A Pompei l’antica “lavanderia” di Stephanus riprende vita

Arte e Cultura
Articolo di , 02 Ago 2016

I nuovi progetti di musealizzazione, volti ad una completa valorizzazione delle strutture antiche, permettono a Pompei di  riprendere vita con i suoi arredi e gli oggetti che i pompeiani lasciarono sul posto al momento dell’eruzione. Le abitazioni degli antichi romani fino ad ora animate solo dalle pitture sopravvissute a poco a poco a poco vengono riarredate per consentire ai visitatori una più esatta percezione dall’uso degli ambienti. In quest’ottica rientra la ricollocazione degli arredi dei cubicola della Villa Imperiale lo scorso aprile ed oggi riapre  la cucina della “fullonica” di Stephanus con tutti gli arredi dell’epoca.

La ricollocazione che riprende gli arredi originali è stata eseguita grazie ad certosino lavoro di studio effettuato da un gruppo di esperti guidato dal Soprintendente Massimo Osanna, che ha permesso di individuare il punto esatto dove erano collocati. Il nuovo allestimento prende le mosse da quello che già nel 1916, subito dopo la sua scoperta, era stato  adottato un secolo prima dall’allora Soprintendente Vittorio Spinazzola, documentato da una foto d’archivio.

Gli arredi della cucina della “Fullonica di Stephanus” ritornano nel loro ambiente e nella loro collocazione originaria proprio così come erano stati lasciati prima dell’eruzione del Vesuvio dai padroni di casa. Pentole, piatti e tutti gli altri contenitori in metallo e ceramica sono stati ricollocati  sul piano di cottura o disposti sulla parete della cucina pronti per essere usati

Il direttore degli scavi Massimo Osanna così racconta di questo lavori di valorizziaone: “Recuperiamo così  una intuizione felice dei nostri predecessori che tanto favore incontrò cento anni fa tra il pubblico e che sono certo sarà apprezzata anche dai moderni turisti che vengono a Pompei per scoprire come si viveva  in antico

La “Fullonica di Stephanus” si colloca lungo uno degli assi principali di Pompei,Via dell’Abbondanza, e venne indagata  tra il 1912 e il 1914 nel corso degli scavi diretti da Vittorio Spinazzola. Si tratta di una grande casa con atrio e peristilio (portico colonnato) che dopo il terremoto del 62 d.C, e prima dell’eruzione, fu ristrutturata allestendo una vasta area “industriale” dove trovavano posto grandi vasche in muratura e  bacini in pietra, tutti appressamenti utili per la tintura,  il lavaggio e la smacchiatura degli indumenti e le stoffe degli Pompeiani. Le grandi terrazze ai piani superiori dell’edificio erano adibite all’asciugatura e ai trattamenti delle stoffe. Una pressa permetteva di stirare e rendere più brillante i tessuti.

Pompei, dunque, sempre più vicina al suo pubblico, non solo nel salvaguardare e tutelare le strutture antiche, ma sempre più impegnata in processo di valorizzazione e conoscenza del modo vivere dell’antichità.

 

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