Paolo Ruffini, la sua intervista al Social World Film Festival 2021

Paolo Ruffini è stato ospite dell'undicesima edizione del Social World Film Festival. Ha rilasciato ai nostri microfoni una lunga intervista in cui si è lasciato andare a diverse osservazioni sul suo documentario "Up&Down - Un film normale", sulle dinamiche del mondo dello spettacolo e del suo rapporto con le critiche.

Spettacolo
Articolo di , 19 Lug 2021

Il regista, attore e conduttore televisivo Paolo Ruffini ieri è stato ospite della quinta giornata del Social World Film Festival 2021. L’undicesima edizione della Mostra Internazionale del Cinema Sociale si sta svolgendo nella splendida cornice di Vico Equense, cittadina della penisola sorrentina. L’artista ha presentato il suo film documentario girato nel 2018 Up&Down – Una film normale. Si tratta di un audiovisivo importante per il mondo del cinema socialmente impegnato, in quanto riporta i backstage dello spettacolo teatrale portato in scena da cinque attori affetti dalla Sindrome di Down e da Sindrome dello Spettro autistico. Di seguito l’intervista che ha rilasciato ai microfoni di GrandeNapoli.

Paolo Ruffini a cuore aperto

Paolo Ruffini durante la kermesse si è contraddistinto per la sua parlantina senza mezzi termini, sincera e disinibita. In merito al suo documentario ha dichiarato: “Questo progetto nasce da una consapevolezza: non esiste la diversità perché non esiste la normalità. Tante volte coloro affetti da disabilità vengono appellati come “persone speciali” ma io non sono d’accordo. Uno dei ragazzi down con cui ho lavorato mi ha detto che non ha nulla di speciale, è assolutamente normale e uguale a tutti noi. Mi sono reso conto che queste persone, inoltre, hanno un rapporto con la felicità molto più intimo e diretto perché si accettano così come sono e non hanno bisogno di mediare con le convenzioni sociali. Danno del tu alla vita e ciò mi entusiasma molto. Io sono annoiato dalla normalità. Amo le persone fortemente imperfette e fragili.

Un uomo dalla personalità forte che non ha timore di essere se stesso ma che allo stesso tempo ha denunciato senza peli sulla lingua la difficoltà di essere liberi nell’esprimersi. Ha criticato aspramente un eccessivo politically correct che, secondo il suo canto, non andrebbe ad increscere soltanto l’ansia sociale ma appiattirebbe anche il livello artistico della scena italiana. La spontaneità non esiste in questo momento storico ha ammesso – perché presuppone un margine di errore che oggi non ti puoi permettere. Se facessi una battuta sul cartone, domani mi scriverebbe l’associazione italiana cartoni offesa. Siamo un popolo di offesi, per questo non possiamo essere spontanei e siamo costretti a mutuare. Siamo in un periodo storico ridicolo, dove oggi si intende sottolineare chi è più diverso di chi”.

“C’è lotta a capire chi ha più diritti perché più diverso rispetto ad altri. Il diverso lo stiamo ghettizzando anziché liberarlo – ed ha proseguito – Mike Bongiorno, ad esempio, oggi sarebbe in galera e perseguitato dalle femministe e dagli animalisti. Stiamo scambiando un’opera dell’ingegno con un’opera del pensiero. Chiaro che se io faccio un film su tutti quelli che hanno la camicia, io ce l’ho con quelli con la camicia. È un film! Oggi questa cosa non la capiamo perché vogliamo essere dei Super Io, pensiamo di essere chissà chi e invece siamo dei piccoli essere umani persi nel significato. Tutto quello che noi elogiamo da “Ultimo tango a Parigi”, Pierpaolo Pasolini, Tinto Brass, sarebbero impossibili, così come il programma “Non è la Rai”.

E poi la stoccata: “Oggi abbiamo un governo che considera la cultura un bene non primario. Lo si è capito, altrimenti si proietterebbero i film in piazza. Le partite vanno bene, il cinema no. Risulta difficile essere spontanei, siccome non si può mai essere sicuri che non ci sia qualcuno che capisca male e si offenda. Io, come cita Massimo Troisi, voglio essere responsabile di quello che dico, non di quello che capisci”.

La reazione alle critiche

Ruffini, poi, ha spiegato come ha affrontato gli attacchi e le critiche. In particolar modo la recensione negativa di Yotobi, famoso youtuber italiano, su Fuga di cervelli, suo audiovisivo di esordio alla regia. “Yotobi non è un recensore, un critico o un giornalista, è uno youtuber – ha chiosato – Il pubblico della nuova generazione pensa che la parola di uno youtuber vale quanto quella di un critico. Le recensioni a cui tengo sono quelle di Pino Farinotti e molti altri del settore. Yotobi ha fatto emergere una cosa molto interessante, però non lo ha fatto da critico, ma da personaggio, molto brillante. Tutto quello che lui diceva sono punti ovvi.

“Fuga di cervelli” è un film stravagante, di genere, scatenato – ha specificato – Risulta chiaro che quando mi viene detto che il mio è un film volgare, è come dire a Dario Argento che quel film fa paura. C’è una dicotomia importante: quello che uno chiama brutta figura, io la chiamo performance!

“Ad ogni modo – ha continuato ad argomentare – l’ho vissuto benissimo quel periodo, anche perché il film ha avuto un successo strepitoso. Mi ha fatto molta pubblicità Yotobi, gli devo molto. Per questo quando poi ha desiderato un chiarimento, sono andato volentieri e ammetto che è stata una bella discussione“. L’artista livornese ha poi puntualizzato: “Non è detto che se uno per lavoro fa lo scemo lo è davvero. Tantissimi artisti che realizzano prodotti leggeri vantano una grande cultura alle spalle, cito ad esempio Neri Parenti e Carlo Vanzina. Spesso chi fa l’intellettuale non lo è davvero”.

Paolo Ruffini, infine, ha raccontato la sua esperienza da doppiatore: “Io eseguivo dei doppiaggi umoristici a Livorno. Quando poi sono andato al doppiaggio vero come quello dei di cartoni animati per Disney, ho scoperto che fosse uno dei lavori più difficili da fare. Mi è risultato ostico perché sono approssimativo: improvviso molto e nel doppiaggio ciò non si può fare – ed ha concluso – Ci sono delle caratteristiche, delle connotazioni vocali che vanno rispettate e per un distratto come me è stato un lavoro impegnativo, soprattutto per  il film “Cattivissimo me”.

Foto di copertina tratta dalle pagine social ufficiali del Social World Film Festival

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