Il cimitero delle Fontanelle: fascino e cultura

L'ossario di Napoli è nel cuore del Rione Sanità

Tradizioni e Curiosità
Articolo di , 03 Giu 2014
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Il Cimitero delle Fontanelle di Napoli rappresenta uno dei luoghi più misteriosi della città.
Napoli non è solo il mare che la bagna o il panorama meraviglioso del Golfo, Napoli è anche mistero, culto, ed è per questo che vale la pena visitare Napoli Sotterranea, le Catacombe di San Gennaro o, appunto, il Cimitero delle Fontanelle.
Il Cimitero delle Fontanelle è  un antico cimitero di Napoli, anzi, per meglio dire, è un ossario che si trova nel cuore del Rione Sanità.  All’interno di questo cimitero ci sono migliaia di teschi.

Chiamato in questo modo per la presenza in passato di fonti d’acqua, il cimitero accoglie 40.000 resti di persone (alcune fonti dicono 80000), vittime dell’epidemia di peste nel 1656 e di colera del 1836.
L’ossario si sviluppa per circa 3.000 m2 e  le dimensioni della cavità sono di circa 30.000 m3. In quest’area erano dislocate numerose cave di tufo, utilizzate fino al 1600 per reperire il tufo utilizzato per costruire la città.

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Verso la metà del 1600 la città di Napoli fu decimata dalla peste, un flagello che nemmeno San Gennaro riuscì a tenere lontano da Napoli. Due secoli più tardi fu invece il colera a provocare altre vittime.I resti dei morti per peste o per colera venivano portati in queste cave di tufo, non c’era un altro posto per contenerli tutti.A questi si aggiunsero i morti che dopo l’arrivo dei Francesi non potevano più essere sepolti nelle chiese, e così nacque il Cimitero delle Fontanelle di Napoli: una enorme grotta di tufo dove, nel corso degli anni vennero accatastati ossa e teschi dei napoletani che per un motivo o per un altro erano abbandonavano la vita terrena.

Ma il vero significato del Cimitero delle Fontanelle di Napoli va ricercato nel rapporto che i napoletani hanno con l’Aldilà.

Il culto delle anime pezzentelle

Un teschio in una bara. Porta l’incisione: “Per Grazia ricevuta. Angelo e Enza”

Esiste una spontanea e significativa devozione popolare per questi defunti, nei quali i fedeli identificano le anime purganti bisognose di cura ed attenzione.
Nel cimitero, infatti, si svolgeva un particolare rito, delle “anime pezzentelle”, secondo cui veniva adottata una delle “capuzzelle” alla quale corrispondeva un’anima del purgatorio.
Queste ossa anonime, le cosiddette anime pezzentelle, accatastate nelle caverne lontano dal suolo consacrato, rappresentavano per la gente della città le anime abbandonate, un mezzo di comunicazione tra il mondo dei morti e il mondo dei vivi.
Al teschio era associato un nome, una storia, un ruolo. Spesso il napoletano si recava sul posto, adottava un teschio particolare che “si faceva scegliere” secondo una serie di segnali; da questo punto in poi il cranio diventava parte della famiglia del devoto.

Questo luogo tra leggenda e realtà, tra devozione e superstizione, tra sacralità e magia, è uno dei più affascinanti di Napoli, e vale la pena di essere visitato.
Vi consigliamo di non visitarlo da soli ma di affidarvi ad una guida che vi illustrerà nel dettaglio la storia di questo luogo simbolo della nostra cultura.

Per informazioni su tour ed orari potete contattare l’associazione Oltre i Resti al seguente indirizzo: www.oltreiresti.it

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Una risposta a “Il cimitero delle Fontanelle: fascino e cultura”

  1. Gaetano Barbella ha detto:

    È nota tutta la storia del cimitero delle fontanelle e le ragioni dei rituali che vi sono legati ad opera della devozione dei napoletani, ma forse non pochi, dediti allo studio dei risvolti esoterici, vorrebbero venirne a conoscenza. Ed ecco la ragione di questa mia recensione.

    Nel cranio si attua uno dei sigilli fondamentali del mistero della morte e redenzione il cui nesso è legato al sale. I gruppi alchemici rosacrociani lo simboleggiavano con un cerchio tagliato a metà da una linea orizzontale Θ. Esso deriva dalla theta maiuscola di Thanatos, che in greco significa «morte». Frequentamente in alchimia il sale rappresenta il processo mentale, che è un processo di morte. Il sale, come residuo dell’attività spirituale che avviene nella nostra mente è la scoria che resta quando la vita è volata via, è il cranio, il caput mortuum, la polvere bianca residua dopo l’estrazione dell’oro. È la cenere del pensiero.
    Il caput motuum è il cosiddetto Terzo Sale, fondamentale per l’opera alchemica conclusiva per costituire uno dei componenti dell’uovo filosofale. Quando la testa – o la sua attività spirituale che chiamiamo mente – raggiunge il punto in cui non è più in grado di capire, in cui l’ordine dell’universo sembra frantumarsi, allora produce lacrime salate.
    Nel vangelo di Matteo, infatti, «sale della terra» sono gli eletti, ossia gli iniziati e non, come si tende oggi a pensare, quanti sono poco più che semplici contadini. Nei secoli lontani gli eletti sedevano al posto d’onore, «più in alto del sale», perché avevano conquistato il sale che avevano dentro di sé. Nell’Apocalisse di Giovanni 7,4 si parla dei centoquarantaquattromila segnati di tutte le tribù dei figli d’Israele e sono quelli che dopo la loro tribolazione «Non avranno più fame e non avranno più sete, non li colpirà più il sole né alcuna arsura; perché l’Agnello che è in mezzo al trono li pascerà e li guiderà alle sorgenti delle acque della vita; e Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi” » (Ap 7,16-17). Ed ecco spiegato il mistero delle “lacrime salate”, le lacrime amare.

    Gaetano Barbella

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