Uomo ritrova la vista con la terapia genica scoperta a Napoli: è il primo al mondo
Una nuova speranza per i malati di Retinite di Usher grazie alla rivoluzionaria terapia genica sviluppata dal Tigem e dall'Università Vanvitelli
Un innovativo trattamento genico sviluppato grazie alla collaborazione tra il Tigem (Istituto Telethon di Genetica e Medicina) di Pozzuoli e l’Università Vanvitelli di Caserta ha restituito la vista a un paziente affetto da Retinite di Usher di tipo 1B, una rara malattia genetica che porta progressivamente a sordità e cecità. Antonio, un 38enne italiano, è il primo al mondo a beneficiare di questa cura rivoluzionaria, che gli ha restituito la visione dopo anni di progressiva perdita della vista. A distanza di un anno dal trattamento, il paziente può ora vedere meglio, un risultato straordinario che offre nuove speranze per il trattamento di malattie rare.
Il caso di Antonio
Antonio, prima della terapia, viveva in una condizione di quasi completa cecità. La sua vista era inferiore a un decimo e la sua vita quotidiana era segnata dalle difficoltà di orientamento e interazione con l’ambiente. Tuttavia, dopo essere stato trattato con la nuova terapia genica sviluppata al Tigem, il 38enne ha recuperato capacità visive significative. Ha raccontato: «Ora riesco a uscire la sera da solo, leggo i sottotitoli in TV e riconosco i colleghi. Non è solo vedere meglio, è iniziare a vivere». Il trattamento è stato effettuato presso la Clinica Oculistica dell’Università Vanvitelli, dove un team di esperti ha lavorato per applicare la terapia a un paziente che rappresentava un caso unico nel mondo medico.
La strategia innovativa del Tigem
La terapia genica sviluppata da Alberto Auricchio, direttore scientifico del Tigem, ha superato uno dei limiti principali delle terapie geniche precedenti: la difficoltà di trasferire geni di grandi dimensioni attraverso un vettore virale. Per affrontare questo problema, il team ha diviso il gene sano in due parti, affidandole a due vettori virali distinti, i quali si sono riuniti all’interno delle cellule del paziente, completando la sequenza del gene e permettendo il suo corretto funzionamento. Questo approccio innovativo ha già dato risultati positivi in altri sette pazienti, con ulteriori casi in programma. La sicurezza e la tollerabilità della terapia sono confermate dai dati preliminari.
Il successo di questa terapia rappresenta una speranza concreta per tutti coloro che vivono con malattie rare e degenerative. La collaborazione tra l’Università Vanvitelli, il Tigem e le istituzioni locali ha aperto nuove prospettive per il trattamento delle malattie genetiche e ha messo l’Italia al centro delle innovazioni in campo medico. Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha sottolineato l’importanza di investire nella ricerca e nelle terapie per le malattie rare, mentre le istituzioni regionali e nazionali si impegnano a sostenere finanziamenti e progetti per un futuro più inclusivo e accessibile alla cura.

