacente alle scale diventa così un occasione per soffermarsi sul panorama urbano e per fare una riflessione sul tempo. Più precisamente su come il tempo possa trascorrere a seconda dei tuoi impegni, o di quelli degli altri. Eh si, perchè pensare allo scorrere assoluto del tempo non porta granchè lontano, al massimo ti piomba nell’immaginazione una clessidra gigante in un deserto sabbioso. Il surrealismo non soddisfa se sei in ritardo al lavoro. Dunque concentrarsi sulle attese individuali che si registrano sotto alla fermata diventa un gioco spassoso e curioso, senza dubbio più appagante delle clessidre solitarie.

TRADIMENTI – Fra uno sguardo alle svariate linee sul tabellone giallo e la loro completa assenza sul manto stradale, nascono i primi malcontenti, figli dell’attesa tradita che si fa beffa dei poveri attendenti. “E’ passato un R1, poi un altro e ancora non arriva il 2M” – è la lamentela della signora che deve andare verso Capodichino. Così, fra le chiacchiere che si susseguono sempre più polemiche contro il Comune e contro i tempi moderni (“Una volta c’era il tram che ti portava subito subito”) l’aspettativa viene ripagata dall’arrivo del 178 che, circondato da un’aurea gloriosa, sale dalla zona di via Foria e riga dritto per via Miano e la periferia nord. Si sale.

FAIRY PEOPLE – A bordo una turista chiede indicazioni per il museo di Capodimonte. La folla che non ha ancora smaltito il bruciore dell’attesa, trova il modo per continuare a sfogare la rabbia repressa al museo archeologico. “Signò, ma Porta Piccola o Porta Grande?” – nemmeno il tempo di rispondere che le voci si moltiplicano e si sovrappongono le une alle altre: “Allò, sentite a me, questa è la 178 che fa via Miano e vi lascia all’entrata di Capodimonte; la C67 non è buona, quella si prende da un’altra parte!” – la turista è in mani esperte e la sua giornata può procedere senza affanni e difficoltà .

RIVELAZIONI – La dissertazione sulle tratte di ogni singola linea della zona viene impugnata da un passeggero colto: “Una volta c’erano i tram e su questa strada c’erano delle belle file di Platani che correvano lungo tutto il ponte fino a dopo il tondo”, fulmina con tono sacerdotale l’attempato passeggero. Che vistosi ormai unico vincitore tra le voci caotiche, intraprende con rinnovato vigore la lezione urbanistica: “Poi la Fiat doveva guadagnarci e hanno fatto una bella colata di asfalto per far circolare le 600 e le 500 e noi oggi siamo inguaiati di traffico e smog”.  L’occhialuto signore, esperto di viabilità  urbana, non risparmia preziosi  dettagli che il giovanotto al suo fianco, non può non ascoltare: “Se vedi, dopo la chiesa di Capodimonte, trovi una serie di sbarre verticali di ferro al lato della strada: servivano a impedire il completo deragliamento del tram!”. La lezione, avvalorata dall’effettivo riscontro delle sbarre, attira nuovi adepti, ognuno portatore della propria esperienza: “Io mi ricordo quando ci stava il tram e tutti gli scugnizzi in bicicletta che si attaccavano dietro!”“E’ per questo che oggi si dice appenditi al tram, hai capito un po’?” precisa il nuovo interlocutore, ringalluzzito per aver conquistato un posto nella fine conversazione. Ma il “Magister” originario, minacciato dalla emergente voce della massa, ripiega su altri versanti del dibattito e con tono retorico domanda: “Ma tu lo sai qual è il tondo? Molti pensano che sia all’altezza dell’incrocio coi Ponti Rossi, ma non sanno che quello è il Regresso! ““ “Regresso ? – gli risponde il giovane. “Si, proprio così: il Tondo di Capodimonte è quello in basso, coi giardini e le rampe, alla fine del ponte della Sanità . Quell’incrocio di sopra è il Regresso: un tempo le carrozze con i nobili borbonici che andavano alla Reggia arrivavano fin là  per poi cambiare cavalli, perchè quelli impiegati fino a quel momento erano stanchi e, una volta liberati dall’impegno, si voltavano per scendere (e fare un regresso della propria tratta) nuovamente a valle.”

Il, anzi, la 178 fa il suo corso, e gli intellettuali poco a poco abbandonano l’autobus. Il ritardo non è così grave. Il viaggio invece tutto un piacere. Grande Napoli!

Gianluca Guarino



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