Storia di un incredibile recupero: a Napoli rinasce la tomba dimenticata di Pitloo
Una seconda vita per il monumento funebre dedicato al fondatore della Scuola di Posillipo: Anton Sminck van Pitloo
Dopo trentotto anni, Napoli si riappropria di un frammento della sua storia artistica: il monumento funebre di Anton Sminck van Pitloo, il celebre pittore olandese che nel diciannovesimo secolo scelse la città partenopea come patria elettiva, fondandovi la rivoluzionaria Scuola di Posillipo.
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Un monumento marmoreo in suo onore
In seguito alla sua scomparsa a causa dell’epidemia di colera del 1837, le spoglie di Pitloo furono tumulate nel Cimitero di Santa Maria della Fede, dove un comitato di artisti olandesi e napoletani volle rendergli omaggio nel 1843 erigendo un monumento marmoreo, arricchito da un bassorilievo con il volto del pittore. Attorno a quest’opera nacque la leggenda secondo cui il bassorilievo fosse esposto sulla terrazza del museo, orientato in modo che lo sguardo dell’artista rimanesse per sempre rivolto verso il Golfo. Nonostante la sua bellezza, l’intero monumento venne presto smontato e confinato nei depositi di San Martino, dove è rimasto dimenticato per trentotto anni.
L’impresa di un mecenate: la ricerca e il restauro
Mentre il monumento monumentale giaceva nei depositi, le spoglie di Pitloo vennero trasferite nel Cimitero Britannico di via Nuova del Campo e seppellite in una tomba anonima. Il loro recupero si deve al medico Giuseppe Guerriero che nel 2015, sdegnato dall’indifferenza delle istituzioni, ha avviato una ricerca che ha restituito degna sepoltura ad un artista che ha saputo imprimere su tela l’anima del paesaggio partenopeo.

