Pompei, l’IA ricostruisce gli ultimi istanti di due uomini in fuga dall’eruzione: uno si proteggeva con un vaso eventi-weekend-vivere-napolieventi-weekend-vivere-napoli
Pompei, l’IA ricostruisce gli ultimi istanti di due uomini in fuga dall’eruzione: uno si proteggeva con un vaso
A. Silvestri
27 Apr 2026 - 12:35
Foto dal comunicato stampa

Pompei, l’IA ricostruisce gli ultimi istanti di due uomini in fuga dall’eruzione: uno si proteggeva con un vaso

Dalla necropoli di Porta Stabia emerge una scena drammatica del 79 d.C. ricostruita anche grazie all’intelligenza artificiale.

Pompei continua a restituire storie che emozionano e che fanno riflettere. Recenti scavi nella necropoli di Porta Stabia hanno portato alla luce i resti di due uomini morti durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., colti negli ultimi istanti della loro fuga. Uno di loro, in particolare, è stato ritrovato con un mortaio di terracotta accanto al capo, probabilmente utilizzato come protezione improvvisata contro la pioggia di lapilli. Un gesto disperato che richiama le testimonianze di Plinio il Giovane, che raccontava come gli abitanti cercassero di difendersi coprendosi la testa mentre tentavano di salvarsi.

L’intelligenza artificiale ricostruisce gli ultimi istanti

Per la prima volta, il Parco Archeologico di Pompei ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale per dare un volto e una storia a uno dei due individui ritrovati. Grazie alla collaborazione con l’Università di PadovaLaboratorio Digital Cultural Heritage, è stato realizzato un modello digitale che ricostruisce l’aspetto della vittima sulla base dei dati archeologici raccolti.

Si tratta di una ricostruzione scientificamente fondata, pensata per rendere più accessibili al pubblico le dinamiche dell’eruzione e le esperienze vissute dagli abitanti. Un prototipo sperimentale che apre nuove prospettive nel racconto del passato.

Due storie, due destini durante l’eruzione

I due uomini ritrovati offrono uno spaccato drammatico e realistico di ciò che accadde a Pompei in meno di 24 ore. Il più giovane sarebbe stato travolto da una corrente piroclastica, una nube ardente di cenere e gas tossici che non lasciava scampo. L’altro, più adulto, morì invece sotto una fitta pioggia di lapilli, cercando di proteggersi la testa con il mortaio. Con sé aveva anche una lucerna in ceramica, probabilmente per orientarsi nel buio causato dalla cenere, un piccolo anello in ferro e dieci monete in bronzo: oggetti semplici, ma carichi di significato, che raccontano la paura e il tentativo di sopravvivenza.

Pompei laboratorio del futuro tra storia e tecnologia

L’uso dell’intelligenza artificiale in archeologia rappresenta una nuova frontiera che permette di valorizzare e raccontare il patrimonio in modo più coinvolgente. Come sottolineato dal Direttore del Parco Gabriel Zuchtriegel, l’enorme quantità di dati archeologici oggi disponibili rende necessario l’uso di strumenti innovativi per studiarli e comunicarli. Pompei si conferma così custode del passato e laboratorio del futuro, dove tecnologia e ricerca umanistica si incontrano per restituire voce a chi, duemila anni fa, ha vissuto uno dei momenti più drammatici della storia.

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