Pietro Barliario, lo stregone. Dal Ponte dei Diavoli al Crocifisso miracoloso

Annunziata Buggio
Pietro Barliario, lo stregone. Dal Ponte dei Diavoli al Crocifisso miracoloso
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Pietro Barliario è un personaggio leggendario legato alla tradizione folcloristica del sud. Di lui si dice sia stato uno stregone potente, negromante e alchimista ritiratosi poi in convento in cerca di perdono.

 

Ma chi era veramente Pietro Barliario?
Un mago, un alchimista in cerca della pietra filosofale che rincorreva per tutto il regno di Napoli o solo un bravo medico salernitano? La sua biografia è molto incerta e talvolta contraddittoria confondendosi con la vita degli altri; probabilmente questo suo lato oscuro e misterioso ha alimentato leggende su leggende, dipingendo il ritratto di un uomo dedito alla negromanzia, all’alchimia e alla magia oscura affine al nostro vate Virgilio Mago una via di mezzo fra protettore e stregone. Storia, letteratura e folklore popolare si intrecciano per delineare la sua figura sacra e profana.

 

Secondo alcune fonti, Pietro Barliario o Bailardo è stato un personaggio storico davvero esistito: c’è chi lo associa alla figura di Pierre Terrail de Bayard un cavaliere medievale francese distintosi in epiche battaglie del XVI secolo in Italia e per questo “naturalizzato” in Baiardo “Il cavaliere senza macchia e senza paura” o il “buon cavaliere” ottimo spadaccino e giostriere.
Intorno alla sua leggenda pare sia stato ricamato l’abito dell’antieroe quattrocentesco, fonte di ispirazione in ambito letterario nella cultura ispanica (un precursore di Zorro, di Don Chisciotte dell’inglese Robin Hood) che trova adesione nella tradizione popolare napoletana, divenendo una maschera tipica quella di un brigante avventuriero, poi scomparsa e sostituita da quella di Pulcinella.
A Napoli nel Regno angioino la sua figura sembra incrociare l’ombra del celebre filosofo, teologo e compositore francese Pierre Abélard Abelardo o Barliano, Bailardo nome che varia nelle dizioni dialettali detto il “Golia” il “Demoniaco” per aver suscitato una serie di scandali.

 

È certo il nome di un Pietro Barliario, inciso su una tomba e visitabile nella Chiesa di San Benedetto a Salerno dove l’epigrafe del Seicento lo definisce “magister” per cui molto probabilmente fu un maestro di medicina di rilevanza della Scuola Salernitana. Perché è sepolto in questa chiesa?
Secondo la leggenda popolare, il Barliario o Bailardo avrebbe a che fare con la vicenda del “Crocifisso miracoloso”

 

Si racconta che Barliario fu un potente stregone e alchimista vissuto a Salerno nel XI secolo e grazie al magico “libro del comando” ottenuto invocando l’aiuto del Diavolo e tutti gli spiriti infernali, avrebbe ottenuto ogni lusso, ogni sfizio e desiderio e tutte le più belle donne che egli ambiva in ogni istante, poiché incallito donnaiolo e seduttore non rinunciava di andare di letto in letto.
Una sera, mentre egli era uscito dal suo laboratorio segreto, intento a sedurre giovani fanciulle con elisir e incanti, il Diavolo decise di vendicarsi, invidioso di tanto potere e bellezza che il suo assistito godeva. Si vendicò in modo atroce, attirando i nipotini (o i figli in un’altra versione) del mago in un tranello.

 

La sera in cui Barliario uscì, i nipotini si nascosero nel laboratorio per gioco dove furono attratti da un libro magico, il quale una volta aperto, questo sprigionò delle sostanze tossiche per cui i bambini caddero a terra morti.
Quando Barliario rientrò fece la macabra scoperta dei piccoli corpicini riversi nella morte, finì per impazzire dal dolore, piangendo a lungo e dimenandosi come ossesso e il suo volto iniziò a diventare vecchio e rugoso rivelando la sua vera età, una specie di Faust. Il quel momento preso da tanti rimorsi, rinnegò l’arte oscura; quando trovò una briciola di forza fisica, si trascinò nella vicina Chiesa di San Benedetto dove si gettò ai piedi del crocifisso dipinto sull’altare pregando per tre giorni e tre notti in estrema penitenza, chiedendo perdono per i propri peccati. All’alba del terzo giorno accade il Miracolo: il volto di Gesù Cristo in croce si sollevò e aprì gli occhi in segno di perdono.
Per Barliario quello fu il giorno più bello della sua vita e decise di seguire l’ordine monacale ed entrare nel Convento di San Benedetto per occuparsi di medicina dove visse a lungo morendo il 24 marzo 1149 all’età di 93 anni, 6 mesi. Prima di morire nel 1149 ottenne dal papa l’assoluzione per le sue attività negromantiche.

 

 

 

Da questa leggenda popolare poi è stata tramandato Il Miracolo di Barliario che richiamò molti pellegrini desiderosi di pregare davanti all’immagine del Crocifisso miracoloso. Ancora oggi questo episodio rammenta la “Fiera del Crocifisso” che si svolge nel periodo pasquale durante i quattro venerdì di Quaresima.

Il Ponte dei Diavoli a Salerno. L’ingegno diabolico di Barliario

Si tratta di un antico e suggestivo acquedotto medievale costituito da archi ogivali, lungo circa 650 metri e alto 21 metri di altezza. La sua imponenza e lo stile gotico degli archi dall’aspetto sinistro, che ebbero presa nella fantasia popolare appellandoli col nome “Diavoli”. Si narra che Pietro Barliario avrebbe assoggettato dei diavoli alla sua volontà per costruire il ponte in una sola notte che gli permettesse di attraversare i due capi estremi della città. La superstizione raccomandava di non passare sotto gli archi di notte, evitando in questo modo di incontrare gli spiriti maligni.

 

Un’altra leggenda narra che sotto il ponte dei Diavoli si incontrarono durante una notte buia e tempestosa, i quattro fondatori della Scuola Medica Salernitana: l’arabo Adela, il greco Ponto, l’ebreo Elino e il latino Salerno.
Feriti e malconci, presero a medicarsi l’un con l’altro, ognuno con la propria sapienza ed esperienza apprendendo la cultura medica degli altri.

 

http://www.treccani.it/enciclopedia/pietro-barliario_(Dizionario-Biografico)/
https://ilpalazzodisichelgaita.wordpress.com/2011/11/14/la-leggenda-di-virgilio-mago/
http://www.villasantostefano.com/villass/arturo_iorio/pietro_bailardo.htm



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