Prontuario indispensabile di formule napoletane per ogni occasione
Che pistolero è un cowboy che gira con la rivoltella scarica? Come lui, un napoletano non può rimanere senza pronunciare espressioni per ogni occasione!
Conoscete anche voi quell’amico che ha una parola, un detto o un proverbio per ogni occasione? Qualsiasi cosa voi gli diciate, ha sempre la risposta pronta. Se è napoletano, probabilmente la risposta sarà nel suo dialetto. Se anche voi desiderate avere sempre l’ultima parola, questo prontuario di emergenza di formule napoletane è proprio quello che fa per voi.
I primi 3 articoli del Prontuario
1) Multe e costi eccessivi
A Napoli multe non se ne pigliano. Qualche malalingua potrebbe dire che non se ne pagano neanche, ma lasciamo stare. In ogni caso multe, tasse, imposte, trattenute, non esiste nulla di tutto ciò.
Il napoletano dirà solo: “m’è arrivata ‘na bella sfugliatella!“
La sfogliatella, miracolo di pasticceria napoletana, incarna la mazzata economica imprevista, generosa. Cosa c’è di meglio, per indorare la pillola del pagare, se non arricchirla di aromi di arancio?
Pagare eccessivamente un servizio tutto sommato non all’altezza del suo prezzo, potrà essere tradotto con “hai pigliato ‘nu bagno” o anche “t’hanno fatto ‘nu buco ‘mpietto“. E se vi viene richiesta una cifra enorme di cui non disponete, potrete esprimere tutta l’inadeguatezza della richiesta con eleganza: “miettele ‘nterra e vire si camminano“.
Ultimo corollario dei teoremi poc’anzi esposti: la conseguenza delle spese eccessive derivanti da tutte queste infami faccende non si esprimerà in euro. I modi di dire, infatti, si adeguano con estrema lentezza al conio attuale: “nun tengo cchiù ‘na lira!”
2) Docenza e insegnamento
Si apre una parentesi ampia. L’importanza dell’insegnamento e in generale dell’educazione culturale nella nostra città è molto più radicata di quanto si pensi. Nonostante il tristissimo ed elevatissimo tasso di abbandono scolastico, la concezione dell’importanza della scuola è palese nella mentalità dei napoletani. Questo può essere presunto da moltissime espressioni della nostra lingua.
All’interno di un gruppo di amici, la persona che avrà studiato di più rispetto agli altri, sarà nominato “‘o prufessore“.
E badate bene, non serve una laurea per raggiungere questo obiettivo. Basterà semplicemente che, in una compagnia di persone un membro sappia fare le divisioni a due cifre. Gli basterà per essere nominato prufessore ad honorem.
Ancora, c’è una locuzione magnifica, espressione della più totale scadenza e tracotanza, che indica la superiorità morale e culturale di chi la pronuncia: “t’aggia ‘mparà e t’aggia perdere“. Sicché chi la pronuncia si erge quale maestro della persone cui si riferisce. E sappiamo bene che il destino del maestro è di perdere il discepolo al quale non ha più nulla da insegnare.
Ciononostante, ricordiamoci sempre che “nisciuno nasce ‘mparato“: a tutti i maestri che si sbattono, è possibile ricordare di abbassare la cresta, se sono troppo severi con i loro giudizi.
3) Morte
Ci addentriamo in un territorio un po’ più delicato e sensibile. Napoli è una città sensibile alla morte. Riderle in faccia è il nostro modo di proteggerci, ma non è vero che non ne abbiamo proprio paura. E così come sappiamo prendere in giro, sappiamo anche carezzare col velluto.
Il napoletano ha dunque trovato dei modi molto delicati per parlare di morte. Si dirà che un parente è “finito“, non è morto. Quando si parla di qualcuno che ha lasciato questo mondo, prenderà il titolo di “bonanema“, il che porta a un ulteriore sotto regola: una persona che non si vede da tempo, diventerà buonanima proprio perché ne si supponeva, scherzosamente, la scomparsa.
Un modo molto meno elegante di rivolgersi alla morte è “s’ha fatto ‘a cartella“. L’origine dell’espressione è controversa. Che si parli della cartella di ospedale? Di una cartella in cui racchiudere tutte le proprie cose e andare via? O ancora dei cartelli mortuari appesi per la città?
Questi erano i primi 3 articoli del prontuario di formule napoletane per ogni occasione. Ovviamente il prontuario non finisce qui e, se vi è stato utile e volete approfondire lo studio, provvederemo a pubblicare gli articoli successivi.

