"S'arricorda 'e tiempe 'e Pappagone": ma chi è questo Pappagone e perché si dice così? eventi-weekend-vivere-napolieventi-weekend-vivere-napoli
“S’arricorda ‘e tiempe ‘e Pappagone”: ma chi è questo Pappagone e perché si dice così?
G. Maiolini

“S’arricorda ‘e tiempe ‘e Pappagone”: ma chi è questo Pappagone e perché si dice così?

Sta cosa s'arricorda 'e tiempe 'e Pappagone: indagine sull'identità di questa figura misteriosa.

Mamma mia, sta cosa s’arricorda ‘e tiempe ‘e Pappagone
Sorella gemella di altre locuzioni come S’arricorda ‘o cippo a Forcella e “Ch’e tirato fuori ‘a int’o cascione” indica la vetustà dell’oggetto della frase (che può essere un’espressione, una cosa, un simbolo, un ricordo felice o infelice, una persona), la sua antichità nel tempo.

Ognuno di noi l’avrà sentita da nonne o genitori, spesso utilizzata in modo canzonatorio, per indicare che si stesse parlando di qualcosa che si credesse antico e superato.

Che si tratti di Gaetano Pappagone?

Forse i napoletani un po’ più grandi ricorderanno il celebre personaggio di Gaetano Pappagone. Inventato nel 1966 all’interno del programma televisivo Scala reale ed interpretato dal grande Peppino De Filippo, divenne il suo autoironico alter ego.

Fu noto protagonista di sketch comici in tv, in radio ed apparì anche in pubblicità televisive (i Caroselli) e addirittura in un fumetto omonimo, dalla matita di Luciano Bernasconi.

Pappagone è un aiutante del Commendator De Filippo. Più che aiutare, spesso, combina molti più guai rispetto a ciò che riesce davvero a fare per il suo datore di lavoro. Facente parte di una comicità classica, un po’ slapstick e simile alla commedia dell’arte, è considerata quasi una maschera come Pulcinella e Arlecchino.

Le sue caratteristiche sono l’allegria, la stranezza, l’ingenuità e la fondamentale bontà d’animo. Pappagone appare essere una persona semplice, che combina un sacco di guai, ma che si diverte e che fa divertire anche chi lo guarda con la sua leggerezza.

Dunque la sua caratterizzazione non appare essere legata a qualcosa di vetusto.

La probabile origine

Ciò che invece probabilmente ha ispirato la locuzione napoletana, è invece una storpiatura linguistica del nome Pappacoda, il nome di una antichissima famiglia nobile napoletana.

Si hanno, infatti, tracce della famiglia Pappacoda, dalla discesa degli Angiò a Napoli già nel lontanissimo XIII secolo.

L’origine secolare delle radici di questa famiglia nobile aristocratica napoletana e la sua evidente influenza negli affari della città, ha probabilmente generato questo detto. La storpiatura del nome è anch’essa tipica del linguaggio canzonatorio napoletano. Il quale, quando non vuole dare merito e credito all’interlocutore, ne disordina le parole e le ricostruisce a suo uso e consumo.

La testimonianza dell’influenza della famiglia Pappacoda (ed anche della sua vetustà) era rappresentata dal Palazzo Pappacoda. Fu costruito da Artusio già nel lontano 1443 e poi demolito durante il Risanamento di Napoli per consentire l’allargamento della strada antistante. Fu risparmiato il portale marmoreo e gli stemmi di facciata.  La costruzione del nuovo edificio sede del museo di mineralogia, zoologia e antropologia della città li inglobò al loro interno.

Ad oggi, ciò che ci è rimasto del palazzo e della traccia della famiglia nell’architettura napoletana è la Cappella Pappacoda, recentemente portata allo splendore, restaurata e riaperta grazie all’intervento di diverse associazioni di volontariato sul territorio e con l’aiuto e il supporto delle istituzioni.

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