Pizza, cuore e famiglia: Enzo Coccia lancia le cene a dieci mani tra generazioni e solidarietà
Un progetto di convivio come evocazione di valori familiari e opportunità d'altruismo.
Una tavola, tre famiglie, confronti e storie da raccontare. Enzo Coccia, maestro indiscusso dell’arte bianca partenopea, torna a impastare ma stavolta con una visione tutta nuova: trasformare la pizza in un ponte generazionale, un’eredità viva che scorre dal padre ai figli, dal passato al presente, e che sa farsi anche gesto concreto di altruismo e solidarietà.
Così coi due figli Andrea e Marco, inscena a La Notizia 94 “Pizza, una questione di famiglia”: un ciclo di cene per l’appunto familiari aperte al pubblico, in cui tre storiche famiglie di pizzaioli partenopei si alternano tra forno e racconto, tavola e storytelling, condividendo col pubblico non solo impasti e ingredienti, ma soprattutto emozioni, aneddoti, sapere, valori e memoria. E tra una fetta e una storia si guarda anche oltre la tavola: parte del ricavato sarà devoluto a S.O.S. Sostenitori Ospedale Santobono ETS, la onlus diretta da Emanuela Capuano che da anni affianca l’ospedale pediatrico di Napoli nel prendersi cura dei bambini malati e delle loro famiglie.
Il primo appuntamento è fissato per lunedì 29 settembre con un ospite assai trasversale ed estroverso: Ciro Oliva di Concettina ai Tre Santi, assieme a suo padre Antonio. Astro della nuova generazione di pizzaioli, Oliva ha rivoluzionato la storica pizzeria di famiglia nel cuore del Rione Sanità, trasformandola in un laboratorio di eccellenza e impegno sociale (sua l’idea della celebre Pizza Sospesa).
Due famiglie, due visioni, un’unica passione. In menù ci saranno veri capolavori: “La Pacchianella nel rutiello” firmata Oliva, un tripudio di sapori mediterranei tra pomodorini del Piennolo, capperi, olive, alici e aglio di Napoli; e la bianca gourmet dei Coccia, con mozzarella di bufala Campana DOP, tartufo di San Pietro a Pettine, olio DOP Colline Salernitane e Parmigiano Reggiano 24 mesi. Il tutto accompagnato dai calici di Cà del Bosco.
Ma il cuore dell’evento va oltre la pizza: «è una questione di famiglia – spiega Coccia – un modo per raccontare che dietro ogni impasto c’è una storia, un’eredità che si trasmette da padre in figlio, e che può diventare veicolo di cultura, dialogo e anche solidarietà».
Il format, che fonde tradizione familiare, racconto generazionale e impegno sociale, continuerà con due nuovi appuntamenti: il 13 ottobre con Attilio Bachetti della Pizzeria Da Attilio alla Pignasecca e suo figlio Mario, il 10 novembre con Pierluigi Pollice de ‘O Scugnizzo di Arezzo e il figlio Gennaro.
La pizza, insomma, torna ad essere molto più di un piatto: diventa racconto, legame, atto d’amore e stavolta anche un modo per fare del bene.

