“Una carezza e uno schiaffo”, Alberto Angela ha mostrato Pompei come non l’abbiamo mai vista

Per la puntata speciale delle “Meraviglie” di Alberto Angela, il Parco Archeologico di Pompei si lascia scoprire in una maniera unica. Attraverso un viaggio ripreso in presa diretta, seguiamo il conduttore per i nuovi cantieri ed esploriamo da dentro, proprio come un pompeiano, la città romana che fu sommersa di lapilli.

Arte e Cultura
Articolo di , 28 Mag 2024
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È appena andata in onda la puntata speciale delle “Meraviglie” di Alberto Angela, una puntata realizzata attraverso un’unica sequenza, un’unica inquadratura che ha seguito il conduttore televisivo in un percorso di circa tre chilometri e di circa due ore per un sito unico al mondo. Scelta che si è rivelata assolutamente azzeccata visto il record di spettatori: ben 4.630.000,  per il 23,37% di share.

La scelta di utilizzare questo linguaggio fluido e continuo, il cosiddetto piano sequenza, è stata sperimentale per un’impresa di questo tipo ma, grazie ad essa, lo spettatore è riuscito a esplorare i nuovi cantieri non ancora aperti al pubblico e a vivere il parco archeologico immergendosi non solo tra affreschi e ritrovamenti inediti, ma proprio nella vita, negli attimi di vita di chi, in quel 24 ottobre del 79 d.C., fu sorpreso da un’eruzione che fermò per sempre il tempo a Pompei.

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La tecnica della presa diretta per gli spazi di un sito unico al mondo: attraverso l’arte, attraverso la vita

Senza nemmeno un’interruzione, attraverso un unico piano sequenza lungo oltre due ore, l’intera puntata speciale delle “Meraviglie” è stata realizzata tramite una ripresa singola e in tempo reale, che ha attraversato i tre chilometri del Parco Archeologico di Pompei.

Come se stesse calpestando proprio quegli spazi antichi, lo spettatore non perde mai quell’unico punto di vista ripreso, unico ma completo e coinvolgente grazie anche alla telecamera con sistemi di stabilizzazione, alla guida della quale si sono alternati tre operatori di ripresa. Per ampliare poi questo punto di vista (a cui, come abbiamo detto, lo spettatore fa riferimento per tutto il percorso), la telecamera è passata per tre volte su una gru dotata di piastre elettromagnetiche.

Proprio a fine puntata, Alberto Angela racconta e mostra il dietro le quinte della tecnica di ripresa utilizzata, ma mostra anche – come ha fatto durante il percorso vero e proprio – l’entusiasmo e l’emozione degli addetti ai lavori, tutti coloro che hanno circondato il conduttore e hanno messo la propria esperienza a completa disposizione di una divulgazione speciale.

I responsabili del Parco Archeologico di Pompei e l’intero personale del sito, custodi, restauratori (ecc.), hanno infatti collaborato senza riserve insieme agli operatori, tecnici, fonici, regista, aiuti regia e a tutto lo staff della produzione, per far sì che lo spettatore avesse la sensazione di essere parte di questa storia.

L’intento di questa puntata speciale è stato – perciò – quello di portarci tutti in quei cantieri non ancora accessibili, di stare lì insieme fisicamente, e guardare le nuove scoperte ognuno con un proprio punto di vista ben definito (che è poi quello di tutti). L’intento è stato quello di permettere a noi spettatori di scorgere e comprendere l’arte di Pompei, e quindi la vita di Pompei, come se fossimo dei pompeiani.

Un’eruzione che fermò per sempre il tempo a Pompei e le continue scoperte

La puntata speciale delle “Meraviglie” di Alberto Angela incomincia dal teatro piccolo di Pompei (l’Odeion) e già da qui immaginiamo di entrare nelle abitudini dei pompeiani che, dopo aver visto lo spettacolo a teatro, si riversano nelle strade, sempre trafficate e piene di vita, per commentarlo con amici e per frequentare i locali, le botteghe, le lavanderie e tutte le realtà commerciali della città.

Inaugurando nuove Insule (come l’Insula dei Casti Amanti), presso le quali sono appena emersi i nuovi resti di un passato che qui si scava ininterrottamente, con pazienza e con perizia, il viaggio di “Pompei, le nuove scoperte” passa attraverso scene di vita quotidiana cristallizzate nel tempo a causa dell’eruzione. Da oggi è anche possibile entrare in una struttura soppalcata che dà sul cantiere e ammirare dall’alto delle passerelle l’affascinante lavoro dei restauratori all’opera.

Insieme ad Alberto Angela oltrepassiamo così magnifiche abitazioni private con affreschi e mosaici appena riaffiorati, ma anche le case delle famiglie più povere e i luoghi pubblici e di socialità, come lo erano al tempo le terme; per poi passare al corso, il viale principale della città di Pompei, vissuta con fervore da una società multietnica.

Durante il nostro viaggio incontriamo la vita di quella società incisa sulle pareti attraverso i disegni, incontriamo anfore messe a testa in giù ad asciugare, ossa riemerse dalla cenere, brocche in bronzo dal colore azzurro (per un’alterazione del metallo) e tutti gli oggetti di vita quotidiana che i pompeiani hanno lasciato lì dov’erano al momento dell’eruzione, per fuggire via o per ripararsi da qualche parte dall’incessante pioggia di lapilli e dalla letale valanga di gas.

A partire dai cumuli di questi lapilli e dalla cenere vulcanica, si continua – in definitiva –  a ricostruire una Pompei che, come avverte Alberto Angela, ha una doppia faccia, un doppio sapore, che è “una carezza e uno schiaffo”: mentre c’è la vita ricostruita attraverso un disegno (quello del suo gladiatore preferito) fatto da un bambino sul muro di un’abitazione, o ancora ricostruita attraverso l’arte decorativa e architettonica che permea gli elegantissimi saloni o cortili delle ville più ricche, c’è infatti la fine improvvisa, violenta. Una fine che, ogni volta che viene a galla, emoziona e sconcerta.

Pompei è “una carezza e uno schiaffo”: 1/3 ancora da scoprire, ma lentamente

Pompei è “una carezza e uno schiaffo” per Alberto Angela e per tutti noi che abbiamo seguito la sua puntata speciale, un percorso di ricostruzione inedito tra ambienti esclusivi del Parco Archeologico di Pompei.

Ancora 1/3 del sito è da scoprire ma, come sostiene il direttore del parco – incontrato più volte durante il viaggio delle “Meraviglie” – Zuchtriegel (insieme ai restauratori e ai responsabili intervenuti nel racconto), non c’è assolutamente l’intenzione di portare tutto alla luce, e di farlo subito. C’è piuttosto una costante esigenza di tutela ma anche la voglia di permettere agli archeologi del futuro di vivere questa magia.

È la magia di rimuovere con cautela strati di cenere e di trovarci, sempre, improvvisamente, un tesoro; un tesoro – infine – che Alberto Angela considera “di famiglia”, come scrive nella sua conclusiva e appassionata dedica a Pompei:

“Pompei è come uno scrigno di famiglia lasciatoci in eredità: ogni volta che lo apri scopri un gioiello più bello di quello precedente, con la sua storia che, in fondo, è quella della nostra famiglia”.

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