St.Javelin, Sorrento: la mostra fotografica sulle donne ucraine

St.Javelin è una mostra di gigantografie rappresentanti delle donne ucraine attualmente in esposizione nel Comune di Sorrento, lungo il Corso Italia. La mostra è a cura dell'artista tedesca Julia Krahn. L'arte incontra i temi scottanti della cronaca mondiale ed incita alla solidarietà.

Arte e Cultura
Articolo di , 15 Giu 2022
Fotografia tratta dal profilo social ufficiale di Julia Krahn

St.Javelin è la mostra di gigantografie di donne ucraine, scampate alla atrocità della guerra nel loro Paese, esposte lungo tutto il Corso Italia. Questa l’iniziativa artistica e solidale nel cuore di Sorrento.

Un allestimento fotografico intitolato Saint Javelin a cura dell’artista tedesca Julia Khran. Un forte grido alla solidarietà e al risveglio delle coscienze. Forse, proprio nel cuore della movida estiva nell’elegante e turistica città sorrentina, è importante ricordare le zone del mondo dove non si gode della medesima pace e serenità.

Il suolo comunale ospiterà le opere di St.Javelin fino al 3 luglio. Appuntamento importante il 30 giugno, data in cui si potranno incontrare di persona a partire dalle ore 19 preso il chiostro di San Francesco sia l’artista sia le profughe di guerra nonché muse ispiratrici delle opere.

Questo evento dal titolo Sorrento Incontra St.Javelin e Julia Krahn inaugura il ciclo di eventi di Sorrento incontra 2022, organizzanto dal Comune di Sorrento di concerto con le associazioni e le realtà culturali del territorio. “Guardate che spettacolo. Sorrento si è trasformata in un museo a cielo aperto – ha dichiarato il primo cittadino Massimo Coppola – Nove immagini stampate su teli di grandi dimensioni, come bandiere che sventolano libere fra i balconi e i lampioni, creando un’esperienza di impatto ed unione nel cuore del centro di Sorrento. Anche così coltiviamo bellezza e cultura”.

La mostra, inoltre, è impreziosita da testimonianze e interviste che i passanti possono leggere scansionando un QR Code. La parte multimediale della mostra è a cura di Francesca Massa.

Chi è Julia Khran

Julia Khran è un’artista di origine tedesca. Iscritta inizialmente alla facoltà di Medicina presso l’Università di Friburgo, ha abbandonato i suoi studi medici per dedicarsi completamente alla vocazione dell’arte visiva. Trasferitasi a Milano, ha esposto le sue opere in varie mostre sparpagliate per l’Italia e per la capitali europee.

Particolare è la sua attenzione per i temi scottanti di attualità che sono sempre stati il deus ex machina delle sue opere.

A tal proposito ha dichiarato: “Non parlo della guerra, delle sue impossibili ragioni per esistere o di chi la sta tenendo accesa, ma delle persone che la subiscono. Indifferentemente da pensiero, posizione o status, sono fuggite per salvare i loro bambini e hanno lasciato indietro i loro mariti. Oltre alla propaganda esistono persone reali. Ognuno con la sua storia. Io accolgo in studio chi ha voglia di condividere la sua. L’arte ha da sempre creato ponti fra mondi e pensieri diversi, è un’arma importantissima per combattere la guerra“.

St.Javelin, cosa rappresenta

St.Javelin, il titolo stesso del corpus di 9 gigantografie esposte lungo le strade nevralgiche della città sorrentina, è il nome di una Santa Protettrice nata nell’immaginario comune. Il Javelin, abbreviazione del missile americano FGM-148 Javelin, è un proiettile anticarro dato in dotazione dall’America ai soldati ucraini per opporre resistenza all’esercito del Cremlino. Un’arma da guerra, paradossalmente, rappresenta la pace ed è stretto tra le braccia della Madonna. Quest’ultima è una rivisitazione dell’iconografia tradizionale della Maria Maddalena. È vestita con il colore verde militare e la santa aureola ha gli stessi colori della bandiera dell’Ucraina. Un accostamento di sacro e profano per contrastare i conflitti bellici.

Il corpus di 9 opere racchiude tre generazioni. Vi è Aleksandra, che indossa una corona di mimose, storicamente il simbolo della resilienza femminile.

Juliana porta le spighe di grano e il pane tipico ucraino palianytsia. Lesya toglie la corona di proiettili e la porge allo spettatore.

Marina porta in braccio sua figlia neonata, cercando di proteggerla.

Gaia impugna una pala che indica sia le fosse comuni sia il volere del popolo ucraino di ricostruire la sua terra dilaniata.

Olena, invece, indossa come corona e come sorta di scudo il marasma di notizie agghiaccianti di cronaca, mentre tiene stretto il suo telefono che è l’unico mezzo per mantenersi in contatto con i propri cari ed è anche il mezzo tramite il quale tutto il mondo si informa in tempo reale sulle atrocità circa il conflitto Russo-Ucraino.

Olga, una donna anziana, impersona l’Oranta di Kiev che alza le sue mani al cielo in segno di benedizione.

Queste 8 donne, per scelta stilistica della fotografa, sono vestite di blu con dei particolari gialli per richiamare i colori della bandiera dell’Ucraina ed impugnano oggetti rappresentanti le atrocità della guerra.

Tutte guardano negli occhi gli spettatori, proprio per creare l’illusione di un contatto visivo. Un invito a non cedere alla tentazione dell’indifferenza e della disinformazione. Una preghiera per restare umani e coscienti.

L’unica donna a volgere lo sguardo altrove è la nona, Kira, una bambina che guarda con amore il suo palloncino giallo, proprio dello stesso colore della sua corona di girasoli. Il palloncino è un gioco di un’infanzia che le è stata rubata, gioco che non è indice di ingenuità e spensieratezza bensì di anni difficili e crudeli. Il giallo degli oggetti di Kira, però, indica la speranza: quella di crescere e vedere l’Ucraina risplendere libera.

Tutte le fotografie sono tratte dal profilo social ufficiale dell’artista Julia Krahn.

 

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