Sul Vesuvio il più antico osservatorio di vulcani al mondo

Arte e Cultura
Articolo di , 19 Nov 2015

Il fascino del Vesuvio nei secoli ha attratto quanti gli si sono avvicinati, scienziati, ma anche turisti innamorati della sua sinistra bellezza. Pittori ed artisti non hanno mancato di immortalarlo nelle loro opere, nei dipinti e nelle loro pagine.

Pensiamo già che in età romana compare in uno degli affreschi ritrovati a Pompei, dove ne viene celebrata l’incredibile fertilità delle sue terre. Oppure ricordiamo Plinio il Vecchio che da scienziato qual era, nel corso dell’eruzione del 79 d.C. morì per amore della scienza sotto le sue ceneri.

Ma l’elenco è lunghissimo. E non è un sorpresa che proprio sulle sue pendici nacque il primo osservatorio vulcanologico al mondo.

Ebbene sì, un altro grande primato per Ferdinando di Borbone che, lungimirante ed appassionato, non mancava di dotare il regno delle più avanzate scoperte nel campo della tecnica e della scienza oltre che dell’arte.

Ed è così che L’Osservatorio Vesuviano, fondato nel 1841,  è la più antica istituzione scientifica dedicata allo studio dei vulcani. L’elegante edifico di gusto neoclassico progettato da G. Fazzini, fu costruito proprio sulle pendici del Vesuvio, a circa 650 m di altezza, in luogo adatto che lo avrebbe tenuto al riparo dei lapilli e abbastanza elevato dal piano di campagna da non subire danni dalle colate di lava.

L’istituto fu inaugurato nel 1845 e alla sua direzione si sono succeduti negli anni i più illustri studiosi italiani di vulcani e terremoti. Da Macedonio Melloni, a  Luigi Palmieri, inventore del primo sismografo elettromagnetico per arrivare a Giuseppe Mercalli, Raffaele Matteucci, Giuseppe Imbò e Giuseppe Luongo.

Dal 2001 l’Osservatorio Vesuviano è diventata la sezione di Napoli dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), ed ha cambiato la sua sede operativa lasciando lo storico edifico sul Vesuvio, ma continua ad occuparsi della monitoraggio non solo del vulcano partenopeo, ma anche di altri vulcani attivi in Italia come lo Stromboli,  i Campi Flegrei ed Ischia.

La sede costruita da Ferdinando, non è stata però del tutto abbandonata, anzi, oggi è dedicata ad un Museo Vulcanologico dove si può conoscere la storia dell’Osservatorio, le scoperte qui compiute ed osservare una selezione degli avanzatissimi strumenti di rilevazione che qui sono stati inventai dai suoi ricercatori nel corso degli ultimi 150 anni.

Il museo è stato riaperto proprio nel settembre 2015 dopo importanti lavori di ristrutturazione ed è de possibile vistarlo su prenotazione. Cliccando sul link tutte le informazioni per prenotarsi: http://www.ov.ingv.it/ov/museo.html

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