San Ciro: il culto millenario del protettore degli ammalati

Martina Guaccio

 

III secolo, impero romano. Al potere, l’imperatore Diocleziano, dopo aver consultato l’oracolo di Apollo, interpretò il responso a suo modo, considerandolo un via libera a quella che era la sua folle idea: perseguitare i Cristiani. In quel periodo, ad Alessandria d’Egitto un medico, di nome Ciro, esercitava la sua attività, aiutando, senza richiedere alcun compenso, (da qui la definizione anargiro, ossia senza argento) tutti coloro che ne avessero bisogno. Grazie alla sua fede, riuscì a convertire molti pagani del tempo al Cristianesimo, ma proprio allora Diocleziano avviò una campagna di persecuzione contro chiunque rinnegasse gli Dei a favore della nuova e dilagante religione.

 

Tra maghi, indovini ed astrologi, Ciro fu anch’egli perseguitato e costretto ad abbandonare la città, ritirandosi in Arabia dove dedicò il suo tempo alla preghiera, conducendo una vita monastica. Una volta ritornato ad Alessandria con il suo discepolo Giovanni, Ciro intervenne in soccorso a tre ragazzine arrestate perché cristiane. Il governatore non ebbe dubbi e si adoperò per punire i due. Si dice che Ciro sia stato condannato ad una morte lunga e crudele: una volta immerso nella pece bollente, sopravvisse e per questo si pensò alla decapitazione. Il martirio avvenne il 31 gennaio 303, giorno che oggi noi conosciamo come dedicato a San Ciro, il protettore degli ammalati.

 

Il culto di San Ciro a Portici

Oggi è tra i santi più invocati di Napoli e dintorni. In particolare a Portici, cittadina alle pendici del Vesuvio, San Ciro è il santo patrono dal 1776, dai tempi dei Borbone. Questi ultimi, noti per la profonda devozione al cristianesimo e a San Ciro, commissionarono l’attuale statua lignea venerata dai porticesi sin dal 1770. Giuseppe Moscatelli, sacerdote di Portici in ottimi rapporti con la famiglia Reale, fu il portavoce di un culto che divenne sempre più forte e profondo tra il popolo porticese. Fu lui, infatti, a richiedere di portare, dalla Chiesa del Gesù Nuovo di Napoli, parte delle reliquie del Santo a Portici. E fu ad opera sua che il popolo, nel 1764, anno dell’epidemia di peste, iniziò a rivolgersi con devozione al santo degli ammalati, invocandone la protezione.

 

La festa di San Ciro

Portici oggi mantiene vivo questo legame celebrando il Santo in due occasioni: la prima ricade il 31 gennaio, giorno che ricorda la data del martirio di San Ciro. Celebrazioni solenni nell’omonima chiesa ed una suggestiva illuminazione animano la piazza dedicata al medico anargiro. Nelle decorazioni e negli indumenti indossati dai devoti, ricorrente è l’amaranto, il colore del saio del santo, ormai identificato come “color San Ciro”.

 

La prima domenica di maggio, invece, con l’estate alle porte, San Ciro viene celebrato in grande con una lunga ed emozionante processione della statua. Se anni fa il rito richiedeva un’intera giornata, percorrendo ogni vicolo della città, oggi la processione riguarda solo alcune vie, privilegiando quelle principali, dove centinaia di devoti attendono con ansia il passaggio del Santo, onorandolo con petali e coriandoli. I porticesi, per l’occasione, sfoggiano ai balconi preziose coperte e tappeti di fiori, gli stessi che possiamo ritrovare per le strade calpestate in processione dal Santo. Vere e proprie opere d’arte floreali che riproducono San Ciro o invocazioni allo stesso. Verso sera, al termine della processione, in piazza San Ciro, una grande folla si riunisce davanti alla Chiesa per la celebrazione finale, presieduta dal Cardinale di Napoli. Preghiere e commozione accompagnano così la statua del Santo alla sua postazione abituale, affianco all’altare.

 

Quella di San Ciro è una festa emozionante, un culto ben radicato che coinvolge da secoli le famiglie porticesi e napoletane, di generazione in generazione



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