Perché a Napoli si dice: “Me Pare Ernesto a Furia?”
Perché a Napoli, quando una persone è incredibilmente impegnata in futilità, viene appellata in questa ironica maniera? Chi era Ernesto a Foria?
A Napoli, capita spesso di sentire l’espressione “Me pare Ernesto a Furia”. Si dice di una persona incredibilmente impegnata in qualcosa che in realtà non comporta un significativo dispendio di energia e di tempo, proprio come faceva Ernesto a Foria!
Indice dei contenuti
Ma chi era questo fantomatico personaggio? In verità non esistono fonti bibliografiche a riguardo, ma tra le vecchie generazioni, di certo lui era una vera leggenda del “duro lavoro” che non lasciava tempo a chi, in vena di chiacchiere futili, lo disturbava nelle sue mansioni!
Le origini della leggenda di Ernesto a Foria
Parlando con un gruppo di persone tra i 60 e gli 80 anni, abbiamo scoperto qualcosa in più su questo fantomatico personaggio. Pare infatti che Ernesto fosse un guardiano dei bagni presso l’Orto Botanico di Napoli che ha sede, per l’appunto, in via Foria, la lunga strada che collega il MANN, il Museo Nazionale, a Piazza Carlo Terzo , dove ha sede l’immensa struttura del Real Albergo dei Poveri.
Il lavoro in sé non era di certo pesante: si trattava solo di sorvegliare l’entrata e l’uscita dai bagni pubblici e tenere puliti i servizi, ma Ernesto lo prendeva così sul serio da diventare una sorta di leggenda tra le persone del quartiere!
Napoli, pioniera dell’igiene
In verità il lavoro di Ernesto a Foria ha origini storiche molto importanti!
Napoli è stata la prima città ad introdurre norme severe sull’igiene. Ferdinando Di Borbone fu il pioniere della raccolta differenziata, ordinando ai cittadini di ripulire le case, separando i cocci di vetro dagli altri rifiuti. I sotterranei della città, con l’immensa rete idric,a sono l’esempio di pulizia e cura della persona. Grazie ad essi furono istituiti i bagni pubblici, che rendevano i luoghi da visitare più puliti.
I bagni dell’Orto Botanico si trovavano in un piano interrato ed Ernesto ne aveva così tanta cura, dedicandosi ad essi quasi come se si prendesse cura dei suoi figli, da guadagnarsi così la famosa espressione.
Da vita vissuta a espressione comune
La storia di Ernesto non ha un periodo ben definito nella storia della città, ma non è abbastanza lontano dall’ essere dimenticata e come molte storie legate alla città, è diventata un vero e proprio modo di dire.
Quando richiediamo l’attenzione di qualcuno che sappiamo non essere particolarmente impegnato senza ottenere risposta, è proprio allora che diciamo: “Waaa, me pare Ernesto a Furia!” . In sintesi la domanda è “che avrai mai da fare di così impegnativo?“.
Dall’altra parte, qualcuno può usare l’espressione come scusa per non affrontare una seccatura. L’espressione è diventata col tempo talmente famosa da essere diffusa anche nel varietà televisivo locale, grazie ad una parodia di cantante neomelodico che aveva adottato proprio il nome d’arte di Ernesto a Furia e cantava canzoni cariche di battute sgrammaticate e divertenti.
Le nuove generazioni spesso non sanno quanto molti episodi vissuti in passato da persone semplici, gente del popolo, abbiano contribuito a rendere speciale il modo di esprimersi dei Napoletani. Ridono bonariamente dei nonni e dei loro modi di dire, incoscienti di quanta verità ci sia alla base di esse, ma siamo sempre in tempo ad aiutarli nella conoscenza delle proprie origini!

