La Traviata di Baricco arriva in uno stabilimento industriale: oltre 1.200 spettatori nei cortili della Kimbo a Melito
Sold out per “Una Traviata da cortile”, la rilettura dell’opera di Verdi firmata da Alessandro Baricco. Per due sere lo stabilimento Kimbo di Melito di Napoli si è trasformato in un insolito teatro tra musica, brindisi e festa popolare.
Uno stabilimento industriale trasformato in teatro, il pubblico mescolato agli artisti e La Traviata di Giuseppe Verdi riportata alla dimensione di una grande festa popolare. È quanto accaduto a Melito di Napoli, dove per due sere i cortili dello stabilimento industriale di Kimbo hanno ospitato “Una Traviata da cortile” di Alessandro Baricco. Lo spettacolo è andato in scena sabato 19 e domenica 20 settembre 2026, chiudendo il suo tour proprio nella sede della storica torrefazione napoletana. Le due serate hanno richiamato oltre 1.200 persone, con il sold out e una forte partecipazione del pubblico.
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Un esperimento particolare anche per il luogo scelto: l’opera non è stata rappresentata all’interno di un teatro o di uno spazio tradizionalmente destinato allo spettacolo, ma nel cuore di uno stabilimento produttivo.
La Traviata diventa una festa di paese
L’idea di Baricco parte da una domanda: cosa accadrebbe se La Traviata tornasse a essere un racconto popolare, vissuto non dalla distanza di una platea ma nel mezzo di una festa? «Proviamo a immaginare una Traviata popolare e festosa, una Traviata da fiera paesana. Non in un teatro ma in un cortile», è la visione dalla quale è nato il progetto. A Melito questa intuizione ha trovato uno scenario decisamente insolito. Nessuna vera separazione tra palco e platea: gli spettatori hanno potuto muoversi all’interno dell’azione, cantare e brindare insieme agli interpreti, seguendo da vicino la vicenda di Violetta. La messinscena ha così cercato di recuperare la radice popolare dell’opera di Verdi, costruendo una serata a metà strada tra rappresentazione lirica, concerto all’aperto e festa collettiva.
Baricco racconta Violetta in quattro momenti
La struttura dello spettacolo conserva i passaggi fondamentali della storia originale. Baricco accompagna il pubblico attraverso una narrazione articolata in quattro quadri: l’amore, il conflitto, l’umiliazione e la morte di Violetta. A interpretare la protagonista è stata il soprano Floriana Cicìo, affiancata dal tenore Andrea Tanzillo nel ruolo di Alfredo e dal baritono Franco Vassallo in quello di Germont.
La direzione musicale è stata affidata a Enrico Melozzi, mentre Gloria Campaner ha curato la direzione creativa e il casting.
Ad accompagnare le voci, la Duphol Big Band Orchestra and Chorus, formazione creata per il progetto e composta da giovani musicisti. Archi e fiati sono stati affiancati dalla fisarmonica di Mario Stefano Pietrodarchi, dal mandolino di Raffaele La Ragione, dal contrabbasso di Paolo Borsarelli e da un ampio coro cilentano.
Lo stabilimento Kimbo diventa un teatro
Uno degli aspetti più particolari delle due serate è stato proprio il rapporto tra lo spettacolo e gli spazi industriali. Musica, luci e interpreti si sono inseriti tra le strutture dello stabilimento Kimbo, creando un contrasto tra il linguaggio dell’opera lirica e un luogo quotidianamente dedicato alla produzione del caffè. L’arrivo della Traviata a Melito nasce da un confronto avvenuto circa un anno prima tra Baricco e Mario Rubino, presidente di Kimbo S.p.A.. Alla proposta dello scrittore di immaginare l’opera all’interno di un cortile, Rubino aveva risposto mettendo a disposizione proprio gli spazi dell’azienda.
Lo spettacolo, prodotto da Alessandro Baricco, Domenico Procacci di Fandango e IMARTS – International Music & Arts, ha concluso qui il proprio tour con le ultime due rappresentazioni.
Dopo la Traviata, musica e festa nel cortile
La serata non terminava con l’ultima scena dell’opera. Dopo lo spettacolo, infatti, gli spettatori erano invitati a rimanere nel cortile per proseguire la festa tra musica, balli, brindisi e dj set. Una parte dello stabilimento è stata trasformata in una sorta di piccola fiera, con punti ristoro dove assaggiare gratuitamente prodotti del territorio e il caffè della torrefazione. Anche questo momento faceva parte dell’idea originaria: restituire alla Traviata una dimensione collettiva, facendo scomparire il confine tra spettacolo e pubblico.

