“Pare a sporta d’ ‘o tarallaro”: un mestiere ricordato nei modi di dire napoletani

Curiosità
Articolo di , 04 Gen 2021

 

La figura del tarallaro ambulante non esiste più, ma come spesso accade la lingua napoletana custodisce il ricordo di antichi mestieri ormai scomparsi, praticati nelle strade e nei vicoli della nostra città, nei suoi modi di dire. “Par’ ‘a sporta d’ ‘o tarallaro” oppure “Si te tirassene na sporta ‘e taralle, nun ne cadesse uno ‘nterra”, il più delle volte detti cogliendone il senso ma non il significato profondo, sono tra quelli.

 

La sporta dei taralli e i suoi significati

Uno dei detti partenopei più famosi, in italiano, suona così:  “Sembri il cesto del venditore di taralli”, dove il cesto è la cosiddetta sporta, ovvero un cesto di vimini intrecciato a mano che il tarallaro portava con sé poggiato a tracolla sulla spalla, ricolmo di caldissimi ed inebrianti taralli ‘nzogna e pepe gustosi da perderci la testa, in giro per tutta la città.

 

Pare ‘a sporta d’ ‘o tarallaro” è un modo di dire, un’espressione verbale, indicante una persona che, per qualsiasi ragione, si sposta di continuo, proprio come il venditore di taralli che andava su e giù, in lungo e in largo, per tutta la città per vendere la merce della giornata.

 

Una figura che, senza dubbio, entrò a far parte delle famiglie dei quartieri popolari con la sua voce che scandiva le giornate di chi, affacciandosi dai bassi, lo chiamava per comprarne i taralli.

 

Il tarallaro, e il suo cesto di tesori al profumo di ‘nzogna e pepe, pare abbia anche altri significati: uno meno noto indica una persona che consente di approfittare delle proprie cose o di sé. Proprio come l’antica usanza di chi si serviva da sé, direttamente dalla preziosa cesta dei taralli.

 

Si tratta di corna!

Ma ha ispirato anche un altro modo di dire: “Si te tirassene ‘na sporta ‘e taralle, nun ne caresse uno ‘nterra”, che nella lingua nazionale si traduce così: “Se ti tirassero una cesta di taralli, non ne cadrebbe uno a terra”. Non sortirebbe lo stesso effetto della versione napoletana, più viva e passionale.

 

Questa espressione è di uso esclusivo di chi ha una vita di coppia tutt’altro che monotona e tranquilla, una vita amorosa resa più piccante dalle scappatelle e dalla infedeltà di uno dei due partner. Insomma, un classico, e alquanto atavico, caso di corna che alludere a una scarsa fedeltà.

 

E ora ditemi, quanti di voi vorrebbero ancora camminare per le vie di Napoli e incontrare, casualmente, ‘o tarallaro con la sua sporta, mentre grida: “A ‘Nzogna, a ’nzò!”, e comprare per pochi centesimi un caldissimo tarallo artigianale? Sarebbe un bel ritorno al passato, o no?

 

Una replica a ““Pare a sporta d’ ‘o tarallaro”: un mestiere ricordato nei modi di dire napoletani”

  1. Leone Oliva ha detto:

    da ragazzo a Mergellina erano soprattutto signore con la cesta piena di taralli caldi amorevolmente protetti da una coperta di lana. Tarall caver! I tarallari maschi invece al san Paolo, lì il grido era “o tarallar!”

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