Sarà curato al Policlinico vecchio il piccolo bimbo senegalese ustionato

Paola Palmieri

Ancora un gesto di di solidarietà grazie all’impegno dei medici dell’ospedale!

 

Il piccolo bimbo senegalese Cheikh Ndiaye, a soli 6 mesi rimase ustionato e sfigurato in volto a causa di incendio in Senegal. Il giovane ragazzo ora ha 12 anni e arriva a Napoli dove sarà curato al I Policlinico Luigi Vanvitelli.

 

Il piccolo aveva sei mesi quando la capanna dove viveva insieme ai genitori in un villaggio del Senegal andò a fuoco, l’incendio scoppiò a causa di una lampada a petrolio malfunzionante, i genitori del piccolo cercarono di spegnere le fiamme e di proteggere Cheikh che rimase purtroppo ustionato dalle fiamme. Gli occhi, la bocca e il naso persero la normale fisionomia, e alcune lesioni ancora oggi gli rendono difficile la respirazione per via nasale.

 

Oggi grazie all’associazione “Emergenza Sorrisi” che opera in campo nazionale e che ogni anno organizza missioni umanitarie nei Paesi dove ci sono guerra, fame e povertà, Cheikh ha la possibilità di curarsi.

 

Tutta l’équipe è pronta ad occuparsi di lui e della madre che lo ha accompagnato è diretta da Gianpaolo Tartaro, ordinario della Vanvitelli e direttore di Chirurgia maxillo facciale. e Fabio Massimo Abenavoli, presidente di Emergenza Sorrisi dice : “Ogni volta che partecipiamo a una missione, cerchiamo di operare più bambini che possiamo, ma ci sono casi come quello di Cheikh che necessitano di strumenti e strutture adeguate a causa della particolare difficoltà dell’intervento da effettuare”.

 

Intanto Tartaro, rientrato dalla missione, ha dichiarato: “Cheikh non può chiudere gli occhi, mentre le mani le utilizza come moncherini. Non può neanche portare il cibo alla bocca. Sul volto abbiamo previsto una serie di lembi di rotazione con innesti multipli. E questo anche per ricostituire l’anatomia normale del labbro. Per i polsi e le mani invece, correggeremo la torsione e, grazie ad innesti microchirurgici, ricostruiremo le regioni dorsali. Ma voglio anche sottolineare che abbiamo dovuto affrontare vere e proprie peripezie per portare il ragazzo a Napoli. E questo a causa delle nefaste norme restrittive imposte dalla legge Salvini. Una vergogna”.



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