“O sangue vò dicere ma nun vò sentì”, il legame dei napoletani con la famiglia

O sangue vò dicere ma nun vò sentì: dietro un modo di dire napoletano.

Tradizioni e Curiosità
Articolo di , 07 Dic 2022
2011

La Campania è una terra ricca. È ricca di storia, di cultura, di colori e di parole. È un territorio pregno di diversità, di passato, di presente e di futuro. Ed è una zona colma di valori e di principi. Ed è piena d’affetto nei confronti dei familiari.
E il tutto si riversa all’interno del corposo e colorito linguaggio del quale, nei secoli, la regione si è dotata e dal quale non si è mai allontanata minimamente.

Tutti i suddetti elementi, i quali caratterizzano appieno la natura della zona e dei suoi abitanti, confluiscono quindi all’interno di modi di dire, di espressioni e di detti, che contengono, in poche e semplici parole, un agglomerato di significati che tutti i campani, e non solo, conoscono. Una sorta di linguaggio segreto, che segreto lo è, in fin dei conti, non per molti.

Tra questi modi di dire ne figura uno molto vero e molto particolare, vale a dire: O sangue vò dicere ma nun vò sentì.

O sangue vò dicere ma nun vò sentì

O sangue vò dicere ma nun vò sentì è un’espressione tipica partenopea. Letteralmente sta a significare Il sangue vuole dire, ma non vuole sentire, per cui non è poi un’espressione così chiara a primo acchito, come lo sono invece tante altre.

Il sangue, in questo caso, come in molti casi che riguardano la Campania, non si riferisce fisicamente al liquido corporeo, ma rappresenta un rimando figurativo ai rapporti di sangue e perciò alle parentele.

O sangue vò dicere ma nun vò sentì è un modo di dire che viene utilizzato in casi abbastanza specifici.

Lo si sente pronunciare nelle circostanze in cui si ha qualcosa da recriminare a un familiare e, al contempo, una terza persona comincia a fare un appunto proprio sul familiare in questione. Il sangue napoletano ribolle di fronte a una critica mossa al sangue del proprio sangue, sebbene abbia egli stesso un richiamo in canna nei confronti della persona sotto accusa.

Anche in un momento di sfogo che coinvolge proprio l’imputato col DNA condiviso, il parente non riesce ad accettare parole poco carine provenienti da ulteriori persone, soprattutto se stizzite.

La famiglia, per la maggior parte degli abitanti della terra campana, conta più di tutto ed è da difendere sempre, anche in casi nei quali si è vittima di quest’ultima per piccoli misfatti.

 

 

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