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Perché a Napoli si dice Figlio ‘e ‘Ntrocchia?
A. Ciancio

Perché a Napoli si dice Figlio ‘e ‘Ntrocchia?

Come i napoletani hanno trasformato un insulto in un complimento!

Passeggiando per strada, magari nei vicoli, sarà capitato spesso di ascoltare la frase “chill è proprio nu figlio e ntrocchia!” . Il più delle volte, probabilmente, tale affermazione ha scatenato in noi un sorriso. Ma cosa significa davvero Figlio ‘e ‘ntrocchia?

Il napoletano non è solo un dialetto, ma una vera e propria lingua, riconosciuta dall’Unesco e tra le sue mille sfumature c’è l’incredibile capacità di trasformare un potenziale insulto in un vero e proprio apprezzamento! Tra i tanti modi di dire, c’è proprio questo e ne analizzeremo il significato intrinseco per la popolazione partenopea.

Figli della guerra

Durante la Seconda Guerra Mondiale, ci furono molte avventure tra i soldati – alleati e non – e le ragazze napoletane. Eduardo De Filippo ce ne diede un assaggio nel suo “Napoli Milionaria“, in cui una ragazza che aveva ceduto alle lusinghe di un soldato americano si era ritrovata sola ed in stato interessante.

Il forte senso di maternità delle donne napoletane ha fatto sì che dessero alla luce molti bambini di padri ignoti. Quando le famiglie lo accetavano, questi crescevano in un ambiente allegro, chiassoso e pieno di gente: le famiglie erano numerose e le case molto piccole, ma piene di amore. Quando purtroppo questo non accadeva, la ragazza veniva allontanata e spesso finiva in una casa di piacere. I bambini di queste donne venivano affidati ad altre o cresciuti dalle madri (quando non lavoravano). Restando in strada praticamente tutto il giorno, maturavano in fretta. I bambini diventavano furbi e scaltri, imparavano a cavarsela da soli e da qui partiva l’epiteto figlio di buona donna. Non sempre però era dispregiativo!

Mondo Vs Napoli

 

https://it.wikipedia.org/wiki/File:Little_boys_of_Naples_riding_a_cable_tram,_1950.jpg

Foto da Wikipedia pubblico dominio

A Napoli, il concetto di Figlio e ‘Ntrocchia non è mai stato un vero insulto come invece nel resto del mondo. Fuori da Napoli, fuori dall’Italia, il termine è direttamente riferito ad un figlio di donna di malaffare e quindi inteso come insulto.

I ragazzini napoletani di allora, invece, erano appellati con questa frase quando erano particolarmente scaltri, frutto di una vita difficile e di una mentalità particolarmente partenopea, ovvero della capacità di inventare letteralmente un mestiere o una forma di commercio! Nel dopoguerra, infatti, molti bambini vendevano barattoli vuoti con dentro aria di Napoli ai turisti stranieri e la sera tornavano a casa con un bel gruzzoletto. Altri erano capaci di spostarsi da un punto all’altro della città aggrappandosi alla parte posteriore del tram (mio nonno era uno di questi) e altri ancora iniziavano a lavorare per qulache guappo di quartiere, guadagnandosi favori e stima.

Etimologia del termine

Per scoprire l’origine del termine ‘ntrocchia, dobbiamo andare a scavare nella storia, molto prima della Seconda Guerra Mondiale. Nell’antica lingua latina, antrocula, era un termine  relativo all’eambiente delle donne di piacere. Queste usavano una torcia per scaldarsi ed illuminare gli ambienti in cui lavoravano. Ne abbiamo alcune testimonianze a Pompei, in alcuni degli scavi che più attirano i curiosi. La torcia o come si diceva in latino torculum, indicava l’ubicazione delle donne, il che ha dato modo di coniare il termine lucciole.

Figlio ‘e ‘ntrocchia, figlio di antrocula o di lucciola è il modo dispregiativo con cui venivano appellati i figli di queste donne a Pompei e nel mondo. Col tempo, l’ innata capacità dei napoletani di trasformare il brutto in bello, di adattarsi e di reinventarsi, è riuscita a trasformare un insulto in un vero e proprio complimento!

Una marcia in più

Nonostante i tempi che corrono, a dispetto dei media, dei social quel che contraddistingue i napoletani agli occhi del mondo è proprio la capacità di mantenere le proprie origini: sanno reinventarsi nelle difficoltà e non arrendersi mai alle brutture della vita e alle offese delle persone, trasformando un insulto terribile in un’affermazione che sa quasi di ammirazione e stima per scaltrezza ed intelligenza! Le stesse che fanno amare i Napoletani in tutto il mondo.

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