Punta Castello, degustazione nelle grotte e turismo esperienziale nei Campi Flegrei
Sotto l’egida dell’archeo-eno-gastronomia il nuovo progetto degli imprenditori Alessandro Laringe e Francesca Cozzolino, con eventi esclusivi in antichi luoghi romani in Bacoli.
Inaugura il “cave food experience”, fine-dining e enologia Flegrea nelle meraviglie naturalistiche di Punta Castello, un antico bagno termale di epoca romana, “balneum imperatoris”, legato al culto di Apollo e Diana, con panorami evocativi unici al mondo.
Alessandro Laringe è imprenditore illuminato e lungimirante, amante dei luoghi aviti e delle meraviglie della zona Flegrea: insieme al fratello Roberto Laringe – presidente di Federalberghi Campi Flegrei – e Fabio Pagano, direttore del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, rievoca una temperie culturale dimenticata, quella della “dolce vita antica”, dando la stura ad una serie di eventi per la stagione estiva, in luoghi iconici purtroppo dimenticati.
Ecco sovvenire le “esperienze sinestetiche” fatte di gusto e cultura, tanto amate dall’asset proprietario, con una contemporaneità che diviene sinonimo di turismo esperienziale, rifuggendo dal modello delle visite “mordi e fuggi da social” oggi tanto inveterato: si cena a lume di candele nelle splendide grotte di Punta Castello, a picco sul mare, con la linea della costa a delimitare il litorale fra Tritoli e Punta dell’Epitaffio, rapiti dal fascino antico del mare.
Il parco archeologico come entità dunque da vivere nella sua interezza, magari trattenendosi a pernottare in uno degli splendidi alberghi e resort della zona, alfine di apprezzarne il retaggio culturale e antropologico in toto: quale miglior angolazione di quella eno-gastronomica, se è vero che per anni il cibo – e l’enologia, ca va sans dire – ha rappresentato un notabile volano per ricostruire usi e costumi di epoche trascorse.
La degustazione in rotta
Executive chef, per la degustazione che abbiamo provato nelle splendidi anfratti naturali della zona, il trentottenne Cristian Ascenzi – importanti esperienze in Francia, Grecia e Belgio – adiuvato da Pasquale Schiano, con menù che variano ogni mese, e prodotti ovviamente stagionali “a chilometro zero”, con abbinate referenze enologiche altrettanto “autarchiche”.
Fra gli amous-bouche, il “nido cristallizzato con ostrica marinata, gelèe di Piedirosso in mirepoix di gelso selvatico” ha forse un’acidità eccessiva, mentre mirabile è l’equilibrio della “tartare di dentice con melannurca, mayo al lime, aneto selvatico e germogli di piselli Santa Croce”.

Il “tentacolo di polpo brasato alle erbe, cicerchia in doppia consistenza e pomodoro cannellino flegreo confit” rivitalizza un piatto d’antan sotto la lente dell’identità flegrea, facendo egregiamente il paio con il primo “fusillone Leonessa con salsa al datterino, ricciola cotta cruda e cozze fritte di Miseno”, forse da rifinire in merito alle consistenze degli ingredienti.

Si conclude con il rigore “filologico” del “trancio di spigola in doppia cottura, mayo di bufala, cicoria romana e asparagi alle erbe spontanee del Monto Nuovo”: una nota di merito per il comparto dessert, con piccola pasticceria e la delicatezza della “tartelletta ai frutti rossi, pan di spagna al limoncello e spumoso al limone”.

Quasi “antologica” la teoria delle referenze enologiche in pairing, tutti vessilli identitari dell’identità flegrea, alternati all’altra zona regionale più vocata, l’irpinia.
Si parte dalle bollicine da metodo classico di Greco di Tufo “Corte dei Roberto Brut”, proposto sugli appetizer, seguito dalla stratificazione aromatica e complessità del “Tenuta Jossa Campi Flegrei D.O.C. 2020” di Cantina Astroni: a susseguirsi, il Greco di Tufo DO.C.G. Riserva Oikos dell’azienda Fonzone in Paternopoli, per concludere, il fascino diuturno del Piedirosso D.O.P. dei Campi Flegrei di Contrada Salandra, e il “Privilegio – Irpinia Fiano Passito D.O.C. 2022” dell’azienda Feudi di San Gregorio.

