Pompei, scoperto lo scheletro di uno degli ultimi fuggiaschi

Valentina Cosentino
Pompei, scoperto lo scheletro di uno degli ultimi fuggiaschi
Vota questo articolo

 

Gli scavi nel sito dell’antica Pompei continuano a regalare emozioni. E’ stato rinvenuto nei giorni scorso lo scheletro di un uomo al di sopra dello strato di lapilli segno che doveva essere sopravvissuto alle prime fasi dell’eruzione per poi rimanere investito dalla fitta e densa nube piroclastica che lo ha sbalzato all’indietro.

 

Ad una prima analisi si tratta di un individuo adulto di età superiore ai 30 anni  con il torace schiacciato da un grosso blocco di pietra ed  il corpo sbalzato all’indietro dal potente flusso piroclastico. In particolare è stata portata in luce al momento la parte agli arti inferiori, la parte alta del torace e il capo giacciono ad una quota più bassa, probabilmente sotto il blocco litico  (forse uno stipite) che lo ha schiacciato. Sono presenti sullo scheletro  lesioni a livello delle tibie segno di un’infezione ossea, che potrebbe essere stata la causa di significative difficoltà nella deambulazione, tali da impedire all’ uomo di fuggire già ai primi segnali che precedettero l’eruzione.

 

Lo scheletro è stato ritrovato nel corso degli scavi appena iniziati nella Regio V, all’incrocio tra il Vicolo delle Nozze d’Argento e il Vicolo dei Balconi, verso via di Nola.

 

Dichiara Massimo Osanna, Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei: “Questo ritrovamento eccezionale, rimanda al caso analogo di uno scheletro rinvenuto da Amedeo Maiuri nella casa del Fabbro e oggetto di recente studio. Si tratta dei resti di un individuo claudicante, anche lui probabilmente impedito nella fuga dalle difficoltà motorie e lasciato all’epoca in esposizione in situ. Al di là dell’impatto emotivo di queste  scoperte, la possibilità di comparare questi rinvenimenti, confrontare le patologie e gli stili di vita, le dinamiche di fuga dall’eruzione, ma soprattutto di indagarli con strumenti e professionalità sempre più specifiche e presenti sul campo, contribuiscono ad un racconto sempre più preciso della storia e della civiltà dell’epoca, che è alla base della ricerca archeologica.”

 



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Caricando...
Menu