Santa Maria del Pozzo e la regina Giovanna: i cunicoli segreti, la Carrozza d’Oro e gli amanti

Annunziata Buggio
Santa Maria del Pozzo e la regina Giovanna: i cunicoli segreti, la Carrozza d’Oro e gli amanti
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La Chiesa di Santa Maria del Pozzo, cela molte leggende legate al nome della regina Giovanna II. Una di queste afferma che la regina, nel cuore della notte, usciva a bordo della sua Carrozza D’Oro percorrendo una serie di cunicoli segreti tra Napoli e Somma Vesuviana, con l’intento di incontrare di nascosto i suoi amanti: nella cripta dei misteri.

 

Molte leggende sono legate al nome delle due regine di Napoli, le «Angioine» Giovanna I e Giovanna II di cui facilmente si tende a confondere le loro biografie e addirittura plasmarle in un solo corpo. Proprio sul loro corpo sono state cucite molte storie romanzate: entrambe amavano la vita e i piaceri e Giovanna II detta la Dissoluta, di certo non passava inosservata alle cronache dell’epoca; ancora oggi la sua fama la precede e ci restituisce nuovi aneddoti sulla sua vita privata.

La Chiesa di Santa Maria del Pozzo e gli scavi archeologici

La Chiesa di Santa Maria del Pozzo a Somma Vesuviana è un antico luogo di culto di origine medioevale, sorta a sua volta, sopra i resti di una villa di epoca romana risalente al periodo augusteo. Successivamente nel 1510 a causa di una violenta alluvione, la chiesa rimase buona parte sommersa; riscoperta e sanata dalla regina Giovanna d’Aragona si diede il via alla nuova fondazione nella parte superiore, mentre la parte inferiore di epoca medioevale fu impiegata come cripta. Proprio quest’area fu meta prediletta dalla regina Giovanna II e ancora oggi, conserva tutto il suo fascino misterioso.

 

La chiesa inferiore adibita a cripta, è davvero un piccolo gioiello d’arte e conserva integra due epoche: quella romana-pagana di cui si evidenza il culto dedicato a Giove Summano e quella del periodo angioino in età medioevale che mostra un prezioso ciclo di affreschi risalente al IX secolo, dove emerge fra i soggetti ritratti, la figura di un Cristo Pantocrator, le storie degli Apostoli e scene tratte dalla vita di Gesù. Ancora più interessante sono gli affreschi votivi del Trecento commissionati da re Roberto D’Angiò nel 1333, quando aveva avviato i lavori di ristrutturazione in occasione del matrimonio di sua nipote Giovanna I con il principe Andrea d’Ungheria, celebrato nel 1342.
La chiesa superiore vide numerosi interventi di restauro e successivi ampliamenti, insieme a Giovanna II d’Angiò, i cui lavori si prolungarono dal 1575 quando fu consacrata dal Vescovo di Lettere e Gragnano Aurelio Griano, fino al Settecento, a cui si aggiunse il convento dei Frati Minori dell’Osservanza e un piccolo museo, incentrato sulle fondamenta storiche.

 

Non lontano dalla Chiesa di Santa Maria del Pozzo, in località detta Starza della Regina sorge un importante sito archeologico che ha restituito alla luce una villa di epoca romana; trattasi molto probabilmente della celebre Villa di Augusto, grande Imperatore romano. La leggenda vuole che qui sia custodita la tomba dell’Imperatore Augusto (mai stata trovata) in quanto i testi storici, collocano il luogo di sepoltura del potente sovrano proprio qui, nell’area denominata la Starza della Regina.
Lo scavo è attualmente diretto da un’equipe giapponese e diretto dal Prof. Masanori Aoyagi su progetto del Prof. Antonio De Simone e ad opera dell’Università di Tokyo che in sinergia cura anche la piattaforma web dello scavo con aggiornamenti live, informazioni e news.

 

I resti archeologici hanno portato alla luce un ampio edificio romano datato alla prima età imperiale e che rimase in vita fino al V secolo d.C. mutando di continuo l’uso abitativo e lo scopo sociale. A seguito dell’eruzione del Vesuvio del 472 d.C. il sito fu sommerso per oltre la metà. Nell’area di Somma Vesuviana, molti resti di epoca romana sono balzati fuori in occasioni fortuite, mediante ristrutturazioni casalinghe, ampliamenti di edifici e terreni acquistati per uso privato. Da questi lavori si è potuto tracciare un quadro completo dell’area vesuviana in rapporto al suo innesto romano, recuperando e ricostruendo gli scenari della vita sociale e culturale del territorio.

 

Questa zona alle falde del Vesuvio era la meta prediletta di re e dinastie dell’Impero romano che prediligevano Somma Vesuviana per potervi soggiornare godendo dell’aria salubre, dal clima piacevole, lontano dalla città. Per lo stesso motivo, secoli dopo, gli Angioini scelsero il comune vesuviano per trascorrere ore liete in pieno svago e Giovanna II sapeva come impiegare il suo tempo libero.

La leggenda della Carrozza d’Oro, dei cunicoli segreti e degli amanti della regina

Una delle tante e leggendarie curiosità che rende affascinante la figura di Giovanna II D’Angiò (governò Napoli dal 1414 al 1435) è sicuramente quella che dipinge la regina napoletana in una donna dissoluta, dedita ai piaceri mondani, ai vizi e alle lussurie, conquistandosi il titolo di «mangiatrice di uomini». Un personaggio storico la cui immagine è stata distorta e adombrata di vizi, misteri e curiosità.
La causa di questa «nomea» è dovuta al fatto che in Castel Nuovo o Maschio Angioino al tempo del suo regno, furono rinvenuti scheletri e carcasse umane di molti uomini fra nobili e servi, dati in pasto al leggendario Coccodrillo, avido di carne umana e adoperato per far sparire dal reame, i nemici e gli amanti di una notte.

 

Una situazione simile e ancora più leggendaria, si ripeteva nella cripta della Chiesa di Santa Maria del Pozzo a Somma Vesuviana, dove si narra che a calar della sera, la regina Giovanna incontrasse i suoi amanti in gran segreto, percorrendo una serie di cunicoli sotterranei tra Napoli e la zona vesuviana a bordo della sua Carrozza d’Oro, dal valore inestimabile.
Il seguito di quegli incontri amorosi prometteva sempre lo stesso epilogo: dopo che la sovrana aveva consumato il suo appetito sessuale, gli amanti venivano buttati giù da un forte di epoca romana, a ridosso del Castello D’Alagno, luogo non molto distante dalla cripta di origine pagana di Santa Maria del Pozzo, percorribile soltanto dal ventre del sottosuolo.

 

La leggenda popolare tramanda che in alcuni di questi cunicoli sotterranei (mai rinvenuti del tutto) sia stata sepolta la mitica Carrozza d’Oro della regina Giovanna II, lavorata tutta in oro puro dal valore inestimabile e in attesa che venga alla luce. La caccia al tesoro di questo prezioso ritrovamento tramandato da padre in figlio, ha alimentato la fantasia popolare degli abitanti di Somma Vesuviana sin dagli anni trenta e nel dopoguerra, nella vana speranza di riuscire ad individuare il punto esatto dove è stata sepolta la carrozza. C’è stato chi addirittura si è rivolto ad un sensitivo pur di trovare l’agognato premio. E’ solo una leggenda o davvero esiste la carrozza?

L’esistenza dei cunicoli segreti della regina Giovanna è un fatto reale e non leggendario; molti abitanti del posto affermano di aver percorso queste cavità nascoste e che in parte sono state interrotte o riempite di detriti. Questo lungo tunnel collegava la zona detta la Starza della Regina con la Chiesa di Santa Maria del Pozzo e probabilmente anche con il Castello D’Alagno o De Curtis, i luoghi cardini percorsi dalla regina, quando incontrava i suoi favoriti.
La credenza popolare afferma che chiunque si introduce nei cunicoli e si avvicina alla Carrozza (ammettendo che la trovi) viene colto da un segno inequivocabile: improvvisamente la luce elettrica di una pila o torcia smette di funzionare, lasciando posto al buio; in tal modo il viaggiatore sarà costretto a interrompere il suo percorso, alla ricerca della carrozza dorata.
Si direbbe una maledizione imposta dalla Giovanna II che non vuole che si trovi la sua Carrozza d’Oro.
Si presume infatti che la maggior parte di queste cavità, grotte e cunicoli percorsi dalla regina Giovanna II, fossero già esistenti in età romana, impiegate come rete idrica, un canale di raccolta dell’acqua che culminava in una serie di cisterne. Insomma parti di un’ acquedotto romano del Serino.
Nei pressi del sito Starza della Regina, gli scavi confermano l’esistenza di questi cunicoli che si concentrano sotto la Chiesa di Santa Maria del Pozzo, e che si diramano in vari punti; alcuni conducono a Napoli (sotto al Maschio Angioino) a Portici, a San Giorgio a Cremano, a Nola, ma difficilmente percorribili con una carrozza in quanto stretti e tortuosi.

 

Curiosità: Secondo ricostruzioni ipotetiche, formulate dai celebri autori Villani e Summonte, sotto la Chiesa di Santa Maria del Pozzo, sarebbe stata individuata (non di persona) la sorgente del mitico fiume Sebeto che un tempo attraversava Napoli ma scomparso misteriosamente. Un fiume anch’esso leggendario e avvolto nel mito e nel mistero, citato sin dall’antichità e che a memoria di quel prodigioso evento, vige una bellissima fontana dedicata al Dio fluviale Sebeto, su via Partenope.



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