Quando la guerra distrugge una storia: il borgo abbandonato di San Pietro Infine
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San Pietro Infine è un affascinante borgo campano abbandonato, dove il tempo si è sorprendentemente fermato. Il nome si rifà molto probabilmente al culto dell’omonimo Santo e “Infine” dà una chiara indicazione della sua ubicazione: il borgo, infatti, segna il confine tra tre regioni italiane, in provincia di Caserta, tra la Campania, il Lazio ed il Molise.
Le origini del borgo
Le sue origini sono chiaramente medievali, come suggeriscono i vicoli stretti e i resti a noi pervenuti degli edifici in pietra calcarea e i tetti in legname. Il borgo si sviluppò sotto l’influenza della potente Abbazia di Montecassino, poco distante da lì, appena 13 km. Si dice che la sua storia ebbe inizio con i Sanniti ed Osciti già a partire dal IV secolo a.C., nel periodo della Roma Repubblicana; altri studi addirittura fanno risalire l’origine di San Pietro Infine a 350 mila anni fa, dopo il ritrovamento nell’area di alcune orme (le famose Ciampate del diavolo, a pochi km da lì) che fanno pensare ad un possibile insediamento dell’Homo Heidelbergensis. Grazie alla sua posizione strategica, la storia attribuì in più occasioni al borgo un ruolo da protagonista, dapprima in occasione dell’Unità d’Italia, quando iniziarono a scoppiare le prime rivolte e tumulti al sud e quando, successivamente, ebbe inizio il fenomeno del brigantaggio.
San Pietro Infine e la Grande Guerra
A San Pietro Infine, però, il tempo sembra essersi fermato al 1944, quando la Seconda Guerra Mondiale portò morte e distruzione. Nel 1943, infatti, gli Alleati risalirono l’Italia scontrandosi con le truppe tedesche lungo alcune linee di fortificazione; data la posizione vantaggiosa di San Pietro Infine, posta lungo la linea Bernhardt, i tedeschi occuparono il borgo e gli Alleati decisero di attaccare i nemici con bombardamenti distruttivi. Gli abitanti che non riuscirono a scappare, si rifugiarono per mesi in grotte scavate nelle montagne. Non tutti ebbero scampo alla crudeltà della guerra: nell’assedio circa 135 abitanti su una popolazione di meno di duemila persone, persero la vita. La battaglia di San Pietro del dicembre ‘43 fu solo un’anticipazione di ciò che avvenne poco dopo a Cassino, tra il gennaio e maggio del 1944; una battaglia che rappresentò una delle operazioni militari più importanti che permise agli Alleati di risalire fino a Roma.
Il borgo come set cinematografico
John Huston immortalò i tristi momenti nel celebre documentario “The Battle of San Pietro”, un crudo racconto di come il paese venne completamente distrutto dalla Seconda Guerra Mondiale. Ma San Pietro Infine divenne noto anche per la celebre pellicola del regista Mario Monicelli, che scelse il borgo abbandonato come set cinematografico per “La Grande Guerra”, girato nel 1959 con Vittorio Gassman e Alberto Sordi.
San Pietro Infine oggi
Negli anni ’50 gli abitanti di San Pietro Infine ricostruirono a valle le loro case, lasciando per sempre il paese arroccato, rimasto fermo agli anni della guerra, tra rocce e vegetazione. Oggi, per mantenere viva la storia del borgo, è stato istituito un museo multimediale, un vero Parco della Memoria Storica, in cui è possibile rivivere la seconda guerra mondiale ed i suoi effetti devastanti. Nel 2008 San Pietro Infine è stato dichiarato Monumento Nazionale ed il borgo è stato omaggiato dallo Stato italiano con una Medaglia d’oro al merito civile. Ciò che rimane di San Pietro Infine sono lunghe scalinate in pietra, in parte dissestate, in parte dominate dalla vegetazione, una chiesa che testimonia l’antico splendore e vecchie abitazioni in pietra, i cui resti bombardati, raccontano di un tempo che non c’è più.
Come arrivare a San Pietro Infine
Il comune dista 5 km dall’autostrada A2 Roma-Napoli, con uscita al casello di S.Vittore, proseguendo lungo la nazionale Casilina che dista 1 km dal bivio di S.Pietro Infine.

