Roscigno Vecchia definita la “Pompei del ‘900”

Carla Glorioso
Roscigno Vecchia definita la “Pompei del ‘900”
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Roscigno è senza dubbio uno dei paesi abbandonati più famosi d’Italia, così come Apice è chiamata la “Pompei del ‘900”. Verso gli anni 50 e 60 del Novecento subisce un forte spopolamento che ne ha poi decretato il definitivo stato di abbandono; le cause sono legate alla geografia del territorio come frane, dunque, a fenomeni di tipo ambientale.

 

L’Italia è una sorpresa continua con i suoi innumerevoli borghi abbandonati, cristallizzati nel tempo e per questo definiti “fantasma”. Le cause dell’abbandono sono diverse e fanno riferimento alla geografia del territorio e a fenomeni particolari sia di tipo ambientale che socio-economico.

 

Roscigno Vecchia è senza dubbio uno dei paesi abbandonati più famosi d’Italia, con la sua piazza priva di asfalto e dalla geometria unica é un piccolo paesino del Parco Nazionale del Cilento in Campania in provincia di Salerno. In dialetto lucano “Roscigno” significa “usignolo”,questo borgo è stato abbandonato lentamente nel tempo e oggi ne  rimangono i ruderi e la vegetazione che cresce tra i muri. Fu edificato nel X secolo e nacque come iniziale insediamento rurale, dedito in particolar modo all’agricoltura, posto su una collina per difendersi da eventuali nemici provenienti dal mare. Sin dalla sua fondazione, la città si è “trasferita” più a monte per evitare frane, essendo collocata a metà tra i torrenti Maiuri e Piano, da sempre instabili e causa di dissesti e consumo delle rocce.

 

Nei primi anni del Novecento alcuni abitanti di Roscigno sono partiti per gli Stati Uniti in cerca di un futuro migliore. Il paese è rimasto abitato fino agli anni Sessanta, quando gli emigrati negli Stati Uniti e in Svizzera hanno mandato soldi ai nonni e han permesso loro di trasferirsi in case più sicure a Roscigno Nuova. Taluni ipotizzano che il borgo si sia spostato ripetutamente a causa  dei movimenti franosi e Roscigno Nuova sia la quarta o quinta ricostruzione nel corso della millenaria storia del borgo. Fino agli anni ‘80 hanno resistito tre abitanti, che oggi purtroppo non ci sono più: zi’ Luigi, con la sua “Nazionale” fra le dita; Grazia che lavava i panni nella fontana; Dorina che aveva lasciato l’abito da suora per “pregare meglio Dio” nella natura del Cilento.

 

Nel 1982 il giornalista Onorato Volzone, che scriveva per Il Mattino aveva scoperto questo piccolo borgo, definendolo “Pompei del ‘900”; da questa denuncia, la storica Maria Laura Castellano è riuscita a documentare la vita di questi ultimi abitanti, testimoni di una cultura contadina, che la storica ha accuratamente catalogato, descritto, raccolto, fino a trasformarla in un museo, il primo della Campania su questo tema. Purtroppo però, il progetto ha avuto dei problemi e gran parte dei finanziamenti erogati dall’Unione Europea non sono stati utilizzati per il completamento di questo museo.

 

Il borgo era quindi destinato a scomparire e il lavoro di Maria Laura Castellano a perdersi se un anziano, Giuseppe Spagnuolo, non si fosse trasferito abusivamente a Roscigno Vecchia, facendo da guida turistica per i curiosi che ancora arrivano e custodendo i ruderi e gli attrezzi che sono rimasti. Ancora oggi si può quindi visitare questa piccola testimonianza di un’epoca ormai remota.

 

Da Roscigno nuova c’è una strada sterrata che porta in questo piccolo borgo; entrando in paese, si incontra un piccolo campo ancora utilizzato per l’allevamento di cavalli, tra case in completo abbandono; proseguendo sulla via, si passa sotto una puntellatura di contrasto e alla fine si arriva in piazza Giovanni Nicotera che Andrea Semplici descrive così: “Non è una vera piazza, non assomiglia a nessun’altra al mondo. Non ha selciato, è una grande radura. Sì, c’è la fontana, ci sono gli alberi, c’è il perimetro  irregolare di case di pietra. Alcune sono state restaurate, altre sono pericolanti, altre ancora sbriciolate. E poi mura crollate, travi spezzate, solai sfondati. Ci sono portali di pietra, le antiche botteghe sbarrate e in rovina. La fucina del fabbro, le stalle, le cantine. Poi c’è la chiesa: San Nicola. La grande Chiesa Madre: settecentesca, elegante, sconsacrata. È stata abbandonata quasi mezzo secolo fa. […] Penso che Roscigno Vecchia sia un bene comune. Riusciranno i rosignoli a gettar  via malanimi e risentimenti? Questa piazza regala nostalgia, memoria, serenità. Felicità, credo. A notte, potrei giurarlo, il paese sembra davvero rivivere“.



Comments to Roscigno Vecchia definita la “Pompei del ‘900”

  • È possibile acquistare un immobile a Roscigno vecchia ?

    Marco 20 dicembre 2017 6:44 Rispondi

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