Procida, dopo 30 anni riapre la Fortezza voluta dai D’Avalos

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Procida, dopo 30 anni riapre la Fortezza voluta dai D’Avalos
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Ad un anno dagli inizi dei lavori sarà presto possibile tornare a visitare le meraviglie di Terra Murata

A pochi chilometri dalla Corricella, a Procida, si sale sul punto più alto dell’isola, Terra Murata, una piccola contrada serena e silenziosa caratterizzata da viuzze, ripide salite e case colori pastello. È proprio in questo incantevole borgo che si trova il Palazzo reale, detto anche “castello”, che fu eretto nel 1563. Il palazzo nobiliare voluto da Innico d’Avalos, figlio di Alfonso e Maria d’Aragona, spalanca finalmente le sue porte dopo più di 30 anni.

Fino ad un anno fa l’ex carcere di Terra Murata, passato dal demanio al Comune di Procida nel 2013, era un luogo inaccessibile a causa delle macerie e dei muri in decadenza che ne impedivano l’accesso. L’amministrazione procidana, guidata da Dino Ambrosino, ha creato un delega ad hoc, la delega a Terra Murata appunto, assegnata all’assessore Antonio Carannante che, dopo un intervento di messa in sicurezza ha assicurato, in poco più di un anno, l’apertura al pubblico entro il 10 settembre prossimo. «Per i fondi disponibili dal 2014 – dice l’assessore Carannante – mancava la gara. Così abbiamo velocizzato i tempi aggiudicando i lavori e la consegna del cantiere è avvenuta a luglio scorso. A giugno abbiamo bandito una manifestazione d’interesse per la gestione delle visite guidate anche in lingua straniera. Hanno aderito ben quattro associazioni procidane». Come riportato dal Corriere del Mezzogiorno, le prime visite dovrebbero fare da preludio a un convegno in programma il 16 settembre, nell’ex chiesa di Santa Margherita, intitolato «L’isola di Procida: la rinascita sostenibile e l’economia della bellezza. Palazzo d’Avalos: un progetto pilota per valorizzare il patrimonio storico e culturale» che metterà insieme istituzioni, università (i rettori Lucio D’Alessandro del Suor Orsola Benincasa ed Elda Morlicchio dell’Orientale) soprintendenze, il Museo Madre, Enea, bio-distretti, operatori turistici e cittadini. Il punto di partenza è una visione complessiva e auspicabile contenuta nel Programma di valorizzazione del complesso dell’ex carcere in Terra Murata, firmato dall’architetto Rosalba Iodice, per la parte economica da Enzo Peruffo e per il Comune dall’ex sindaco Vincenzo Capezzuto.

 

 

La storia di Terra Murata

Arroccata sul più alto costone tufaceo dell’isola, il suo nome deriva dall’antica divisione di Procida in “terre”: la terra per il frumento, la terra per il pascolo, quella per i vigneti e le coltivazioni ed infine la “terra casata” dove si trovavano le abitazioni. Nel XVI secolo il cardinale Innico d’Avalos d’Aragona fece edificare la cinta muraria e da allora la terra fu denominata “murata”. L’insediamento originario, tipicamente medievale, è caratterizzato da piccole abitazioni che si sviluppano intorno al preesistente palazzo padronale e all’Abbazia. Queste erano costruite in modo tale da costituire un naturale sistema difensivo fatto da una compatta cortina edilizia di case, costruite su banchi tufacei e addossate le une alle altre.  Il sito era caratterizzato da un duplice aspetto: quello di fortezza -presente nel fronte a mare- che presentava una maggiore compattezza ed era scandito dal ripetersi di semplici aperture; quello del palazzo signorile -verso la Piazza d’Armi- che rispecchiava le esigenze di rappresentanza. Nel corso del XIX secolo fu trasformato in carcere, funzione che sarà soppressa nel 1988.

 



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