I segreti di Villa Heigelin e la Massoneria napoletana

Annunziata Buggio
I segreti di Villa Heigelin e la Massoneria napoletana
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Nella Massoneria napoletana, si fa riferimento al nome della celebre Villa Heigelin a Capodichino, una dimora segreta, prediletta dai massoni italiani.

Nella Massoneria napoletana, si fa riferimento al nome della celebre Villa Heigelin a Capodichino, una dimora segreta, prediletta dai massoni italiani e dalle celebrità del tempo, tra cui Goethe, Shelley, il conte di Cagliostro, la regina Maria Carolina …

La Massoneria napoletana settecentesca

Per chi non ne fosse a conoscenza, informiamo in maniera spicciola che cos’è la Massoneria: per Massoneria si intende un’associazione iniziatica di fratellanza fiorita nel XVIII secolo in Europa (ma di origine medioevale con i Cavalieri Templari) formata da individui detti Massoni che sono ispirati dalla stessa ideologia (religiosa, politica, sociale) e ne condividono i principi.
Lo scopo dell’Ordine è di natura morale e cerca di insegnare agli uomini come vivere una vita retta per proseguire nel perfezionamento interiore senza interferire con la religione; i simboli che ne distinguono la Loggia, rappresentano un sistema a codice di cui ognuno ne esprime un significato morale, un insegnamento da apprendere nel tempo.
Sono noti a tutti i simboli quale: la squadra, il compasso, il regolo ed altri strumenti di lavoro dei muratori che comparivano già duemila anni prima di Cristo, sulle prime costruzioni dell’antichità e che sono stati ripresi nel corso dei secoli. Nulla a che fare con la stregoneria.

Gli anni d’oro della Massoneria napoletana vanno dal 1757 al 1775 e vantava la presenza di molte Logge (le sedi) i cui iscritti appartenevano ai nomi di spicco della cultura partenopea: ricordiamo il principe di Sansevero Raimondo di Sangro (autore della meravigliosa Cappella Sansevero) e il clero che pure ne faceva parte, non senza segreti.
Da alcune fonti storiche si sa dell’esistenza di due Logge che erano ospitate all’interno in due conventi, quello dei S.S. San Severino e Sossio diretto dal benedettino Ippolito Bernarducci e il convento di S. Maria delle Grazie a Caponapoli diretto dall’eremita Serafino Pinzone.
La Massoneria napoletana cominciò a vacillare quando entrò in contatto con la Massoneria di derivazione inglese (morale e religiosa) e quella francese (razionale e politica), ma continuò a proseguire sia nella restaurazione borbonica che nel risorgimento italiano, inseguendo il sogno della liberazione. Oggi il progetto ha perso il vigore di un tempo poiché ha smarrito le conoscenze antiche e l’eredità degli avi.
[fonte: Napoli esoterica di Mario Buonoconto]

L’Ordine dei Templari a Napoli

Molti studiosi concordano sul fatto che esiste una relazione tra i Cavalieri Templari e la città di Napoli, come testimoniano i simboli celati nel Maschio Angioino, la Chiesa di Sant’Eligio, quella di san Giovanni a Mare o nella Chiesa di Spina Corona detta dell’Incoronata.
Secondo una leggenda (forse non tanto fantasiosa) si narra che Jacques de Molay, l’ultimo Gran Maestro dell’Ordine dei Cavalieri Templari, prima di salire al rogo, dispose che dalle ceneri dell’Ordine dei Templari dovesse nascere una nuova struttura esoterica divisa in quattro Logge metropolitane che ha per vertici: Napoli, Edimburgo, Parigi e Stoccolma, un quadrato magico su cui si innestano radici antiche e conoscenze profonde. Compito dei Cavalieri Templari napoletani sarebbe stato quello di difendere la Tradizione sviluppando i legami con l’Oriente.

Cosa centra la Massoneria e l’Ordine dei Templari con Villa Heigelin?

Pochi sanno che a Capodichino è esistita la celebre Villa Massonica settecentesca, appartenuta al commerciante tedesco Christian Heigelin, emigrato a Napoli nel 1760 per dar vita alla famosa Gran Loggia di Napoli e di Sicilia.
La villa, che sorgeva al civico 201 della Calata Capodichino, fu la maison preferita dei maggiori iniziati e adepti napoletani, una tappa obbligatoria dei principali massoni europei che si riunivano qui per compiere i loro misteriosi riti in piena segretezza e dar vita alla Loggia.

Venne descritta come una delle più belle ville dell’epoca, da cui era possibile ammirare le colline circostanti che abbracciavano Capodimonte, i Camaldoli e il Vomero da cui si intravedeva in lontananza il mare.
Una dimora di lusso dall’invidiabile giardino Massonico ricco di simbologie che disegnava fra i suoi vialetti e labirinti, un percorso iniziatico ben preciso; fu indicato come il primo esempio di giardino massonico più bello in Europa.

Villa Heigelin era ben celata alla vista di tutti (non a caso Capodichino si presentava come fitta boscaglia) la si preferì al centro, appunto, per la sua naturale riservatezza e si accedeva per una rapida salita spesso percorribile soltanto a piedi o a cavallo mediante una scomoda strada, ma ciò che nascondeva al suo interno, ripagava tante volte in bellezza, la fatica del viaggio.

Era davvero impareggiabile il suo tesoro: un giardino maestoso carico di allegorie, sculture dai rimandi ellenici, un piccolo teatro all’aperto per inscenare prose, un romitorio con celle per praticare i riti spirituali, vasche e fontane sferzanti d’acqua impiegate per i rituali.
Qui vi dimoravano le personalità di spicco in campo massonico tra cui: il Gran Maestro Diego Naselli, uomo fidato di Maria Carolina, poi vi soggiornò Elisa von der Recke discepola di Cagliostro, l’oscuro barone Karl Eberhrd von Wachter e lo scrittore Johaan Wolfgang Goethe.

Forse avranno influito anche le antiche conoscenze magiche, esoteriche ed alchemiche di Virgilio Mago che su Napoli aveva dato luogo al via della scuola ermetica, con i suoi incantesimi per difendere la città di Partenope.

Il tedesco Heigelin continuò con la sua opera massonica anche dopo il 1775 quando il re sciolse definitivamente la Massoneria, condannando e arrestando il gruppo di adepti napoletani.

Villa Heigelin, detta anche la Villa dei Templari, fu protagonista in quegli anni, divenuta sede di riunioni giacobine nel regno murattiano: il barone Karl Eberhard von Wächter, il nuovo ambasciatore danese a Napoli, diede vita in quella stessa dimora alla Loggia, La Torre di Guardia, assumendo una fitta corrispondenza epistolare con i templari della Venezia austriaca nel 1815 stringendo alleanza con la Massoneria egizia di Cagliostro del barone Lorenzo di Montemayor.
Gli anni d’oro della villa, scelta come fulcro della miglior intelligentia massone e liberale napoletana del’epoca, gradualmente fu abbandonata e dimenticata; venne colpita dai bombardamenti durante l’ultimo conflitto mondiale e della dimora si persero le traccie.

Della villa non restano che gli scavi archeologici non accessibili al pubblico, dove si può solo contemplare le tracce di un mondo scomparso ancora tutto da decifrare che custodiva l’iniziazione Massonica, un presunto Ordine dei Cavalieri Templari



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