‘O strascino : origini e storia di un rituale napoletano

Sveva Di Palma

‘O strascino è una pratica che ogni ragazzina napoletana impara a temere in tenera età. Quasi come se fosse un rituale di crescita, infatti, ha storicamente le radici nei litigi e negli smacchi tra donne del popolo, che risolvevano così i loro diverbi.

 

O strascino” è una pratica che la ragazza napoletana comune impara a temere in tenera età. Verso i nove o i dieci anni, infatti, la vanità comincia a svilupparsi in tutta la sua prepotenza, scatenando invidie e gelosie. Dove prima c’erano solo schiamazzi ed i maschietti erano sì, diversi, ma mai così tanto da non poter essere compagni di giochi, qualcosa vacilla.

 

Non si è più amici di tutti ed improvvisamente avere una bella treccia di lunghi capelli scintillanti diventa necessario. La pubertà comincia a bussare alla porta. E con essa, una infinità di complicazioni relazionali inaspettate. ‘O strascin, a Napoli, inizia dunque ad essere elemento quotidiano della vita delle adolescenti e delle giovani adulte, che loro lo vogliano o no. Gli ormoni impazziti sembrano rendere impossibile il non tirare fortissimo la coda di cavallo di quella ragazza a cui piace il compagno di banco. Il guaio è fatto.

 

Ogni donna di Napoli è stata, almeno una volta, potenziale vittima di uno strascino. L’esperienza è memorabile, per non dire dolorosa e traumatica. Questa vera e propria tortura consiste nell’arpionare i capelli – possibilmente lunghi – di una persona e tirare forte, talmente forte da trascinarla al suolo senza pietà.

 

Guai a mettersi tra due litiganti durante uno strascino: si rischia di essere aggrediti da entrambi. Essendo un rituale ben collaudato nella storia napoletana, ha acquisito una connotazione fortemente culturale ed endogena alla tradizione. “Fa ‘o strascino” è una questione personale, diventa un rito di passaggio che sancisce una tappa essenziale nella vita sociale della persona che ne è vittima o carnefice.

 

Non è facile risalire alle origini storiche dello strascino, ma è un’arte antica. Da un punto imprecisato della storia fino agli inizi del Novecento, lo strascino era una pratica simile alla gogna. L’obiettivo era uno : la pubblica umiliazione. Questo “sfregio” regolava i conti fra le donne del popolo. Qualora l’una si fosse macchiata di un’offesa grave nei confronti dell’altra, ella veniva punita con lo strascino. Con ogni probabilità, il complimento “stuppola” sarà volato in tali occasioni.

 

Gli uomini avevano il duello, o le più semplici scazzottate. Le donne, invece, si vendicavano dove faceva più male: attraverso un simbolo di vanità.

 

L’etimologia della parola strascino è molto semplice: viene da trascinare e strascinare. Il senso, insomma, appare alquanto chiaro: fare del male il più possibile.

 

“Statt’ accort’ ca te faccio ‘o strascino!” è utilizzata spesso come minaccia scherzosa, bonaria. Nonostante ciò, il consiglio resta uno: se vi rivolgono questa frase, fuitevenne!



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