Pulcinella, il mito, la tradizione ed i suoi interpreti

L’origine, il mito, la tradizione di una delle maschere più famose del teatro napoletano.

Il mistero della nascita di Pulcinella

La nascita ufficiale di Pulcinella, maschera napoletana per eccellenza, va fatta risalire nella seconda metà del 1500, con la commedia dell’arte, grazie all’attore Silvio Fiorillo ,che si ispirò ad un rozzo contadino di Acerra, un certo Puccio d’Aniello, per dar vita ad uno dei personaggi più famosi della storia del teatro.

Parliamo di nascita ufficiale infatti perché dietro all’origine di questa maschera vi è tutt’ora un fitto mistero, e molteplici sono i pareri discordanti in merito alla sua collocazione storica.

Per molti studiosi infatti, sembra che la nascita del Pulcinella abbia origini ben più lontane del 1500;essi sostengono la tesi secondo la quale l’origine di questo personaggio è da attribuire al IV secolo a.C., legato alla tradizione delle“ Fabulae Atellanae” ovvero quel tipo di commedia, diffusosi presso la zona tra Aversa e Capua, nel periodo romano, dal carattere giocoso e licenzioso, dove alcuni dei suoi personaggi come Maccus (il ghiottone un po’ sciocco che mangiava di continuo), e Kikirrus( una maschera con l’aspetto di un animale)ricordano entrambe il Pulcinella che, non a caso, è sopravvissuto nella tradizione comica napoletana e che fanno di Pulcinella l’erede e il continuatore del teatro delle Atellane.

Anche per l’attribuzione dello stesso nome ”Pulcinella” ci sono pareri opposti. C’è chi sostiene infatti che nel 1300 questo tipo di termine veniva già usato in alcune poesie per indicare il “cialtrone”; c’è chi invece attribuisce a questo nome un primo interprete Zanni Policiniello per altri deriva semplicemente dall’espressione: piccolo pulcino (pulciniello), perché chi interpretava questo personaggio aveva la caratteristica della voce stridula proprio come quella di un piccolo pulcino.

Dal carattere ricco di sfaccettature, furbo, dalla lingua tagliente, satirico verso i potenti, paladino delle ingiustizie e dei soprusi, ma allo stesso tempo codardo e imbroglione che vive di espedienti e di mille mestieri, mestieri preferibilmente non troppo pesanti, Pulcinella diventa l’emblema del popolo di Napoli.

Incarnando a pieno la plebe napoletana, Pulcinella infatti rappresenta un personaggio che ha acquisito su di se tutti i simboli e i significati del mondo contadino e somiglia a tal punto al popolo partenopeo da utilizzare anche la stessa mimica e gli stessi rituali. Pulcinella infatti gesticola e saltella a più non posso, è scaramantico e come tutti i buoni napoletani teme la iettatura e si serve di corni, campanacci per scacciarla via

Pulcinella, il teatro e i suoi interpreti

Il personaggio di pulcinella si presenta tradizionalmente con abiti bianchi, caratterizzati da una casacca larga e con ampi pantaloni, una cintura nera e scarpe nere, un cappello bianco e una mezza maschera nera dal naso aquilino attraversata da profonde rughe sulle tempie. Chi lo ha interpretato nel corso del tempo ha aggiunto sempre nuove gestualità e particolarità che hanno trasformato questo personaggio rendendolo unico e riconoscibile in tutto il mondo.

Questa maschera raggiunge il suo apice di popolarità nel 1800 con Antonio Petito, con un’interpretazione che aveva poco di copione e molto legato all’improvvisazione. Dopo di lui molti attori nel corso del tempo hanno vestito i panni di questo personaggio che nel frattempo si è evoluto ed ha acquisito caratteristiche sempre più stereotipate come Edoardo De Filippo, Nino Taranto, Massimo Ranieri, Achille Millo e Massimo Troisi.

La forza di un personaggio

Pulcinella è un personaggio dunque universale, conosciuto in tutto il mondo, un personaggio che trae la sua forza dalla sua terra, si fa testimone della classe sociale più disagiata, fa sentire la voce dei più deboli, quella voce che altrimenti resterebbe inascoltata, non si arrende mai, affronta le avversità della vita con il sorriso e con spirito di iniziativa. Pulcinella va visto in tutte le sue sfumature e soprattutto come dice un vecchio detto napoletano “nun verimm a pullcenell solo quand va ncarrozz” ( ovvero non osserviamo Pulcinella solo quando è tranquillamente trasportato dalla carrozza ma osserviamolo quando si affaccenda a lottare per cambiare un mondo che talvolta non va proprio nel verso giusto.)



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