Un progetto avvenirista: Tecnologia acquaponica per dare nuova vita al Real Albergo dei Poveri

Valentina Cosentino

Tecnologia acquaponica per dare nuova vita al Real Albergo dei Poveri: il progetto avveniristico degli architetti Esposito, Castaldo e Prezioso per AOH 2020

 

Al focus sull’architettura Arkeda Open House, il cui consueto tour in case, studi e cantieri di architetti napoletani è rimandando al prossimo anno, partecipano in modo virtuale 7 studi e altrettanti progetti, visibili su arkedaopenhouse.it, la pagina facebook ed instagram, il più giovane tra questi, ha presentato un progetto provocatorio di grande bellezza, attuabilità e modernità.

 

E’ il gruppo di architetti Fabrizio Esposito, Vincenzo Castaldo e Noemi Prezioso, con “Fuga dalla città – Un’industria verde per Napoli”, riconversione di Palazzo Fuga conosciuto dai più come Real Albergo dei Poveri, e bloccato nella sua inutilità da anni, pur essendo una struttura magnifica e con grandi potenzialità.

 

 

Fu costruito alle pendici della collina di Capodimonte, in un’area che, al momento della sua prima edificazione, costituiva un limite tra la città e la campagna. L’edificio era a margine di un denso sistema di campi coltivati e prevedeva, la presenza di orti a servizio della struttura. Col passare dei secoli e l’avanzamento del tessuto edilizio, questo rapporto con il sistema rurale si è perso completamente, lasciando, come unica traccia, la presenza dell’orto botanico di fianco all’edificio.

 

Il progetto è avveniristico anche se vuole reinterpretare il rapporto storico di Palazzo Fuga, con il sistema rurale, considerando anche la grande disponibilità di ambienti e spazio una caratteristica importante che ben si sposa con una vocazione produttiva. Con la consapevolezza di voler rispettare l’impianto voluto da Fuga, intaccando il meno possibile la struttura originaria, e intervenendo con delle operazioni di innesto architettonico solo nei punti dell’edificio interessati da crolli.

 

Palazzo Fuga diventa, dunque, un’industria agricola per Napoli, un edificio inteso come una grande macchina che sfrutta tutta la sua enorme superficie, coperta e scoperta, per attività di produzione, trasporto, stoccaggio e smistamento del prodotto agricolo. A questo fine viene proposta la costruzione di due grandi serre, una a completamento di un’ala distrutta e l’altra che va ad occupare una delle due grandi corti laterali, e l’installazione di strutture meccaniche per facilitare le attività di trasporto e smistamento dei prodotti agricoli.

 

A permettere la coltivazione indoor e outdoor nei suoi spazi è un sistema produttivo di tipo acquaponico. Questo metodo, noto per la sua sostenibilità economica e ambientale, si avvale della combinazione di acquacultura e coltivazione idroponica, al fine di ottenere un sistema simbiotico tra piante e pesci, simile a quelli presenti in natura, ed è particolarmente indicato per i luoghi in cui la coltivazione in pieno suolo è difficoltosa.

 

 



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