San Francesco Caracciolo: storia di un patrono di Napoli

Giovanna Iengo

Napoli è ricca di patroni. Conosciamo ora San Francesco Caracciolo.

 

Il legame tra Napoli e la fede è molto presente nella quotidianità della città. Napoli è dotata davvero di tanti patroni. E tra questi c’è San Francesco Caracciolo.

 

La vita di Francesco Caracciolo

Nacque come Ascanio Caracciolo il 13 ottobre del 1563, da don Ferrante, signore di Villa Santa Maria, e da Isabella Barattucci, nobildonna di Teano.

Fu colpito da una malattia, l’elefantiasi, a soli ventidue anni, per la quale il suo volto si sfigurò. Già molto portato per le materie ecclesiastiche, sin dalla sua rigida educazione nobiliare, promise di lasciare tutte le sue ricchezze e dedicarsi allo stato ecclesiastico se fosse guarito. Lo fu e si trasferì a Napoli per mantenere la promessa. Lì si occupò ampiamente alla cura dei più deboli, mentre studiava gli scritti teologici di san Tommaso d’Aquino.

 

I Chierici Regolari Minori

Si iscrisse anche alla Compagnia dei Bianchi, una confraternita finalizzata all’assistenza ai carcerati e ai condannati a morte. Qui vi era un suo omonimo. Arrivò ad Ascanio, al posto dell’altro, una lettera da Giovanni Agostino Adorno e Fabrizio Caracciolo per errore. Questi ultimi volevano si unisse a loro per dar vita a una nuova congregazione religiosa. Credettero che l’omonimia fosse un segno divino e quindi lo accolsero come fondatore dell’istituto.
Si ritirarono nell’eremo dei Camaldoli di San Salvatore. Lì i tre si occuparono di stendere la regola della congregazione che sarebbe diventata quella dei Chierici Regolari Minori. Poi Ascanio e Fabrizio si diressero a Roma da Papa Sisto V che approvò con la bolla Sacrae religionis del primo luglio del 1588.

 

Il 9 aprile del 1589 Ascanio divenne Francesco – dal significato di libero – con la sua solenne professione dei voti. Diventò poi, alla morte di Adorno, il superiore generale dell’ordine, diffondendolo ampiamente in Italia e all’estero, partendo dalla Spagna.
Nel 1607 lasciò l’ordine, desiderando non ricoprire più cariche. Per il gran lavoro svolto al suo interno, i Chierici Regolari Minori vennero chiamati caracciolini.
A quei tempi, la congregazione dell’Oratorio di Agnone mostrò interesse nell’unirsi ai caracciolini. Francesco perciò li raggiunse per discutere della questione. Morì lì, in procinto di tornare a Napoli.

 

Il culto

Si attribuisce all’uomo la guarigione di un cosiddetto rattrappito nel giugno del 1608, mentre si svolgevano i funerali di Francesco. Fu poi beatificato da Papa Clemente XIV il 10 settembre del 1770. Infine venne proclamato santo da Papa Pio VII il 24 maggio del 1807. San Francesco Caracciolo è divenuto compatrono di Napoli nel 1840, oltre che patrono dei congressi eucaristici d’Abruzzo e dei cuochi d’Italia.



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