Passeggiando nella storia e tra le rovine di Sacco Vecchia

Carmen Notaro

In Campania sono tanti i borghi abbandonati. Luoghi malinconici che mantengono in vita un passato che ha deciso di costruire il suo presente altrove. Ora scopriamo insieme la storia di Sacco Vecchia.

 

Tra il Cilento e il Vallo di Daino, alle falde del Monte Motola, si trova un piccolo paesino diroccato ormai abbandonato, Sacco Vecchia. A soli quattro chilometri da un altro suggestivo borgo abbandonato, Roscigno, Sacco affaccia sulla Valle del Sammaro. Questo borgo si erge a strapiombo sulla vallata e sul fiume che l’attraversa, come un rapace che, appollaiato su uno sperone roccioso, osserva con occhio vigile tutto ciò che accada in basso. 

Le origini del borgo

Il borgo ha origini longobarde e ne restano oggi pochi ma affascinanti resti. La sua fondazione risale al VI secolo d.C. quando alcuni abitanti autoctoni si spostarono sulle montagne per cercare un luogo più sicuro dove insediarsi . Fu Zottone, primo duca longobardo di Benevento, a far costruire il castello, che dalla sua posizione gli permetteva di tenere a vista d’occhio un’ampia parte del territorio sottostante. La chiesa, dedicata a San Nicola, fa invece pensare che il borgo sia stato anche abitato da monaci basiliani, particolarmente devoti a questo santo. Particolare è il nome dato alla chiesa, Zatalampe, termine di origine greco-bizantina che vuol dire “cerco la luce”. Il borgo fu abbandonato intorno al XIX secolo per questioni di praticità legate al carattere impervio del territorio. Gli abitanti, infatti, si trasferirono a valle, dove la mobilità e l’espansione territoriale erano più accessibili per permettere lo sviluppo del loro nucleo abitativo.

Le origini del nome

Sono due le ipotesi legate alle origini del nome. La prima di carattere geografico vede il nome risalire dal termine latino saccus. Letteralmente insenatura, con questo termine si voleva indicare un luogo senza uscita, data la costituzione impervia del territorio e la sua collocazione a strapiombo sulla valle. La seconda ipotesi, invece, vede protagonista ancora una volta il duca Zottone e sua moglie Saccia. Secondo la leggenda, Saccia, colpevole di adulterio, fu relegata, secondo alcuni addirittura murata, nel castello. Alcuni vogliono che il fantasma di Saccia, a cui gli abitanti vollero rendere omaggio dedicandole il nome del borgo, ancora si aggiri tra le rovine malinconico e triste.

I resti del borgo oggi

Il borgo conta oggi pochi resti su cui la vegetazione ha ripreso il suo naturale ciclo di vita, insinuandosi tra le rovine ormai morte per riportarle alla vita con il loro verde rigoglioso. Inerpicandosi sulla ripida salita, fatta principalmente di scalini in pietra, si possono ancora ammirare i resti della cinta muraria e la struttura ad arco del castello, posta sulla sommità della collina a dominio dell’intera cittadella, ormai fatta principalmente di grandi blocchi di pietra. Facilmente rinvenibile è anche la collocazione del ponte levatoio che permetteva l’accesso al castello, anche se questo non è più visibile. I resti della chiesa sono quelli meglio conservati. Infatti, è ancora possibile scorgere le mura perimetrali e le due colonne che sostenevano il campanile.

 

La visita a questo borgo medievale è gratuita e libera: zaino in spalla, scarpe comode e il panorama è servito.

 

Come arrivarci: da Napoli in auto prendere la A3. Proseguire in direzione E45. Prendere l’uscita Campagna. Seguire le indicazioni per Sant’Angelo a Fasanella. Immettersi sulla Strada Provinciale 342. Proseguire seguendo le indicazioni Sacco Vecchia

Photo credits: Mimmo Benevento



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