Rescigno cucina partenopea, il ristorante “a vocazione popolare” dello storico brand partenopeo
Ai nastri di partenza, nell’iconica Via Foria, l’ultimo arrivato nella famiglia Rescigno, sotto l’egida della convivialità e accoglienza di casa.
“Non mangiare nulla che tua nonna non riconoscerebbe come cibo” sosteneva Micheal Pollan, giornalista e saggista statunitense, specializzato nella divulgazione eno-gastronomica: una frase che la famiglia napoletana Rescigno ha eletto a filosofia di vita ed operato lavorativo, radicato saggiamente negli anni.
I fondatori sono Antonio Rescigno e Maria, che negli anni – sin dai primi del novecento – hanno saputo costruire una storia personale e professionale dipanatasi da un nucleo tradizionale, quello della panificazione: la loro azienda, specializzata nei prodotti da forno e lievitati, è divenuta negli anni un punto di riferimento per i napoletani e non solo, a cagione dell’eccellente qualità della materia prima e del retaggio tramandato.

Oggi la conduzione è passata agli attuali proprietari Annalisa, Daniela e Mimmo, che hanno mirato all’allargamento della proposta commerciale, in un’ottica sinergica, paradigmatica dell’identità locale: la propulsione è sempre affidata al centro storico, laddove si distribuiscono le attuali propaggini, dal bar alla macelleria “A Chianca”, passando per il pub “Foria 46”, arrivando all’ultimo venuto “Rescigno Cucina Partenopea”, forse il loro progetto più ambizioso, che abbiamo visitato per l’occasione.
Per ciò che concerne gli aspetti segnatamente eno-gastronomici, grande risalto ovviamente conferito ai classici della gastronomia regionale, con la riscoperta di ricette pregne di valenze nostalgiche, tramite l’impiego di prodotti da “filiera autoctona” Rescigno: interessante e moderna l’inserimento dell’opzione “senza glutine” e la soddisfacente – seppur non estesa – carta dei vini, con una sagace alternanza fra piccole realtà e aziende più “mainstream”.

Il menù
Passando al menù proposto, gustosi e compositi gli appetizer, con una grande attenzione devoluta alla fragranza – in special modo delle fritture – e consistenze: il fiore di zucca – in dialetto “fiorillo” – la parmigiana di melenzane (opulenta come vuole la tradizione), la bruschetta alici e agrumi, la tartare di manzo – selezione a chianc’ naturalmente – e i deliziosi tocchetti di baccalà con friarielli, dissalati alla perfezione, seppure con una verdura non di stagione.

Il binomio di primi “lardiata” e “pasta e fasule del pescatore” vede il secondo primeggiare, con una eccellente guarnizione di frutti di mare, dalla freschezza assoluta: dai lupini alle vongole, passando per le cozze, terminando con i tartufi e le noci di mare, una varietà da fare invidia ai ristoranti di mare più specializzati.
Chiude la teoria il reparto dessert, con un bonbon di dolci dalla contigua selezione di pasticceria, inclusivi di babà, delizie al limone e croccante all’amarena: in pairing proposta, sulle preparazioni salate, la Costa D’Amalfi D.O.C. 2022 Marisa Cuomo – un rosato di grande estrazione e persistenza, quantomai duttile – e sui dessert l’eccellente ed iconica liquirizia della nostra vecchia conoscenza Alma De Lux, in un packaging personalizzato per l’occasione, naturalmente dipinto a mano.


