Tumore alla tiroide: importante scoperta alla Federico II

Paola Palmieri
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Una rivoluzionaria scoperta effettuata alla Federico II

 

Grazie ad un’importante studio effettuato alla Federico II, da una ricercatrice del Centro Interdipartimentale CISI, è stato scoperto che i neutrofili possono essere utilizzati come biomarcatori nella diagnosi del tumore alla tiroide, che possono fornire informazioni aggiuntive nella caratterizzazione di un tumore asportato e possono rappresentare un importante target terapeutico nell’ambito delle terapie che agiscono sul sistema immunitario. Lo studio è stato effettuato da Maria Rosaria Galdiero, rientrata alla Federico II dopo un periodo di formazione in Italia e all’estero.

 

Gianni Marone docente emerito federiciano tra i fondatori CISI afferma:Il lavoro riguarda una problematica di ampia rilevanza clinica a livello nazionale internazionale, ovvero il tumore della tiroide, il più frequente tumore del sistema endocrino con un’incidenza in continuo aumento in ItaliaLa ricerca è stata condotta presso il centro interdipartimentale CISI dell’Università di Napoli Federico II che, inaugurato nel giugno 2017, è stato riconosciuto come centro di eccellenza in Italia, World Allergy Organization (WAO), l’organizzazione mondiale che raggruppa tutte le società di Immunologia clinica ed Allergologia nel mondo e accredita, sulla base di criteri clinici, didattici e di ricerca, dei Centri di Eccellenza”.

 

I risultati dello studio hanno dimostrato che le cellule tumorali producono dei fattori che richiamano i neutrofili nel tumore, li attivano, ne aumentano la sopravvivenza, ne modificano la morfologia e le proprietà cinetiche, inducono la produzione di radicali liberi dell’ossigeno ed altre sostanze che possono alimentare il tumore. Inoltre, la collaborazione con la sezione di Anatomia Patologica e Citopatologia dell’AOU Federico II su l’analisi di campioni di tumore della tiroide, ha rivelato una correlazione diretta tra la percentuale di neutrofili presenti nel tumore e le dimensioni del tumore.

 

La ricercatrice Galdiero spiega: “Negli ultimi 10-15 anni si è compreso che il ruolo del sistema immunitario nei tumori è più ampio di quanto si pensasse. Oggi si è capito che un tumore per nascere e crescere “non basta a sé stesso” ma deve anche eludere la sorveglianza del sistema immunitario, tuttavia, se la cellula tumorale riesce ad eludere i meccanismi di immunosorveglianza, può superare l’ultimo ostacolo e quindi diventare tumore. In molti casi le cellule tumorali possono “manipolare” le cellule del sistema immunitario a proprio vantaggio e renderle, per usare un’espressione cara al mio maestro professore Alberto Mantovani, dei “poliziotti corrotti”: cellule che normalmente dovrebbero difenderci dai tumori ne diventano così sostenitrici. Tra queste cellule troviamo i neutrofili. Questa popolazione di globuli bianchi, che in caso di infezione è la prima a “correre” nella parte del nostro corpo ammalata”.

 

I risultati della ricerca definiscono, per la prima volta, il ruolo di queste cellule in fase diagnostica come biomarcatori di malattia e la valutazione delle cellule nei tumori asportati chirurgicamente può fornire informazioni aggiuntive al patologo nella caratterizzazione del tumore.

 

La Galdiero conclude: “Dal punto di vista terapeutico, oltre alle terapie tradizionali (chirurgia, chemio e radioterapia) che hanno come obiettivo le cellule tumorali, terapie che agiscono sul sistema immunitario si stanno rivelando strategie più che promettenti e quindi anche i neutrofili in questo contesto possono rappresentare un importante target terapeutico, arricchendo ulteriormente il complesso approccio diagnostico-terapeutico al malato oncologico.”



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