Shakesperare in Love with Marlowe, una storia senza tempo sul palco del Piccolo Bellini

Valentina Cosentino
Shakesperare in Love with Marlowe, una storia senza tempo sul palco del Piccolo Bellini
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Il teatro di Shakespeare è senza tempo, o meglio sarebbe dire che Shakespeare è senza tempo. Ogni lettura, rilettura invenzione scenica che si può fare delle sue opere o della sua storia, della sua leggenda, del suo mito, risulta sempre di grande interesse, attuale, contemporanea, ed appassionante, ed è questo il caso anche di questo lavoro di Vittorio Cielo, interpretato da Ennio Coltorti che dirige se stesso ed il figlio, Emiliano Jesus Coltorti.

Sulla scena i due, in una girandola di personaggi, raccontano la storia, o meglio, lasciano intuire la storia, del complesso rapporto che unì, secondo leggende più o meno accreditate, William Shakespeare e Christopher Marlowe. Shakespeare da vecchio (Ennio) si alterna sulla scena con un se stesso giovane (Emiliano) che incontra ora Christopher Marlowe, ora il lord ciambellano, ora la regina stessa, tutti interpretati dal multiforme Ennio, che sulla scena si trucca, si strucca, si veste e si traveste. Insieme, sullo sfondo dell’Inghilterra del 1600 pronta a contendersi il dominio del mondo con la Spagna, raccontano una storia della quale, forse, per chi non è al corrente di tutti i fatti, si perdono alcuni passaggi, più di tutti quelli legati alla scena politica contemporanea, ma che vuole essere, e lo è, sopratutto una strenua ed appassionata difesa del teatro stesso, del suo valore e della sua importanza nella vita di ogni uomo. Il teatro specchio della realtà diventa strumento indispensabile per comprenderla ed interpretarla.

La scena è essenziale, pochi oggetti trasformano lo spazio ora nello studio di Marlowe, ora nella stanza del Lord Ciambellano, ora nella corte di Elisabetta I, consentendo allo spettatore di fare un salto nel tempo. Ma la storia è affidata sopratutto a loro: i due protagonisti impegnati in una gara di bravura che vede tutti e due vincenti.

Ne viene fuori un spettacolo serrato, pieno di ritmo, fine ed elegante i cui i dialoghi sono permeati di una sottile sferzante ed intellettuale ironia che ricorda taluni lavori di brechtiana memoria (e qui si pensa ad esempio alla Vita di Galileo) che non può non emozionare il pubblico.

La foto di copertina è tratta dalla pagina FB di Ennio Coltorti



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