Politica e cittadini, storia di una crisi stretta tra le morse di un protezionismo in disuso e un liberismo sfrenato.

Grande Napoli
Politica e cittadini, storia di una crisi stretta tra le morse di un protezionismo in disuso e un liberismo sfrenato.
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Mutare i propri parametri sociali e culturali, in uno stravolgimento esistenziale che non ha precedenti. Questo il “frutto” della profonda crisi economica che ha coinvolto il nostro paese, spazzando via le poche certezze dei governati, non solo nel ruolo rivestito dallo Stato, ma anche quello, ben più intimo, indossato dalla famiglia e dalle Chiese, realtà  in passato considerate un porto sicuro, dove potersi rifugiare in caso di attacco inaspettato dell’aspro reale. Insomma, le poche certezze di cui l’uomo godeva, in poco tempo, sono state letteralmente spazzate via dal vento dell’incertezza e della prorompente recessione.

Un mutamento, quello culturale ed esistenziale, così repentino da condurre alcuni insigni economisti a pensare che proprio la riforma economica possa aver accelerato la discesa nel baratro. Un primo aspetto da analizzare è quello che ormai vede la società  come un vero e proprio ring dove avvantaggiati e svantaggiati lottano fino all’ultimo gong per il proprio benessere, spesso sottraendo indebitamente qualcosa all’altro. Il principio meritocratico, tranne alcuni esempi statisticamente poco rilevanti, ha da tempo deposto le armi. Sacrifici, autostima e fatica, ormai, non sono più il motore che spinge ogni azione messa in campo. Certamente, non costituisce nessun incentivo correre con avversari dopati, quando i risultati sono già  noti ai blocchi di partenza. Secondo alcuni economisti, questa disuguaglianza sociale, che si sarebbe accentuata con l’aumentare vertiginoso della popolazione.

I pochi che decidono di fare un modo diverso di politica, lontano dalla correzione e dagli accentratori del potere autoreferenziali, nonostante le aspre battaglie a favore dei diritti umani e della legalità , molto spesso vengono emarginati ed etichettati come arrampicatori sociali. Basti pensare ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, di cui a breve ricorrerà  il ventennale dalla morte o a esempi più vicini come Raffaele Cantone. Troppo spesso personalità  del genere, che potrebbero dare un contributo importante, vengono “messi alla porta”. Pur essendo profondamente chiare le enormi responsabilità  del mondo politico e dell’informazione, si rimane davvero sconcertati nel pensare che ormai futuro e presente vengono negati a persone e popoli, cioè a coloro di cui i dibattiti politici non comprendono assolutamente le difficoltà , le attese ed i più elementari bisogni.

Per dare un probabile ed ulteriore fondamento a ciò che gli economisti contro – riforma economica, basti pensare alla legge n. 3 del 27 gennaio 2012, chiamata dai più legge salva ““ debiti. Tale disposizione, che s’inserisce in un’ottica dove il suicidio sembra essere rimasto l’unico mezzo di salvezza per l’imprenditore in difficoltà , prevede che sia quest’ultimo, sia il debitore civile, senza operare alcuna distinzione, possa vedersi sdebitato delle proprie passività , in modo tale da potersi reinserire nel circuito economico. Sembra, a detta degli esperti, una normativa volta a favorire indiscriminatamente qualsiasi tipi di obbligato che, per una ragione o per l’altra, non sia in grado di ottemperare i propri debiti. Insomma, la legge sarebbe ancora una volta uno dei tanti strumenti per affossare il ciclo economico, irrigidendo l’elargizione dei crediti e quindi rendendo ancora più difficile la situazione in cui vertono i cittadini.

MARIA ANNA FILOSA



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