Un antico monastero rivive nell’Hotel San Francesco al Monte

Serena Vagnoni
Un antico monastero rivive nell’Hotel San Francesco al Monte
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In una delle strade più panoramiche di Napoli rivive un antico monastero, incastonato nella roccia. Oggi è un magnifico hotel che recupera sapientemente la struttura originaria.

Napoliè una città piena di sorprese ma non sempre le mostra a chi non sa guardarle, perché preferisce conservarle per chi ha l’ardore e la voglia di scoprirle. Un gioiello nascosto di enorme valore storico e religioso è incastonato nella collina di San Martino e corrisponde ad un Convento francescano cinquecentesco,che ancora oggi conserva l’antico splendore di un tempo.

Questo Monastero,sorto da una piccola cella scavata ad opera di un frate francescano, è stato trasformato prima in una chiesa, la vecchia Santa Lucia Vergine e Martire e poi in un Convento, divenendo protagonista di importanti eventi storici e religiosi della città.

La data della sua fondazione risale al XVIsecolo e sin da allora le sue stanze sono state attraversate da personaggi di grande spessore religioso, dediti alla contemplazione, alla meditazione e alla preghiera, che hanno dato lustro e valore spirituale al luogo. Alcuni di essi sono stati addirittura collocati tra i santi e i beati e questo ha fatto sì che l’intero Convento acquisisse l’appellativo di “fucina di santi.

Tra le figure più celebri del Monastero sono da annoverare San Giovanni Giuseppe della Croce, santo patrono di Ischia, che operò con grande spirito di carità e fu soprannominato l’oracolo di Napoli(si racconta che i fedeli strappassero i lembi del suo abito per conservarli come reliquie), e il frate Francesco di Sant’Antonio, che ebbe fama di grande religioso e si dice, addirittura, avesse parlato con la Madonna del Conforto e compiuto miracoli, tra cui la resurrezione.

Oggi questoluogo misticoe affascinante è stato trasformato in uno splendido hotel panoramico, con il nome di San Francesco al Monte, ma nonostante l’avvento della modernità, l’eco del passato non ha mai perso la sua vitalità, al punto che alcune cose sono rimaste immutate e raccontano ancora la storia delle sue antiche glorie. Le spoglie dei santi, ad esempio, sono conservate tuttora nella cripta e in alcuni angoli della struttura si incontrano oggetti del passato che riportano alla mente particolari momenti della storia, come il pozzo, che ricorda lo sfortunato periodo in cui il Convento patì la sete, e il forno, che si collega alle lunghe notti trascorse a fare il pane per dar da mangiare agli affamati che qui cercavano rifugio.

In altre parole l’atmosfera del Convento francescano si respira ancora e fortunatamente i lavori di ristrutturazione necessari per la costruzione dell’hotel sono stati fatti nel pieno rispetto del valore storico-artistico del luogo. Anche la sala degli Alcantarini è rimasta in piedi e in tutta la struttura è ancora possibile ammirare antiche decorazioni, maioliche e affreschi che un tempo furono artefici del suo splendore senza tempo.

Una storia ricca di fascino e suggestione

Quando frate Agostino da Miglionico, in cerca di un luogo raccolto e solitario, si costruì la sua piccola cella nella montagna, non sapeva ancora che di lì a poco avrebbe scritto la storia dando vita ad un Convento di grande valore religioso. Eppure è a lui che va il primo pensiero quando si ricercano la origini di questo luogo mistico e suggestivo.

La fondazione del Monastero risale alla fine del XVI secolo e da questo momento in poi il luogo è stato protagonista di alcune importanti vicende napoletane che hanno contribuito ad accrescerne il valore storico.

Un periodo particolarmente turbolento fu il 1647, anno della rivoluzione di Masaniello, durante il quale il movimento riformatore regalò alla città di Napoli un governo guidato dalla plebe, retto per un paio di mesi dal comando di Giulio Genoino. I successivi episodi di guerriglia, invece, riguardarono i duri scontri tra i fedeli al re di Spagna e i contingenti popolari, che si conclusero con l’insediamento degli spagnoli e l’utilizzo del Monastero come base di attacco per colpire i punti sensibili della città in cui si erano nascosti i reali. Un altro periodo particolarmente cupo fu quello della peste napoletana, risalente ad una decina di anni dopo la rivoluzione, che scatenò un’ecatombe di napoletani e provocò centinai di migliaia di morti.

La fine dell’egemonia spagnola e il ritorno degli italiani, invece, segnarono una tappa positiva per il Convento che riacquistò la sua centralità a Napoli e si avviò a raggiungere il culmine del suo splendore con i Borbone. Difatti, quando Ferdinando II di Borbonevisitò la piccola chiesa annessa al convento per ricevere la benedizione eucaristica, il sovrano decise di tutelare l’area con un editto che vietava ogni costruzione verso il mare e diede così il giusto riconoscimento alla zona.

Tuttavia, poiché la storia ci insegna che ad anni di splendore seguono spesso periodi bui e turbolenti, le avversità che colpirono il Convento non finirono qui e l’intera struttura rischiò di essere annessa allo Stato con la conseguente cacciata dei religiosi e la confisca dei beni. Fortunatamente si riuscì ad evitare che questa infausta eventualità divenisse una realtà di fatto, ma il Convento negli anni successivi non riuscì a contrastare il processo di declassazione che ne stava diminuendo poco alla volta la centralità, e alla fine nel 1969 fu sgomberato e utilizzato dalle scuole.

Oggi, come si è detto, la struttura ospita un moderno hotel ma la sacralità storica e religiosa di questo luogo continua ad affascinare chiunque abbia la curiosità di conoscerlo, e probabilmente continuerà a farlo per sempre.



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