Palazzo Cellammare: la dimora degli artisti in cinque secoli di storia

Annunziata Buggio
Palazzo Cellammare: la dimora degli artisti in cinque secoli di storia
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Palazzo Cellammare è la superba dimora storica sita tra via Chiaia e via Filangieri che ospitò fra gli altri, artisti del calibro di Goethe, Torquato Tasso, Caravaggio, Angelica Kauffmann, Casanova, Basile, Caccioppoli. Un palazzo che racchiude la storia di Napoli.

 

Palazzo Cellammare noto anche come Palazzo Francavilla è la superba dimora nobiliare cinquecentesca che sorge monumentale nel quartiere San Ferdinando, con le due facciate che svettano indomabili tra via Chiaia e via Filangieri, nel cuore antico di Napoli.
Il suo aspetto fiero ci inganna, mostrandosi come un edificio fortificato che in realtà cela vari ammodernamenti architettonici, scomposti in cinque secoli di storia.

 

La storia di questo nobile palazzo ci rammenta tanti aspetti insoliti della nostra città, come fu da principio della sua costruzione, sino al triste epilogo in cui oggi versa, oscurato e impoverito da ogni luce che prima lo contraddistingueva; fu la dimora di illustri artisti che lo prediligevano a mille altri, ispirando versi, dipinti e capolavori inenarrabili.
In tempi di gloria e in tempi di miseria, il Palazzo Cellammare ha goduto di un privilegio: ha assistito ai moti insurrezionali, ha tribolato con il Vesuvio e nella peste, ha deposto la sua gloria tra Rivoluzione e Risorgimento ed è sopravvissuto alle grandi guerre per potersi raccontare.

 

Il Palazzo Cellammare fu costruito nei primi decenni del 1500 per volontà dell’abate di Sant’Angelo di Atella Giovanni Francesco Carafa, desideroso di avere una casa confortevole in campagna, e all’epoca quest’area era davvero verdeggiante.Un lusso per pochi.
Gli successe a palazzo, suo nipote Luigi Carafa nel 1531 che commissionò all’architetto Ferdinando Manlio, il restauro completo dell’intero edificio optando per un gusto più fresco in stile cinquecentesco.
Durante i moti insurrezionali di Masaniello, il Palazzo Cellammare venne preso d’assalto dai campeggiatori rivoluzionari e successivamente divenne luogo di degenza per gli ammalati di peste nel 1656 trasformandosi in un Lazzaretto.Con la morte dell’ultimo principe di Stigliano, il palazzo fu consegnato allo Stato.

 

Nel Settecento gli successe alla guida il duca genovese Antonio Giudice, principe di Cellammare e duca di Giovinazzo che acquistò il palazzo e dette vigore all’edificio avviando un’intensa opera di ammodernamento sotto la direzione artistica dell’architetto Giovan Battista Manni.
L’intervento più significativo fu per volere di suo fratello Nicola Giudice che nel 1729 fece realizzare da Ferdinando Fuga una serie di opere, tra cui il possente portale d’ingresso al cortile, in pieno stile Barocco napoletano.
La mano di Ferdinando Sanfelice (autore del celebre palazzo Sanfelice detto dello Spagnolo) si nota nel portale a linee spezzate interno all’edificio che conduce la monumentale scalone, mentre si deve a Giovan Battista Nauclerio la realizzazione nel 1727 della bellissima cappella della Vergine del Carmelo.

 

Nella seconda metà del Settecento, fu dimora del principe di Francavilla Michele Imperiali che rese magnifico il palazzo commissionando le decorazioni delle sale con scene mitologiche e allegorie da artisti locali come Giacomo del Po, Pietro Bardellino, Giacinto Diano e Fedele Fischietti e famosa fu la sua Quadreria, invidiata da tutti i grandi collezionisti e dagli antiquari del suo tempo; organizzò feste, balli, e grandi ricevimenti, descritto anche da Benedetto Croce che lo decora come «nobile e ricchissimo signore … magnifico e generoso, divenne il centro dell’alta società napoletana».
Numerosi furono gli artisti che lo fregiavano del loro talento, lasciando un segno indelebile fra le pareti di Palazzo Cellammare, fra questi: Torquato Tasso, Caravaggio (ultima dimora prima di morire a Porto Ercole) Goethe, Angelica Kauffmann, Casanova, Jakob Philipp Hackert, Basile e Renato Caccioppoli che qui si suicidò nel 1959.

 

Dal punto di vista architettonico ha subito vari rimodernamenti fra cui quelli ad opera di Picchiatti nella seconda metà del XVIII secolo, curando sia gli interni che gli esterni tra cui lo scalone monumentale (demolito e sostituito dallo scalone di Giovan Battista Manni) con l’ampliamento di due importanti giardini, dei più belli e straordinari di Napoli; in questi vi erano inserite decine di bellissime statue neoclassiche evocati i miti e le divinità, di cui tre panneggiate collocate su piedistalli, vi erano inoltre antichi marmi di età imperiale con iscrizioni, un sarcofago in marmo bianco che menzionava il mito di Fetonte.
Al centro di uno dei due giardini si ammiravano i frammenti della preziosa fontana del Cinquecento ad opera di Giovanni da Nola, sulla cui balaustra si menzionano gli stemmi delle famiglie: Carafa della Stradera, dei della Morra, dei Capua e degli Orsini.
Molti di questi reperti sono frutto di collezioni del principe di Francavilla Michele Imperiali, ben conservati, documentati e schedati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

 

I giardini furono l’elemento di spicco che caratterizzarono palazzo Francavilla-Cellammare, ma nel Novecento si assistette al dimezzamento di questo prezioso verde per far spazio alle nuove costruzioni, sottraendo la vista panoramica della villa sul mare.

 

Interessante sono le due facciate: la prima esposta su via Chiaia si presenta come una specie di fortezza con il mezzanino a scarpata in bugnato liscio mentre il portale d’ingresso è in stile Barocco, dominato dall’arco in piperno. Il versante opposto che punta su via Filangieri è stata concepita come un vero palazzo nobiliare in pieno stile settecentesco.
Nel 1948 sfruttando le antiche cave di tufo del suo ventre, fu eretto il cine-teatro Metropolitan su progetto dell’architetto Stefania Filo Spezziale, il più capiente di Napoli con oltre 3.000 posti; fu chiuso e riaperto negli anni 2000 a seguito dei lavori di adeguamento tra dissensi e contrasti.

 

Con il susseguirsi delle varie epoche, anche il Palazzo Cellammare ha dovuto adeguarsi agli stili e alle mode del momento, mantenendo l’aspetto attuale di come oggi lo vediamo.
Cinque secoli di vita per un pezzo di storia di Napoli che pian piano rischia di estinguersi gradualmente, citato passivamente dalla comunità, in quanto condivide con il Cinema Metropolitan le stesse fondamenta; il nucleo più antico di Palepolis, Partenope, Neapolis.

 

Curiosità: Il Palazzo Cellammare sorge nel cuore più antico di Napoli, la sua colossale costruzione giace sulle restanti memorie delle Grotte Platamonie, ovvero delle Grotte del Chiatamone. Su queste cavità tufacee sono nate le prime costruzioni abitative di Palepolis, spingendosi sempre in alto su Pizzofalcone a Monte Echia; Lucullo le utilizzava come vasche per i suoi allevamenti ittici e sempre al loro interno, si consumavano rituali religiosi dei culti di Mitra e Serapide e di natura orgiastica.
Sotto al Palazzo Cellammare si possono intravedere i resti delle antiche cavità tufacee, impiegate sia per l’edilizia che come vasche e condotti idrici per annaffiare i maestosi giardini.
La sua storia è talmente densa e corposa che neanche il maestoso palazzo sarebbe in grado di contenerla …



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