Un viaggio nella storia di Napoli alla Certosa di San Martino

Carla Glorioso
Un viaggio nella storia di Napoli alla Certosa di San Martino
Vota questo articolo

La certosa di San Martino edificata nel 1324 venne adattata a museo nel 1866 divenendo monumento nazionale e museo storico della città di Napoli. Infatti al suo interno raccoglie collezioni che rimandano alle vicissitudini storiche della città, alle tradizioni e alla bellezza ineguagliabile di Napoli ammirabile dal “belvedere” di San Martino.

 

C’è un museo a Napoli che molti amano perché incarna alla perfezione la bellezza intrinseca di Napoli e racconta meglio di qualunque altro la storia napoletana. Si trova sul punto più alto della città e dal suo belvedere si scorge tutta Napoli. Stiamo parlando della Certosa di San Martino che nel corso dei secoli si è arricchita con un patrimonio artistico, storico e architettonico di assoluto pregio.

 

Nel 1799 la repubblica napoletana cambiò il suo destino: i frati accusati di simpatie repubblicane furono allontanati dal monastero che dopo “alterne vicende” all’indomani dell’unità d’Italia, fu definitivamente soppresso. Nel 1866 divenne monumento nazionale e museo storico della città del Regno di Napoli. La ricchezza dei tesori d’arte unita all’incantevole posizione hanno fatto del complesso monastico meta prediletta, fino al ‘500, di letterati, eruditi e viaggiatori. A testimonianza del pregio si ricorda la descrizione che il canonico Carlo Celano dedicò alla certosa: “monastero che più grande, più nobile, più delizioso, più ricco si stia che trovar non se ne possa in Italia…ogni cosa che in questa chiesa e monastero si vede portarselo una meraviglia…hanno una famosa loggia detta “il belvedere”, dalla quale si scorge tutta la nostra città”.

 

Quando nel 1866 la certosa di trasformò in museo grazie al suo primo Direttore archeologo Giuseppe Fiorelli, giunse dal territorio tutto quanto poteva costituire testimonianza della storia di Napoli e dei Regni meridionali (Regno di Napoli e Regno di Sicilia prima e del Regno delle due Sicilie dopo). Tale patrimonio venne incrementato in seguito a donazioni enti e privati.

 

Per quanto concerne la “sezione navale”, le navi che la costituiscono derivano dalla cessione da parte del patrimonio della Real Marina al Ministero per la Pubblica Istruzione; la “collezione Alisio” fu iniziata da Maurizio Alisio e sua moglie Isabella, fu continuata dai figli e nel 2001 donata allo stato e dopo tre anni approda a San Martino. In riguardo alle “Arti decorative” la maggior parte delle porcellane sono di provenienza francese decorate poi a Napoli, con vedute della città. La collezione comprende inoltre le donazioni Borghi, Savarese, Ricciardi  e Ruffo di Bagnare. La sezione “Orilia” infine, comprende oggetti donati da Maria Teresa Orilia nel 1953, in ricordo del marito Marcello.

 

La sezione “Ottocento napoletano” invece si è incrementato grazie alle acquisizioni per il Real Museo Borbonico poi trasferite in certosa dal 1866, anno della fondazione del museo.  A questa si aggiunsero numerosi acquisti tra cui l’intera collezione Vonwiller con dipinti di Netti, Cammanaro e Gigante, ma anche la serie dei dipinti commissionati a Vincenzo Migliaro per documentare i luoghi trasformati dal Risanamento.

 

Si tratta di un percorso museale che alterna testimonianze della storia di Napoli e della Certosa in osmosi con l’incantevole panorama urbano visibile da loggiati, belvederi e giardini.  Per concludere il percorso si passa a visionare la “sezione presepiale”, anche questa è diretta testimonianza delle tradizione napoletana legata all’arte presepiale con particolare riferimento alla famosa collezione Cuciniello. Il collezionista donò allo Stato la sua raccolta di circa ottocento tra pastori, animali e accessori che volle personalmente seguire nella messa in scena ed il montaggio dell’intero presepe, giunto nel 1879 come dono alla certosa. Eccezionale è poi il lascito dell’avvocato Pasquale Perrone che nel 1971 affidò al Museo di San Martino la sua raccolta di ben 956 oggetti di grandissima qualità, racchiusi nelle caratteristiche vetrine dette “scarabattoli”.

 

Per quanto riguarda l’aspetto architettonico del complesso venne realizzato da Tino di Camaino e Attanasio Primario. Della loro opera restano i grandiosi sotterranei gotici in quanto la certosa tra la fine del 500’ e gli inizi del 700 venne sottoposta a un radicale miglioramento. Furono tre gli architetti che con il loro intervento conferirono alla certosa la veste attuale:

 

Giovanni Antonio Dosio, destinato a trasformare l’aspetto gotico in uno stile rinascimentale;

Cosimo Fonzago, autore della veste barocca;

Nicola Tagliacozzi Canale che operò una perfetta sintesi tra architettura, pittura, scultura tipica del gusto Rococò.

 

L’attuale ordinamento restituisce la corretta percezione del luogo religioso e la misura dello spazio antico. Infatti la certosa del 1324 pur essendo stata riadattata a museo, presenta un rapporto pertinente tra contenuto e contenitore per tipologia e periodo storico; le collezioni inoltre sono in sintonia con la città di Napoli e le sue tradizioni.

 



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Caricando...
Menu