Sanremo, i cantanti napoletani che hanno fatto la storia del Festival: da Ranieri a Geolier
Dalla grande tradizione partenopea ai protagonisti contemporanei: quando Napoli conquista l’Ariston.
Quando si parla di Festival di Sanremo, è impossibile non pensare al contributo decisivo degli artisti napoletani nel corso degli anni. La canzone partenopea, oltre a segnare pagine indimenticabili della musica italiana, ha addirittura anticipato la nascita stessa della kermesse ligure. Tra grandi voci e nuove generazioni, Napoli ha portato sul palco dell’Ariston emozioni, stile e identità, attraversando oltre settant’anni di storia del Festival.
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Le radici: quando la canzone napoletana arrivò a Sanremo
Il legame tra Napoli e Sanremo affonda le sue radici prima ancora che il Festival della Canzone Italiana nascesse. Tra il 1931 e il 1932, proprio al Casinò Municipale di Sanremo si tenne il primo “Festival Napoletano”, organizzato da Ernesto Murolo, padre del grande Roberto, insieme a Ernesto Tagliaferri. Un’esperienza che, di fatto, aprì la strada alla nascita del Festival come lo conosciamo oggi 20 anni dopo.

La presenza partenopea all’Ariston diventa concreta per la prima volta nel 1952, quando Franco Ricci conquista il terzo posto insieme a Gino Latilla con “…e la barca tornò sola”. È solo l’inizio di una lunga storia. Negli anni sessanta arriva uno dei protagonisti assoluti: Peppino di Capri, che porterà a Sanremo il ritmo travolgente del twist e vincerà due volte, nel 1973 con “Un grande amore e niente più” e nel 1976 con “Non lo faccio più”. Nel 1975, Angela Luce si classifica seconda con “Ipocrisia”. Poco dopo debutta anche Massimo Ranieri, destinato a entrare nella leggenda con il trionfo del 1988 grazie a “Perdere l’amore”.

Da Nino D’Angelo a Geolier, Napoli non ha mai lasciato l’Ariston
Gli anni Ottanta e Novanta vedono Napoli sempre più protagonista. Eduardo De Crescenzo colleziona numerose partecipazioni, mentre Lina Sastri e Marisa Laurito portano sul palco una forte impronta teatrale e identitaria. Nel 1986 arriva Nino D’Angelo, che riporta con forza il napoletano a Sanremo. Iconica la sua “Senza giacca e cravatta” nel 1999, tornerà poi nel 2010 con “Jammo jà” insieme a Maria Nazionale. Proprio Maria Nazionale sarà protagonista anche nel 2013, quando salirà sul palco dell’Ariston con il brano “È colpa mia”, confermando la continuità della grande tradizione vocale napoletana nel Festival.
Non manca la presenza di icone assolute come Renato Carosone, in gara nel 1989 con “‘Na canzuncella doce doce”, e il successo dei giovani talenti: nel 1994, Gigi Finizio vince Sanremo Giovani con “Scacco Matto”.
Con il nuovo millennio si apre la stagione di Gigi D’Alessio, che usa il Festival come trampolino nazionale, seguito dal terzo posto di Sal Da Vinci nel 2009 con “Non riesco a farti innamorare”. Negli anni più recenti Napoli continua a innovare. Nel 2014, un giovanissimo Rocco Hunt vince Sanremo Giovani con “‘Nu juorno buono”, primo trionfo rap nella storia della manifestazione.

Nel 2016, Clementino porta la sua energia urban sul palco, mentre nel 2024 Geolier catalizza l’attenzione nazionale con un brano quasi interamente in napoletano, classificandosi secondo tra le polemiche e confermando quanto la scena partenopea sia ancora oggi centrale per il Festival.

Anche quest’anno, la città del Vesuvio vanta un’importante rappresentanza sul palco dell’Ariston tra big, giovani, ospiti e autori di grande successo.
Sanremo cambia nel corso degli anni, ma Napoli resta senza dubbio una delle sue anime più autentiche.

