“Sono tornato per te”, Lorenzo Marone: ”Narro la forza dell’amore”
Le dichiarazioni esclusive dell'autore napoletano sul suo nuovo romanzo. Una storia d'amore resiliente che fronteggia gli ostacoli della guerra e in cui permea la tematica della fede.
“È una storia cittadina e sull’amore universale. Avevo voglia di raccontare un amore di altri tempi, in bianco e nero, proprio come me lo narravano i miei nonni quando ero un ragazzino di 13 anni. Ho sempre reputato romantico l’epilogo di tutti gli amori nati durante il periodo storico della guerra, la necessità di doversi incontrare di nascosto e le incombenze belliche che obbligano gli innamorati a dover stare tanto tempo separati. Rapito dal fascino di questi elementi, ho voluto ambientare una storia d’amore nel passato”. Queste le intenzioni che hanno spinto Lorenzo Marone, scrittore partenopeo e direttore artistico della kermesse letteraria Ricomincio dai Libri, a scrivere e pubblicare il suo nuovo romanzo Sono tornato per te, edito dalla casa editrice Giulio Einaudi editore.
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La trama del romanzo s’impernia sull’amore sbocciante di Cono Trezza e Serenella Pinto, due giovani del Sud, cresciuti nella zona del Vallo di Diano, tra Campania e Basilicata, nonché zona in cui hanno vissuto i nonni paterni dell’autore. Cono è un contadino, Serenella è figlia di un artigiano con velleità socialiste. La prima parte del libro si svolge nella verdeggiante, colorata, soleggiata e rigogliosa campagna, simbolo dell’amore giovanile e familiare, mentre nella seconda parte del testo l’ambientazione si sposta verso realtà angosciante, cupa e ombrosa dei lager, in quanto Cono parte per il servizio militare e viene deportato in Germania dopo l’8 settembre 1943.
L’amore universale è più potente della guerra
Nell’orrore e nella mestizia della guerra, lontano da casa, il motivo che incoraggia Cono a sopravvivere è il sognante desiderio di rivedere la sua amata Serenella, di poterla così riabbracciare e sentirla respirare affianco a sé. Rifugiarsi nell’immaginazione dell’amore risulta, quindi, salvifico in una realtà ostica e crudele. L’amore, lungo la narrazione, si antepone all’odio e alla guerra. La dicotomia amore/guerra è ricorrente tra le pagine e l’amore risulta gran lunga più potente. Muove e migliora il mondo, fa pulsare il sangue nelle vene, è la luce che fa chiarezza sulle cose. La speranza di conoscere e vivere l’amore è l’unico credo che muove e infiamma le azioni degli uomini.
L’autore, di fatto, ha segnalato più volte la mancanza di eroismo e d’idealità da parte di tutti coloro costretti al servizio militare e ha denudato il loro ruolo di ogni tronfiezza. L’essere umano si ridimensiona nella sua fragilità e nella sua naturale paura, soffrendo la mancanza del tepore e del nido di casa e nutrendo ardentemente il desiderio di vedere la guerra cessare per tornare finalmente tra le braccia dei propri cari. “Credo nell’amore di cui parlava il sommo poeta Dante Alighieri, quello che move il sole e l’altre stelle – ha argomento Marone – L’amore che cantava il maestro Franco Battiato, tutto l’universo obbedisce all’amore, perché è la forma più pura e forte che esista. È l’unica magia che sconfigge la morte e che fa innamorare estranei da cui poi nascono nuove vite. L’amore sicuramente va in contrapposizione con la guerra, ho cercato di narrare il male assoluto, quindi la Shoah e la vita nei lager – ha continuato a spiegare – Ho cercato di evidenziare la potenza dell’amore universale, quindi non solo l’amore relazionale tra Cono e Serenella bensì l’amore dell’essere umano verso l’essere umano e l’umanità. L’amore di Cono per le radici, per la famiglia, per la terra, per gli amici, l’amore proprio per gli altri e per il mondo. Vi è il personaggio di Palermo che io definirei un angelo, in quanto capace di portare su di sé il peso del dolore degli altri e di aiutarli – ed ha ribadito il ruolo primigenio e prevalente dell’amore – Sicuramente è un romanzo sull’amore e non vi è altra via se non quella dell’amore: anche questo è un discorso di fede. È un romanzo sulla nobiltà dell’essere umano contro il male, vi troviamo spunti di empatia e solidarietà”.
L’amore, spesso, è accompagnato dalla fede, specialmente se è oltremodo ostacolato e messo in pericolo. Si tratta di un amore che nutre la speranza di fare ritornare il sereno, di superare i pericoli e rincasare in un tetto familiare organizzato sotto il segno dell’amore. Persiste la fede, tipicamente umana, di non farsi vincere dal male. La frase nessuno è ateo in trincea, presente nel testo, racchiude ed esplica il senso di tale concetto. “Il tema della fede ha attraversato da sempre i miei romanzi – ha affermato – Non sono cattolico ma sono un uomo che si pone tantissime domande e che cerca la sua fede e la sua spiritualità. Più passano gli anni e più aumenta tale bisogno e ciò si rispecchia nella mia scrittura mediante i personaggi che descrivo. Il fatto che nessuno sia ateo in trincea è una grande verità, di fronte il dolore ci troviamo tutti a pregare, a cercare una salvezza superiore, credo che sia proprio nelle corde dell’uomo ciò. Chi vive in profondità, si pone degli interrogativi e questi ultimi iniziano ad un percorso di ricerca, di conoscenza di se stessi e del mondo circostante. La fede non può, secondo me, non passare per la ricerca e per la riappacificazione. Ritengo che la gratitudine sia la più alta e nobile forma di preghiera – ha chiosato – È molto difficile giungere a tale livello di consapevolezza”.
Un romanzo di grande attualità che invita i lettori a riflettere
Un romanzo ambientato temporalmente in un periodo lontano ma che per emergenza storica e sociale è, incontrovertibilmente, vicino ai giorni d’oggi. In vista, purtroppo, delle cronache degli ultimi anni e delle guerre in corso, la morale del libro è attuale e ricorrente. “È un romanzo temporalmente lontano ma in realtà attuale, perché la storia è ciclica e si ripete – ha denunciato, proponendo una serie di consigli dall’impronta fortemente umana ed empatica -Il messaggio lampante è quello di comprendere che bisogna vivere la vita anche in modo più lento, in cui la conoscenza dell’essere umano debba essere posta al centro dell’attenzione, perché viviamo in un’epoca di grande solitudine. È un invito a tornare a stare insieme, a toccarsi, guardarsi negli occhi, condividere emozioni vere e non filtrare, proprio come facevano a quei tempi Cono e Serenella. Noi dobbiamo porre al centro delle nostre vite le emozioni e l’amore nelle sue plurime sfaccettature, il quale può essere anche semplicemente il vivere con passione e con curiosità, rispettando gli altri”.
Un libro nelle cui viscere, nella sbocciante radice, si ritrova l’anima, il modo di pensare e di manifestare le emozioni dell’autore. La personalità si evince dalla penna, ogni libro è la testimonianza di un’essenza, di una personalità, di una visione del mondo personale e condivisa universalmente con il lettore. Proprio in tale constatazione, secondo Lorenzo Marone, risiede il senso della produzione di uno scrittore. “Bisogna essere dei grandi lettori e possedere una penna originale – ha consigliato a tutti gli aspiranti scrittori – Non bisogna avere fretta di pubblicare ma coltivare con costanza il proprio talento, non demordendo negli anni di gavetta in cui è difficile farsi leggere – ed ha concluso – Si deve cercare e riconoscere la propria voce, leggendo tanto e assorbendo dagli altri ma poi regalare la propria visione del mondo e il proprio sentire in modo autentico, rispettando il lettore senza però cercare disperatamente il consenso”.
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