Pulcinella, Tartaglia e Scaramuccia, la storia delle tre maschere del Carnevale napoletano

Arte e Cultura
Articolo di , 15 Feb 2021

Le tradizioni carnevalesche a Napoli  affondano le radici in secoli di storia. Nonostante, in un primo momento, le celebrazioni del Carnevale venissero considerate appannaggio di pochi, infatti, a partire dalla seconda metà del XVII Secolo, anche la sudditanza decise di scendere in piazza, intenta a colorare la propria giornata con scherzi e travestimenti popolari. Il Carnevale divenne una festa molto sentita a Napoli a partire dal regno di Carlo di Borbone che era solito allestire grandi festeggiamenti in tutta la città. Sfilate, maschere, carri e cuccagne delineavano i festeggiamenti, ma i veri protagonisti del Carnevale napoletano sono, sin dalla notte dei tempi, le tre maschere di Pulcinella, Tartaglia e Scaramuccia.

La storia delle tre maschere del Carnevale napoletano: Pulcinella

Introdotte con la Commedia dell’Arte, le tre maschere simbolo della tradizione carnevalesca napoletana incarnano tratti esilaranti, contraddittori e al contempo ironici che definiscono il variegato popolo partenopeo. Un’ostentazione eccessiva nelle movenze ed un carattere puramente caricaturale contraddistingue le maschere, nate col solo scopo di far esercitare gli attori a teatro, spingendoli verso l’improvvisazione. Le maschere della Commedia dell’arte riflettono, seppur con una fortissima ironia, il diretto contatto con i ceti sociali più disparati.  Celeberrimo protagonista del Carnevale napoletano, citiamo in primis Pulcinella. Maschera conosciutissima in tutto il mondo, vestita di bianco, con camicione e pantaloni larghi e l’iconica mezza maschera nera dal naso curvo.

 

Pulcinella rappresenta Napoli nella sua natura controversa e madida di sfaccettature. Teatrale, disincantato, vitale e generoso, Pulcinella cela un lato oscuro, furbo, malinconico e opportunista. Mentre per alcuni, la nascita di Pulcinella sia legata al teatro antico, altri pensano provenga dall’attore Silvio Fiorillo. La storia della sua figura, tra mito e realtà, però, oscilla da secoli tra interessanti storie sacre e misteriose leggende profane. Studiato e approfondito oltremodo da interpreti del calibro di Eduardo De Filippo, lo spirito di Pulcinella va ricercato negli esempi più lampanti della napoletanità, dentro e al di là del palcoscenico del teatro.

 

Il goffo giudice Tartaglia dalle discusse origini 

In molti attribuiscono alle zone del veronese l’origine della maschera di Tartaglia. In ogni caso, fu a Napoli che, i suoi tratti più distintivi ebbero modo di finire in risalto. Anziano presuntuoso e fin troppo indisponente, Tartaglia ha un pessimo gusto in fatto di abiti. Il suo aspetto goffo e, a tratti, grottesco dati i lineamenti marcati e la calvizie, poi, non lo aiutano affatto nelle presentazioni. La maschera di Tartaglia indossa un abito verde e giallo, accompagnato da calze bianche, cappello grigio e mantello in tinta col vestito. Tartaglia è balbuziente e, dal suo nome, deriva il verbo italiano “tartagliare”. A teatro, il personaggio veste i panni di giudice o di avvocato dall’innamoramento particolarmente facile. Spesso, il pubblico confonde Tartaglia con la maschera padovana del contadino Menega. Leggenda vorrebbe che, Tartaglia, non sia altri che Menega travestito da giurista per sfuggire alla povertà.

 

La più attaccabrighe delle maschere del Carnevale napoletano, Scaramuccia 

Chiudiamo il nostro articolo sulle maschere protagoniste del Carnevale napoletano con Scaramuccia, d’inventore ignoto. Il pubblicò amò la maschera particolarmente, grazie alle interpretazioni del popolare attore Tiberio Fiorilli. Quella di Scaramuccia è una maschera dai tratti conflittuali, costantemente alle prese con diatribe e screzi di ogni sorta. Scaramuccia è un soldato bugiardo, capace di compiere gesta eroiche solo nelle parole. Un eterno insicuro, collezionista di sconfitte che ama vantare imprese millantate per entrare nelle grazie di giovani donne e malcapitati che hanno la sfortuna di incrociare i loro passi coi suoi. Si trattò di un personaggio di grande successo, portato in Francia col nome di Scaramouche da Molière. Nella sua prima incarnazione, la maschera di Scaramuccia indossava un costume nero, cappellaccio e spada. Tiberio Fiorilli provvide a dargli l’aspetto con cui lo identifichiamo ai nostri giorni, con berretto al capo e chitarra al posto dell’arma.

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