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Solfatara strumenti fuori uso, da mesi non è più sotto controllo!

Paola Palmieri
Solfatara strumenti fuori uso, da mesi non è più sotto controllo!
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La direttrice dell’Osservatorio Vesuviano, Francesca Bianco, è preoccupata, il monitoraggio della caldera dei Campi Flegrei

 

La direttrice dell’Osservatorio Vesuviano, Francesca Bianco, è preoccupata, il monitoraggio della caldera dei Campi Flegrei, uno dei vulcani attivi più pericolosi al mondo, non è completo di tutti i suoi elementi, infatti è dal 20 novembre la stazione geochimica posta nella Solfatara non  trasmette più alcun dato.

 

Non si conosce più nulla della temperatura, della composizione chimica e del flusso di anidride carbonica, elementi che indicano la componente magmatica e le eventuali evoluzioni delle due fumarole di Bocca Grande e Bocca Nuova.

 

L’intera area è sotto sequestro in seguito al tragico incidente, avvenuto il 12 settembre, in cui hanno perso la vita tre persone. L’accesso alla zona è vietato a tutti, compreso il personale dell’Osservatorio Vesuviano.

 

La Bianco afferma: «Rispettiamo ciò che è stato stabilito dalla procura, che deve fare le sue indagini – dice la Bianco – e non c’è alcuna polemica da parte nostra a riguardo. La nostra è piuttosto una preoccupazione dal punto di vista scientifico, riguardo la possibilità di studio della caldera e delle sue eventuali evoluzioni. Vorrei solo ricordare che nel dicembre del 2012, quando si decise di alzare il livello di allerta giallo di attenzione furono significative proprio le anomalie geochimiche riscontrate allora nella Bocca Grande. Stiamo naturalmente continuando a rilevare i dati dalla fumarola dei Pisciarelli, ma da sola non basta». 

 

Nella Solfatara l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia tiene installati, oltre ai sensori geochimici fuori uso da oltre due mesi, anche una telecamera termica ad infrarossi e una stazione sismica e una tiltmetrica.

 

La dottoressa Bianco continua dicendo:  «I dati geofisici da queste tre stazioni continuano ad arrivarci quotidianamente perché sono lontani dalla zona delle fumarole – spiega la direttrice dell’Osservatorio – al contrario degli strumenti geochimici, che invece necessitano di una manutenzione costante. Quasi sicuramente i filtri dei sensori si sono intasati e inquinati, dato che vi passano di continuo i flussi di fluidi, e non riescono più né ad analizzare, né tanto meno a trasmettere alcun dato. In questo modo, si è anche interrotta la serie storica dei dati di monitoraggio. Il nostro personale dal 12 settembre non effettua più alcun rilevamento diretto all’interno del cratere della Solfatara. Ogni mese, tra l’altro, misuravamo anche la temperatura in altri punti fissi che avevamo individuato. E anche su questo non sappiamo più nulla».

 

( Fonte il Mattino.it)



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