Quando a Torregaveta i romani coltivano frutti di mare

Valentina Cosentino
Quando a Torregaveta i romani coltivano frutti di mare
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Torregaveta è l’ultima stazione della Cumana, ma è la sua storia non inizia con la ferrovia, qui un nobile romano costruì la sua incredibile dimora.

Torregaveta è molte cose: una spiaggia animata del litorale flegreo, una villa in cui si organizzano matrimoni, l’ultima fermata di una importante e antica ferrovia, un pontile di antica fama e tanto ancora. Ma prima di tutto questo un ricchissimo e nobile romano proprio su questo spettacolare promontorio aveva costruito la sua villa.

Il suo nome era Servilio Vatia. I resti della villa, oggi, purtroppo, sono davvero mal ridotti e si nascondono qui e lì sul promontorio e sotto un ristorante rinomato, e un po’ sott’acqua per il bradisismo. Per fortuna di questo fortunato nobile romano e della sua meraviglia abbiamo notizie abbastanza precise grazie ad un caro amico di Servilio, addirittura dall’illustre Seneca.

Lo scrittore ci racconta dell’amico Servilio, nobile romano discendente di una ricca e potente famiglia senatoria che preferì alla carriera politica il ritiro in questa residenza lontano dalla vita di Roma. Proprio per questo suo atteggiamento di distacco dagli affanni e dalle preoccupazioni della vita materiale viene, appunto, lodato dallo scrittore.

Seneca, tuttavia, non solo ci permette di conoscere l’indole e la vita del proprietario, ma è anche la nostra fonte più importante per la descrizione architettonica delle strutture oggi per lo più perdute.

Si conservano una serie di ambienti voltati, di cisterne, esedre e canali in sistema a terrazze che occupava tutto il territorio e la spiaggia circostante, almeno fino al Fusaro, dove si conserva il canale che collegava e che collega, appunto, il Fusaro al mare e costituiva forse uno degli accessi della villa.

Le strutture sommerse della villa conservano traccia di vasche e altri appressamenti che possono far pensare come in altri casi simili che venisse praticato l‘allevamento di pesci e frutti di mare.

La sistemazione a terrazze garantiva scorci di incredibile bellezza e le sale a picco sul mare, riccamente decorate, dovevano essere davvero uno spettacolo per gli occhi e per l’anima.

Ma la storia di Torregaveta non è solo quella del tempo dei romani, infatti l’amena spiaggia conobbe un altro momento di grande sviluppo quando si decide già alla fine dell’ottocento di costruire una linea ferroviaria che rendesse più agevole il trasporto verso le isole flegree da Napoli: un linea su rotaia che corresse da Napoli, da Montesanto, fino a qui. Da qui sarebbero partiti i mezzi navali di collegamento alle isole.
Fu così che dopo la ferrovia si iniziò a costruire il pontile per l’attracco delle navi. Ma i fondali bassi non consentivano che imbarcazioni troppo grandi arrivassero fin qui e si sviluppò anche un servizio aggiuntivo di sbarco.

Così grazie alla linea ferroviaria e al pontile Torregaveta conobbe un momento di grande sviluppo, il pontile fu risistemato ed allestito in maniera “moderna” con luci e parapetti. Siamo con questi interventi, ormai agli anni cinquanta e proprio quando tutto è pronto per un salto di qualità, si decide di traferire tutto il traffico su Pozzuoli.

Di tutta questa lunga e ricca storia oggi restano le vestigia di una villa, una stazione forse da recuperare, ma sicuramente resta il fascino di una spiaggia che ha conosciuto tempi e storie di incredibile varietà, dal nobile romano desideroso di quiete alle infinite storie dei viaggiatori che da qui lasciavano la terraferma per soggiorni più o meno brevi sulle incantevoli isole del golfo.

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Comments to Quando a Torregaveta i romani coltivano frutti di mare

  • Ottimo

    Saverio 9 settembre 2016 15:53 Rispondi

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