Piazza Trieste e Trento: tutte le curiosità ed i segreti di una delle piazze più fotografate di Napoli

Arte e Cultura
Articolo di , 22 Feb 2021

 

Nella straordinaria cornice della partenope dei quadri antichi o delle vecchie fotografie, spesso, figura una piazza meravigliosa che abbraccia e accoglie poderosa e maestosa il Gambrinus, bar più rinomato della città, ritrovo di uomini eleganti e donne imbellettate ma anche di giornalisti, attori, scrittori e artisti.

 

È Piazza Trieste e Trento che si fa spazio in tutta la sua imponenza tra Piazza del Plebiscito, Via Chiaia, Via Toledo, Via Nardones e Via San Carlo. Insomma, le strade della movida, del teatro, dei caffè e dello shopping, quelle della vera napoletanità, piene di bellezza e particolarità, le quali, senza dubbio, colgono i cuori dei turisti e dei mille passanti che quotidianamente le attraversano.

 

Piazza Trieste e Trento, ancora oggi, nell’immaginario cittadino, è chiamata molto frequentemente Piazza San Ferdinando. Questo perché, prima del 1919, così era nominata e l’uso popolare è rimasto tale.

 

Il toponimo borbonico si rifà alla posizione stessa della piazza, in quanto su questa si affaccia la chiesa di san Ferdinando, eretta dai gesuiti.

 

Ebbene si, quella chiesa che vediamo ogni volta che attraversiamo spalleggiandoci tra la folla massiccia, è decisamente molto elegante e raffinata. Essa fu un’opera seicentesca intitolata al Santo Francesco Saverio.

Solo nel 1767 passò ai Cavalieri Costantiniani e così, decisero di dedicarla a San Ferdinando, per fare un omaggio al re Ferdinando IV.

 

La chiesa è molto caratteristica. La sua facciata risale al 1628 e fu opera di Gian Giacomo di Conforto. Tuttavia, alcuni rimaneggiamenti furono fatti per mano di Cosimo Fanzago: è il caso non solo di alcuni cambiamenti relativi alla facciata principale esterna ma anche degli ampliamenti che furono eseguiti all’interno.

Ed è proprio entrando all’interno della chiesa che veniamo colti di sorpresa e affascinati dalla sua particolarità e dalla sua collezione di opere d’arte di grandi artisti che custodisce. È il caso di citare gli affreschi del De Matteis che raffigurano i Santi dell’ordine, l’altare principale San Ferdinando fatto ad opera del Maldarelli e, ancora, il transetto sinistro, dove troviamo la Concezione di Cesare Fracanzano e le statue di David e Mosè di Lorenzo e Domenico Antonio Vaccaro.

Pensate che per l’edificazione dell’altare maggiore l’ordine dei Gesuiti ricevette un generoso bottino grazie all’aiuto della viceregina Caterina della Cerda y Sandoval che allora era vedova del vicerè don Pedro de Castro conte di Lèmos. La somma, che era stata donata alla viceregina come ringraziamento per aver servito la corona spagnola, servì per commissionare l’opera S. Francesco Saverio al, nientedimeno che, Salvator Rosa!

 

Tuttavia, malgrado il tentativo, la tela non ebbe l’approvazione dei Gesuiti, che, per dirla tutta, non apprezzarono nemmeno quella di Fracanzano.

Fu Luca Giordano a sbalordire tutti e, grazie all’opera che realizzò in pochissime ore e che gli valse l’appellativo di “Luca fa presto”, ottenne uno studio nel palazzo Vicereale.

Tra i mirabili artisti, anche lo Spagnoletto lavorò per questa chiesa, dipingendo San Bartolomeo.

La sede, infine, ospita l’arciconfraternita di San Ferdinando di Palazzo di Nostra Signora dei Sette Dolori, che risale al 1522.

 

Uscendo dalla Chiesa e ponendosi sulla destra, la Piazza ospita il meraviglioso e antico Palazzo Vicereale che ad oggi ospita, dal 1922, il Circolo artistico politecnico, centro di attività artistiche e culturali.

Il palazzo, sempre seicentesco, fu dimora del cardinale Zapata vicerè di Napoli oltre che foresteria del Palazzo Reale.

Il Circolo fu anche sede della prima scuola di arte drammatica di Napoli, riconosciuta dal Ministero della Pubblica istruzione, e della prestigiosa Accademia degli scacchi napoletana.

 

Ma torniamo in Piazza ed ammiriamone il centro. È impossibile non rimanere colpiti dalla bellissima fontana, voluta dal sindaco Achille Lauro, detta del Carciofo a causa del bocciolo bronzeo da cui sgorga l’acqua.

Questa fu il frutto di un lavoro di Comite e Massari.

 

E dunque, queste strade e questa piazza, hanno raccolto il fior fiore degli artisti e le migliori e più stravaganti intelligenze di ogni tempo. È una Piazza per celebri passaggi ma non solo. Variano i passanti, variano i turisti, ma la sua bellezza rimane così: fissa e inerme.

 

Foto: turismonapoli

 

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