Palingen: l’arte della sartoria italiana crea lavoro e nuove possibilità nel carcere di Pozzuoli eventi-weekend-vivere-napolieventi-weekend-vivere-napoli
Palingen: l’arte della sartoria italiana crea lavoro e nuove possibilità nel carcere di Pozzuoli
A. Genova

Palingen: l’arte della sartoria italiana crea lavoro e nuove possibilità nel carcere di Pozzuoli

“Palingen" come seconda possibilità alla persona reclusa e alla materia tessile. Un progetto che pone l’accento sul tempo della detenzione e su come intenderlo (di nuovo) come risorsa. Una start up sostenibile di inclusione sociale dove la donna reclusa ritrova - nel fare, nel creare, nell’apprendere, quindi nel lavorare - una forma di libertà.

Upcycling ed empowerment femminile. Su questi concetti si fonda Palingen, una nuova impresa sostenibile di inclusione sociale che coinvolge le detenute della casa circondariale femminile di Pozzuoli.

Attraverso il progetto Palingen, avviato concretamente nel 2020 e fondato da Marco Maria Mazio e Massimo Telese, le donne recluse nel carcere di Pozzuoli trovano un’opportunità di riscatto e formazione professionale grazie a un laboratorio sartoriale attivo all’interno dell’istituto penitenziario (e a un altro all’esterno).

L’obiettivo è quello di rendere concreta la funzione educativa della pena e, soprattutto, dargli seguito e significato. Le sarte di Palingen sono infatti formate e retribuite per il loro lavoro, e vengono reinserite nel mondo professionale già prima del termine del proprio percorso carcerario.

L’opportunità di lavoro che Palingen offre – già quindi all’interno della detenzione – si associa perciò all’arte della sartoria italiana, intendendo il Made in Italy in maniera inclusiva e sostenibile, e creando così un piccolo gruppo cooperante lì dove l’isolamento la fa da padrona. 

Rigenerazione tessile, empowerment femminile e valorizzazione del tempo di detenzione e delle competenze 

Palingèneṡi” indica la “regeneratio”, la rigenerazione, la rinascita, il rinnovamento del cosmo. Da questa parola, che affonda le sue radici in ambiente filosofico, spirituale e ideologico, deriva “Palingen”, nome del progetto di formazione, reintegrazione sociale e rilancio occupazionale nato all’interno del carcere di Pozzuoli. 

L’idea nasce quando Marco Maria Mazio (founder del progetto), durante un periodo di volontariato nello stesso penitenziario, osserva non solo la voglia di riscatto delle detenute ma soprattutto il tempo che avevano loro a disposizione. E allora gli abbiamo chiesto proprio questo: quanto è importante, per una persona reclusa, riformulare il tempo a disposizione e intenderlo (di nuovo) come risorsa, ritrovando così – nel fare, nel creare, nell’apprendere, quindi nel lavorare – una forma di libertà?

È di fondamentale importanza. Chi varca le porte del carcere viene spogliato di tutto ma ha a disposizione una risorsa importantissima, il tempo, e le statistiche ci confermano che se questo tempo viene investito in maniera costruttiva, tramite opportunità di formazione professionalizzante e inclusione lavorativa allora abbiamo possibilità ben maggiori di facilitare il reinserimento lavorativo della popolazione detenuta e di ridurre le probabilità di recidiva, contribuendo a far fronte al critico problema del sovraffollamento carcerario in Italia. Ça va sans dire che queste opportunità devono essere incentivate e pianificate dall’Amministrazione Penitenziaria che, con il supporto degli attori sociali ed economici del territorio, ha il compito di applicare la legge sull’ordinamento penitenziario e l’Art. 27 della Costituzione. 

Al riguardo, lo strumento più nobile che abbiamo per restituire la dignità e riabilitare efficacemente una persona detenuta è il lavoro, il lavoro così come tutelato dalla nostra Costituzione e che permette la partecipazione all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. (Marco Maria Mazio, fondatore di Palingen)

Il progetto sartoriale Palingen nasce, così, per dare un senso costruttivo alla detenzione, in linea con la sua finalità rieducativa, volendo anche ridurre il rischio di recidiva e garantire un effettivo inserimento sociale per la detenuta, che può continuare il suo lavoro anche fuori dal carcere (quando la pena è conclusa o presente in forme di detenzione alternative) all’interno del laboratorio esterno.

Palingen è poi a tutti gli effetti un’azienda B2B (Business to Business), che si occupa di trasmettere competenze legate a un mestiere simbolo del Made in Italy – settore che, tra l’altro, oggi chiede manodopera – e che realizza su commissione prodotti e accessori sostenibili e sartoriali, per istituzioni, brand del territorio e nazionali.

Tutto parte, quindi, da un tempo di detenzione sospeso ma valorizzato, che si offre alla formazione in ottica aziendale, seguendo poi una doppia linea delle opportunità: quelle che si offrono alla persona reclusa e, nello stesso tempo, alla materia prima. 

Palingen è infatti una sartoria sociale che si basa sull’economia circolare e utilizza – come materie prime – rimanenze tessili e scarti di produzione (stock fine serie, invenduti e destinati al macero) con l’intenzione di ridurre rifiuti e sprechi, e di non appesantire ulteriormente l’impatto ambientale dell’industria della moda. 

Si tratta – in definitiva – di un’iniziativa di particolare valore che unisce upcycling, empowerment femminile e valorizzazione del tempo e delle competenze. Un progetto di sartoria etica che restituisce al lavoro non solo la sua funzione economica, ma anche il suo significato simbolico, come strumento di autonomia e riconoscimento.

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